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LA TRATTATIVA



Regia: Sabrina Guzzanti
Lettura del film di: Manfredi Mancuso
Titolo del film: LA TRATTATIVA
Titolo originale: LA TRATTATIVA
Cast: regia, sogg., scenegg.: Sabrina Guzzanti fotogr.: Daniele Cipr scenogr.: Fabrizio Lupo cost.: Massimo Cantini Parrini trucco e parrucco: Antonello Resch, Enrico Iacoponi mont.: Luca Benedetti, Matteo Spigariol mus.: Nicola Piovani interpr.: Enzo Lombardo (Gaspare Spatuzza / un giudice / il barbiere), Sabina Guzzanti (narratrice / prof. di teologia / giornalista / Berlusconi), Sabino Civilleri (Enzo Scarantino / Massimo Ciancimino giovane), Filippo Luna (Massimo Ciancimino adulto / magistrato), Franz Cantalupo (Vito Ciancimino / un poliziotto / un magistrato), Michele Franco (Giancarlo Caselli / massone / magistrato / Enzo Cartotto / agente dei servizi), Nicola Pannelli (colonnello Riccio / magistrato), Claudio Castrogiovanni (Luigi Ilardo / calciatore del Bacigalupo), Sergio Pierattini (colonnello Mori), Maurizio Bologna (Marcello DellUtri / magistrato), Ninni Bruschetta (prof. di telogia / PM processo DellUtri colore durata: 104 produz.: Secol Superbo e Sciocco Produzioni srl e Cinema srl origine: ITALIA, 2014 distrib.: BIM (2.10.2014)
Sceneggiatura: Sabrina Guzzanti
Nazione: ITALIA
Anno: 2014
Presentato: 71. Mostra Internazionale D'arte Cinematografica di Venezia (2013) FUORI CONCORSO

La comica e giornalista Sabrina Guzzanti, chiusa in uno studio televisivo con alcuni attori, mette in scena alcune “scenette” riferite alla presunta trattativa tra Stato Italiano e Mafia, sviluppatasi, secondo la tesi, dopo le terribili stragi mafiose del 1992 e 1993 e sfociata poi in una lunga inchiesta dagli importanti strascichi giudiziari. Attraverso tali ricostruzioni di fiction, vengono così portate avanti le ipotesi che vedrebbero la nascita del partito di Silvio Berlusconi, “Forza Italia”, progettata come parte di tale vergognoso accordo, in un turbine di scandali e fattacci tutti italiani che passano dalle stragi dei giudici Giovanni Falcone e Paolo Borsellino al presunto arresto “programmato” di Totò Riina, e che vedono salire ipoteticamente sul banco degli imputati molte delle personalità politiche e giudiziarie di rilievo degli ultimi 20 anni (oltre a Berlusconi, Marcello Dell’Utri, Nicola Mancino, Mario Mori e molti altri), restituendo un ritratto a tinte fosche di parte della classe politica italiana delle precedenti Repubbliche.

 

Proprio come il documentario BELLUSCONE. UNA STORIA SICILIANA, diretto da Franco Maresco e approdato sugli schermi del Lido pochi giorni or sono, il lungometraggio di Sabrina Guzzanti prende di mira i presunti rapporti tra la Mafia e Silvio Berlusconi e si avvale di una struttura che mischia insieme fatti di cronaca di accertata veridicità con fiction nuda e cruda. Differentemente da Maresco, che la butta sul ridere, i toni della Guzzanti sono però diversi e la comica sceglie di avvalersi della consueta vis polemica, con il quale porta, ancora una volta, un attacco all’ex Primo Ministro, suo acerrimo nemico personale. Quest’ennesima “campagna di guerra” della lunga crociata della Guzzanti non è priva però di un certo umorismo, né di momenti di buon cinema, e la regista è abile ed esperta nell’assemblare i pezzi di “realtà” (ricavati quasi tutti da interviste, verbali e testimonianze originali) per confezionare una tesi a tutt’apparenza verosimile e logica. Proprio come per il sopraccitato film di Franco Maresco preferiamo astenerci da ogni giudizio su tali accuse, restando in attesa del responso delle opportune sedi giudiziarie. Tuttavia- come in occasione del commento sul documentario di Maresco - non si può non esprimere un certo riserbo sul valore del lungometraggio, inteso qui meramente come opera “d’inchiesta” cinematografica. Non che si metta in dubbio la legittimità delle personali opinioni della Guzzanti (che ha, del resto, tutto il diritto di esprimere i propri giudizi, prendendosi di essi onori e oneri), tuttavia il confuso miscuglio di fiction e realtà svilisce in parte l’efficacia documentaria del film; al quale, in aggiunta, una certa palpabile ma “ben nascosta” faziosità di fondo e l’usuale impiego delle tesi prefabbricate senza contradditorio alcuno preclude forse una buona fetta di spettatori di quell’Italia onesta e pulita che sembra essere il destinatario ultimo dell’opera. (Manfredi Mancuso)

 


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