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PASOLINI



Regia: Abel Ferrara
Lettura del film di: Andrea Fagioli
Titolo del film: PASOLINI
Titolo originale: PASOLINI
Cast: regia: Abel Ferrara – sogg.: Abel Ferrara, Nicola Tranquillino – scenegg.: Maurizio Braucci – fotogr.: Stefano Falivene – mont.: Fabio Nunziata – scenogr.: Igor Gabriel – cost.: Rossano Marchi – suono: Julien Momenceau, Silvia Moraes, Thomas Gauder – interpr.: Willem Dafoe (Pier Paolo Pasolini), Ninetto Davoli (Epifanio), Riccardo Scamarcio (Ninetto Davoli), Valerio Mastandrea (Nico Naldini), Adriana Asti (Susanna Pasolini), Maria de Medeiros (Laura Betti), Roberto Zibetti (Carlo), Andrea Bosca (Andrea Fago), Giada Colagrande (Graziella), Damiano Tamilia (Pino), Francesco Siciliano (Furio Colombo), Luca Lionello (narratore), Salvatore Ruocco (Politico Petrolio), Fabrizio Gifuni (Voce di Pasolini), Chara Caselli (Voce di Laura Betti) – colore – durata: 87’ – co-produz.: Capricci, Urania Pictures, Tarantula, Dublin Films con Arte France Cinema – origine: FRANCIA, ITALIA, BELGIO, 2014 – distrib.: Europictures (25.9.2014)
Sceneggiatura: Maurizio Braucci
Nazione: FRANCIA, ITALIA, BELGIO
Anno: 2014
Presentato: 71. Mostra Internazionale D'arte Cinematografica di Venezia (2014) CONCORSO

Il film narra le ultime ore di vita (dal 31 ottobre al 2 novembre 1975) dello scrittore e regista Pier Paolo Pasolini.  

Si inizia con Pasolini mentre gira la scena di un film (quindi nel suo ruolo di regista o comunque di autore cinematografico) e subito dopo lo si vede mentre rilascia un'intervista alla televisione francese nel corso della quale alla domanda se si considera scrittore o regista o altro risponde, in modo forse ironico, che sul passaporto c'è scritto «scrittore». L'intervista è rilasciata di ritorno da Stoccolma dove Pasolini ha presentato la traduzione della sua raccolta poetica «Le ceneri di Gramsci» e dove Eugenio Montale (esplicitamente citato nel film) ha ricevuto il Nobel per la letteratura.

Da subito, dunque, sono evidenti le due anime di Pasolini, quella dello scrittore (con tanto di «mitica» Olivetti Lettera 22) e quella del regista (ad un certo punto dirà esplicitamente che non può fare a meno dei suoi film).

Segue a breve una scena di sesso (decisamente esplicita) tra un uomo e dei ragazzi che a turno si presentano di fronte a lui sbottonandosi i pantaloni.

Il terzo elemento è dunque quello dell'omosessualità, anche se l'uomo della scena non è Pasolini, come si potrebbe pensare, bensì Andrea Fago, personaggio del romanzo che Pasolini sta scrivendo, «Petrolio», e che prende corpo come film nel film, così come prenderà corpo, sempre come film nel film, la sceneggiatura di «Porno-Teo-Kolossal», insieme alle ultime due interviste concesse da Pasolini: quella alla tv francese rammentata e quella a Furio Colombo allora giornalista de «La Stampa».

