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WALESA - L'UOMO DELLA SPERANZA



Regia: Andrzej Wajda
Lettura del film di: Gian Lauro Rossi
Titolo del film: WALESA - L'UOMO DELLA SPERANZA
Titolo originale: WALESA. CZLOWIEK Z NADZIEI
Cast: regia: Andrzej Wajda - scenegg.: Janusz Glowacki - scenogr.: Magdalena Dipont fotogr.: Pawel Edelman mont.: Grazyna Gradon, Milenia Fiedler - mus.: Pawel Mykietyn - cost.: Magdalenda Biedrzycka - interpr. princ.: Robert Wieckiewicz (Lech Walesa), Agnieszka Grochowska (Danuta Walesa), Zbigniew Zamachowski (Nawislak), Cezary Kosinski (Majchrzak), Maria Rosaria Omaggio (Oriana Fallaci), Miroslaw Baka (Direttore Cantiere navale 1980), Maciej Stuhr (Sacerdote), Marcin Hyrcin Hycnar (Rysiek), Michal Czernecki (Vice) - durata: 127' - colore produz. : Akson Studio, in coproduzione con Orange Telewizja Polska S.A., Ncknational Center For Cutlure, Canal + origine: POLONIA, 2013 - distrib.: Nomad Film (6-6-2014)
Sceneggiatura: Janusz Glowacki
Nazione: POLONIA
Anno: 2013
Presentato: 70. Mostra Internazionale D'arte Cinematografica di Venezia (2013) FUORI CONCORSO
Premi: a Andrzej Wajda il Premio Persol e a Maria Rosaria Omaggio La Menzione Speciale del Premio Francesco Pasinetti.

È la storia di “Walesa, l’uomo della speranza”, raccontata attraverso una intervista che la giornalista Oriana Fallaci gli fa agli esordi della sua leadership: lei stessa cerca di capire il significato del suo carisma, nel  contesto  molto difficile in cui vive, quello Polacco,  contesto di estrema povertà e di mancanza di libertà. Mentre l’intervista si sviluppa, viene raccontata la Polonia di quel periodo, il suo arresto  sino alla  liberazione polacca attraverso Solidarnos, la sua vita famigliare con una splendida moglie e 5 figli, ed in particolare le caratteristiche personali dell’uomo.

 

Il racconto si suddivide in varie parti:

1)    L’intervista vera e propria che si sviluppa mentre vengono messi in evidenza altri filoni del film (storia polacca e famigliare). Durante l’ intervista emerge il carisma di Walesa, che racconta di sé, a partire dall’affermazione che si sentiva, e di fatto era, un operao elettricista, e solo successivamente leader di Solidarnosc, Presidente della Repubblica e Nobel per la pace. Gli elementi che lo contraddistinguono come leader sono: la prudenza, la determinazione, la non paura della morte (se si preoccupava della sua sopravvivenza, era per tutelare la sua famiglia ). Nell’intervista decisamente animata ( non è stato un incontro facile, per lo scambio di idee tra  due caratteri determinati e un po’ cocciuti ),  Walesa esprime la sua soddisfazione per aver dato la propria disponibilità alla Fallaci, anche se non le ha nascosto la sua preoccupazione perché, mentre era lì con lei, erano in corso gravi problemi nei cantieri di Danzica.  Walesa, nel corso dell’intervista parla dell’origine del suo impegno, in particolare della  rabbia che lo rodeva  da tanto tempo per ciò che doveva sopportare, rabbia  che aveva saputo mettere in sintonia con quella popolare per le condizioni di povertà e non libertà in cui tutti erano costretti a vivere. Afferma, poi, che questa rabbia, affinché possa produrre risultati positivi, deve essere controllata e utilizzata in modo sapiente. Rabbia controllata, quindi, accompagnata dagli insegnamenti della Chiesa Cattolica e da una vera fede, e che hanno fatto da miscela esplosiva per il suo impegno rivolto alla libertà,  alla giustizia e all’amore per i poveri e per i sofferenti.

2)    I vari nuclei narrativi  della storia del paese che evidenziano la crisi economica, la povertà dei cittadini, le manifestazioni degli intellettuali e del popolo, la necessità di affermare diritti sindacali, la ricerca della libertà attraverso elezioni democratiche, le minacce dei carri russi, le torture per ottenere confessioni false o di tradimento, le violenze della polizia e i conseguenti fallimenti del regime su tutti i fronti.

3)     la vita famigliare con i suoi 5 figli, da cui emerge l’immagine di una moglie comprensiva ed amorosa, anche quando lei stessa fatica a comprendere la  lontananza del marito dalla famiglia per i vari impegni sociali. In casa, però,  si manifesta  marito premuroso e affettuoso e padre attento ai propri figli che desidera sappiano sempre ciò che il loro padre sta facendo per il Paese. Quindi pur nelle difficoltà in cui verte il Paese, pur nel suo ruolo di leader e del  poco tempo che dedica alla famiglia, non ha mai smesso di amarla e di tenerla unita. Coinvolgerà infatti la  moglie a ritirare il Premio Nobel della pace a lui assegnato, ma impedito a farlo, perché costretto a non uscire dal paese.

4)    La conclusione del film che ci presenta il ritiro del Premio Nobel della pace ed il discorso  al Congresso Americano: è  con volto soddisfatto e sorridente che afferma “ Adesso altri saltano sopra i recinti e fanno crollare muri. Lo fanno, perché la libertà è un diritto dell’uomo”. La libertà è un diritto dell’uomo, dice Walesa, principio che vale in ogni tempo anche  se le modalità per conquistarla sono diverse.

L’Idea centrale  del regista ritengo  sia quella di

 

“ presentare  alle giovani generazioni la storia di questo grande uomo, Walesa, il quale con molta umiltà, con un forte istinto politico innato, con la capacità di controllare la propria rabbia, animato da tanta Fede, senza paura della morte e con tanta dedizione verso la sua famiglia, ha saputo modificare il destino della sua Polonia e successivamente degli altri paesi amministrati dai sovietici. E’ questo un  importante insegnamento,  quando ancora oggi la vera libertà, basata sulla giustizia, sulla verità e sulla carità sembra essere ignorata in diversi paesi Europei“.

 

Circa l’argomento, si potrebbero aprire riflessioni su cosa è oggi la libertà, ma non è questa la sede. Rinvio alla lettura di una recente riflessione, scritta per EDAV  dal Professore Zaffagnini dal titolo “Ecologia mentale: conoscere se stessi con il cinema”. Tornando al film, possiamo dire che è ben fatto presenta ritmi narrativi efficaci e probabilmente godrà del successo di pubblico, a meno che non venga boicottato, perché, nel film, una certa concezione del socialismo reale non fa gran bella figura, per cui in Italia, strano paese, potrebbe essere opportuno non parlarne troppo.

 


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