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THE CUT (Il taglio)



Regia: Fatih Akin
Lettura del film di: Gian Lauro Rossi
Titolo del film: THE CUT (IL TAGLIO)
Titolo originale: THE CUT (IL TAGLIO)
Cast: regia, produtt.: Fatih Akin scenegg.: Fatih Akin, Mardik Martin fotogr.: Rainer Klausmann (BVK) mus.: Alexander Hacke mont.: Andrew Bird scenogr.: Allan Starski cost.: Katrin Aschendorf trucco: Waldemar Pokromski suono: Jean-Paul Mugel interpr. princ.: Tahar Rahim (Nazaret Manoogian), Simon Abkarian (Krikor), Makram J. Khoury (Omar Nasreddin), Hindi Zahra (Rakel), Kevork Umezian (Ali), Bartu Kkaglayan (Mehmet) colore durata: 138produz.: Bombero International e Pandora Film in coproduzione con Pyramide Productions, Pandora Film, Corazn international, NDR, ARD Degeto, France 3 Cinma, Dorje film, Mars Media Entertainment, Opus Film, Jordan Films, Anadolu Kultur e Panfilm origine: GERMANIA, ITALIA, FRANCIA, RUSSIA POLONIA, CANADA TURCHIA, 2014 distrib.:Bim Distribuzione
Sceneggiatura: Fatih Akin, Mardik Martin
Nazione: GERMANIA, ITALIA, FRANCIA, RUSSIA POLONIA, CANADA TURCHIA
Anno: 2014
Presentato: 71. Mostra Internazionale D'arte Cinematografica di Venezia (2014) CONCORSO

È la storia di Nazaret, giovane fabbro di una città Turca , che viene prelevato dalla polizia presso la propria abitazione, a seguito dell’ordinanza di riunire tutti gli uomini armeni, che dovevano essere utilizzati nella costruzione di strade utili  a contrastare l’avanzata degli Inglesi nella guerra in corso.  Nazaret era persona  fortemente legata alla sua famiglia (composta da moglie e due figlie gemelle); era cristiano, e praticava tutte le osservanze previste da tale religione, compreso il Sacramento della Confessione. Dal momento in cui viene separato dalla sua famiglia (primo doloroso taglio), sino al ritrovamento, nella parte finale del film, di una figlia (unica superstite), la vicenda narra delle numerose vicissitudini affrontate da Nazaret:  è stato ostaggio dei turchi/mussulmani, durante la cui prigionia ha assistito alla decapitazione di chi non si era convertito all’Islam; incontra un mussulmano che, al momento della decapitazione, non lo ha ucciso, ma solo ferito (per questo perde l’uso delle corde vocali) e da lui, forse per senso di colpa, viene poi aiutato nella ricerca dei famigliari; incontra  alcuni disertori turchi che lo conducono vicino alla città nella quale avrebbe potuto ritrovare la sua famiglia. Ne segue l’incontro con l’esercito inglese e, in questo campo orribile e disastrato,  viene a sapere della morte dei vari membri della famiglia.  Qui, tra l’altro, accompagna alla morte sua cognata, che, dietro sua richiesta, aiuta a morire, strangolandola.

 

 

 

Si scatena in lui una ribellione contro DIO che ritiene povero di misericordia e ingiusto (lancia pietre rivolte al cielo e cerca di cancellare il suo tatuaggio che riporta  un simbolo cristiano, altro simbolico taglio). Continua però la ricerca delle figlie a seconda delle segnalazioni che riceve: si scontra con diversi personaggi, alcuni violenti, altri magnanimi e altruisti, finché nel Nord Dakota, dopo essere passato anche da Cuba,  ritrova una delle due gemelle, unica superstite.  

 

 

 

 

 

 

Padre e figlia, abbracciati ed emozionati, si allontanano dalla città lungo praterie, circondate da colline, paesaggio rassomigliante a quello della Mesopotamia da cui era partita la sua avventura di cristiano armeno.

 

 

 

 

 

 

Attraverso la struttura filmica il regista mette in evidenza:  la cattiveria di una parte del genere umano capace di attuare violenze assurde su tutti, compresi donne e bambini; la perdita della fede in Dio (quella cristiana), che permette il verificarsi di queste brutture umane; l’incontro con un’altra parte di umanità che lo aiuta in modo disinteressato nella ricerca dei suoi famigliari (unico grande scopo di vita rimastogli). La sua forte rinnovata fede nella speranza di ritrovare le figlie e la determinazione di impegnarsi  ad ogni costo, dà dei risultati insperati.

 

 

 

 

 

 

Da questa sintesi scaturisce l’idea centrale dell’autore :

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

«The Cut (il taglio) si riferisce a qualsiasi forma di religione, che egli ritiene non essere in grado di fornire armonia al contesto sociale ed umano.  Gli unici valori importanti a cui veramente credere sono la tutela della famiglia, dei figli e una infinita speranza nel futuro di incontrare persone cariche di umanità indipendentemente dal loro credo, con le quali è possibile costruire una comunità solidale»

 

 

 

L’idea è legittima, però, vista la lunghezza del film, ci si aspettava un’analisi più approfondita sulle radici delle brutture umane.

 

 

 

 

Il film comunque è interessante per l’importanza che assegna alla solidarietà umana che spesso offre soluzioni ai problemi, là dove l’Istituzione, civile o religiosa non arriva. (Gian Lauro Rossi) 

 


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