Agli elementi essenziali biografici delle ultime ore di vita di Pasolini (tra cui il bel rapporto con la madre Susanna), il regista Abel Ferrara racconta, rappresentandole materialmente, le opere a cui lo scrittore-regista stavo lavorando in quei giorni e che sono per lo più rimaste incompiute. Ma non solo: c'è anche qualche inquadratura dei suoi film realmente realizzati come SALÒ O LE 120 GIORNATE DI SODOMA. C'è dunque una sorta di sovrapposizione continua, che lo sceneggiatore Maurizio Braucci definisce «flusso narrativo simile al modo con cui in pittura si utilizza la tecnica delle velature sovrapponendo strati di colore con tonalità diverse e giocando con le trasparenze per avere un risultato più intenso e più brillante». Questo almeno nelle intenzioni degli autori. Fatto sta che Ferrara ha sovrapposto alle vicende reali l'immaginario che emergeva dalle opere che Pasolini stava sviluppando. In questa sovrapposizione succede che ad esempio (ed è un esempio che dà bene l'idea delle sovrapposizioni) il personaggio di Ninetto Davoli (interpretato da Riccardo Scamarcio) sia rappresentato, diciamo così, su tre piani diversi: come amico di Pasolini, come interprete del suo film a fianco di Epifanio che a sua volta è interpretato dal vero Ninetto Davoli. Film nel film, quest'ultimo, in cui si rivive in età moderna l'annuncio di un Messia, con tanto di stella cometa e ricerca finale del paradiso, ma anche con il ritorno della città di Sodoma con tanto di giornata della fertilità in cui si accoppiano uomini gay con donne lesbiche. Il paradiso sembra irraggiungibile, ma come dice il Ninetto Davoli (quello interpretato da Scamarcio) ad Epifanio (quello interpretato dal vero Ninetto Davoli): «La fine non esiste, qualcosa succederà». 

Resta dunque uno spiraglio aperto, una speranza, nonostante la tragica fine che toccherà a Pasolini, selvaggiamente ucciso sulla spiaggia di Ostia per mano di un gruppo di violenti dopo essere uscito con la sua Alfa Romeo in cerca di avventure ed aver «rimorchiato» il giovane Pino. Per Ferrara prevale quindi la tesi del gruppo e non del singolo omicida, così come il tutto sembra frutto di un clima di violenza diffuso (si vedano ad esempio i titoli dei giornali dell'epoca che il regista ci propone) che finisce per scatenarsi soprattutto contro gli omosessuali. 

Pasolini, quando viene ucciso, la notte del 2 novembre 1975, ha 53 anni ed è il simbolo di un’arte che combatte contro il potere. Ciò che scrive e riprende é motivo di scandalo. In molti lo amano e in molti lo odiano. Ma chi lo uccide non sa nemmeno chi sia: per loro è solo «un frocio di merda». 

L'intento degli autori é invece quello di far conoscere Pasolini anche a coloro che non sanno niente dello scrittore e del regista, soprattutto fuori dall'Italia. Non è un caso il ricorso ad un attore come Willem Dafoe la cui somiglianza con Pasolini, grazie al volto scavato, affilato e fuori dal tempo, è davvero impressionante, a parte la voce, che non ha niente a che vedere con quella reale dello scrittore-regista. Tra l'altro la versione presentata alla Mostra del cinema è frutto della sceneggiatura scritta sia in inglese che in italiano, partendo dall'una o dall'altra lingua a seconda dei casi e adattandola all'attore protagonista che parla soprattutto in inglese, ma in alcune sequenze anche in italiano. Nelle sale, comunque, dovrebbe uscire la versione totalmente in italiano con il doppiaggio di Fabrizio Gifuni che resta, in ogni caso, una voce ben diversa da quella del vero Pasolini.

Quanto in realtà con questo film si riesca a far conoscere Pasolini a chi non lo conosce resta il dubbio. Così come resta il dubbio su cosa alla fine prevalga: lo scrittore e regista, o l'omosessuale con le sue perversioni?

Una contraddizione che si riscontra anche nell'immagine finale con il Palazzo della civiltà italiana all'Eur (zona di Roma dove Pasolini realmente abitava) con la sua famosa scritta (che nel film compare più volte) «Un popolo di poeti di artisti di eroi / di santi di pensatori di scienziati / di navigatori di trasmigratori». Immagine e frase contraddittoria perché risale all'epoca fascista, ma anche perché lo stesso Pasolini considerava quel palazzo e quell'architettura una sorta di «pisciatoio».

 

Sui titolo di coda resta invece impresso il canto soave di Maria Callas che di Pasolini fu grande amica. (Andrea Fagioli)

 


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