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DIANA LA STORIA SEGRETA DI LADY D



Regia: Oliver Hirschbiegel
Lettura del film di: Franco Sestini
Titolo del film: DIANA LA STORIA SEGRETA DI LADY D
Titolo originale: DIANA
Cast: regia: Oliver Hirschbiegel scenegg.: Stephen Jeffreys scenogr.: Kave Quinn fotogr.: Rainer Klausmann mont.: Hans Funck arredamento: Niamh Coulter cost.: Julian Day trucco e capelli : Noriko Watanabe interpr. princ.: Naomi Watts (Principessa Diana), Naveen Andrews (Dott. Hasnat Khan), Douglas Hodge (Paul Burrell), Geraldine James (Oonagh Toffolo), Charles Edwards (Patrick Jephson), Cas Anvar (Dodi al-Fayed), Juliet Stevenson (Sonia), Daniel Pirrie (Jason Fraser), Jonathan Kerrigan (Colin), Laurence Belcher (Principe William), Harry Holland (Principe Harry), Leeanda Reddy (Nasreen), Art Malik (Samundar), Rose OLoughlin (Infermiera Denise), Michael Hadley (Joseph Toffollo), Christopher Birch (Ronnie Scott), Michael Byrne (Christiaan Barnard), Raffaello Degruttola (Mario Brenna), Nathaniel Facey (Dwayne Johnson), Usha Khan (Naheed), Rafig Jajbhay (Rasheed), Tessa Jubber (Christina Lamb), Prasanna Puwanarajah (Martin Bashir), Enzo Squillino Jr. (Greg), Max Wrottesley (Ian) durata: 113 colore produz.: Ecosse Films con Filmgate Films, Le Pacte, Scope Pictures, Film I Vast origine: GRAN BRETAGNA, 2013 distrib.: BIM (03-10-2013).
Sceneggiatura: Stephen Jeffreys
Nazione: GRAN BRETAGNA
Anno: 2013

È la storia di Diana Principessa del Galles, la quale nel 1992 ammette – unitamente al consorte – che il loro matrimonio è andato in frantumi e che – di comune accordo – avevano deciso di separarsi; negli anni successivi a questa ammissione, per Diana le cose sono andate precipitando, fatte com’erano di inseguimenti con i paparazzi, di flash dei fotografi e di…solitudine; finché un giorno, si reca in un ospedale londinese dove è stato operato al cuore il marito di una sua cara amica (che le fa anche da psicologa) e in quella sede incontra un cardiochirurgo di origine pakistana, il dottor Hasnat Khan e i due rimangono come fulminati.

 

Le vite dei due giovani sono talmente diverse che è difficile accozzare degli incontri o, peggio ancora, qualcosa di piú concreto: lui è molto riservato ed ha questo lavoro di cardiochirurgo che nessuno conosce al di fuori dell’ospedale dove opera, lei è sicuramente «la donna piú famosa del mondo» e basta che metta il capo fuori di casa (un palazzo niente male messole a disposizione dalla Casa Reale), per essere bersagliata dai flash dei fotografi e per essere seguita dalle auto dei giornalisti.

Assistiamo cosí a tutta una serie di messe in scena (Diana si inventa una parrucca castana per coprire il celebre caschetto biondo) per scansare i fotografi sempre appostati come tanti corvi; l’amore prende sempre piú corpo e, quando Diana deve assentarsi per andare in Africa dove conduce una campagna umanitaria contro le “mine antiuomo) i due soffrono la lontananza e non vedono l’ora di incontrarsi nuovamente nei due luoghi per loro familiari: nel piccolo appartamento di lui o nel palazzo magnifico e blindatissimo di lei.

È in questo periodo che cominciano ad affiorare le domande che i due – specie Hasnat - si pongono su quello che potrà essere il loro futuro: l’uomo afferma piú volte che il suo lavoro richiede concentrazione massima e le fughe per scansare i fotografi non sono proprio l’ideale.

Finalmente la stampa scandalistica scopre anche il «compagno di Diana» e dall’immagine fotografica si passa agli assedi dei paparazzi ed alle invenzioni sul tipo di esistenza del fortunato mortale; ma lui non ci sta e non regge la tensione. È il primo abbandono tra i due, i quali di comune accordo rilevano che non hanno la possibilità di realizzare una unione felice e quindi si lasciano.

Ma al ritorno di Diana dall’ennesima campagna contro le mine antiuomo, i due si ritrovano e si accorgono che non possono fare a meno l’uno dell’altro; e cosí riparte il rapporto, ma con questo virus che intacca la relazione alla base: l’eccessiva notorietà di lei.

Ad un certo punto della relazione, Diana decide di recarsi – da sola – in Pakistan per conoscere la famiglia di Hasnat; l’incontro è bello e felice per entrambe le parti, con l’eccezione della madre del giovane che non concede la propria benedizione all’unione, perché la donna «è inglese, protestante e divorziata» tre peccati che non possono essere espiati in nessun modo.

È l’ennesima rottura del loro rapporto, ma anche questa volta i due non ce la fanno a stare l’uno senza l’altro e quindi la relazione riparte, finché non arriva dal Pakistan un rappresentante della famiglia di Hasnat che – in pratica – annuncia al giovane che la madre non darà «mai» la propria benedizione e quindi lui deve scegliere: da una parte la madre e la famiglia e dall’altra Diana e l’amore.

Hasnat non riesce a compiere platealmente la scelta di cui sopra e allora è Diana a lasciare il giovane ed a troncare la relazione; dopo questo evento, Diana si getta in una sorta di vortice festaiolo, che sembra fatto apposta per stordirla; è di quei giorni l’invito di Dodi al-Fayed di trascorrere alcuni giorni sul proprio yacht; Diana accetta, probabilmente per cercare di «ingelosire» Hasnat e infatti, organizza delle trappole con i fotografi che riprendono la coppia in atteggiamenti inequivocabili, cosa che dovrebbe fare imbestialire Hasnat, il quale invece non si sente al telefono, nonostante le suppliche di Diana.

E arriviamo cosí all’ultimo giorno: Diana è a Parigi e all’Albergo dove alloggia con Dodi, in camere separate ovviamente, lancia l’ennesimo messaggio telefonico ad Hasnat, ma ancora questi non risponde e allora Diana – che ha lasciato il telefono in bagno – si reca con Dodi verso quel maledetto Ponte sulla Senna dove la loro macchina andrà a cozzare contro un pilone e si incendierà: entrambi i giovani moriranno senza riprendere assolutamente conoscenza. C’è da sottolineare che mentre Diana se ne va il suo telefono squilla.

Il film conclude con la marea di fiori portati a Palazzo da ogni dove. Arriva anche Hasnat con un mazzo di fiori – riconosciuto dalla guardie del palazzo compiaciute – al si affianca il segretario di Diana.

Il film è scandito da una serie di blocchi narrativi che partono dal 1995 e arrivano fino alla conclusione della vita dei due giovani, 1997; in questi due anni sono accadute tante cose e l’autore cerca di narrare le cose che potremmo definire «storiche» con una certa avvedutezza, mentre quando si tratta di riempire la storia con i pezzi «non storici» che, naturalmente sono inventati dall’autore della sceneggiatura, viene dato loro almeno una parvenza di veridicità, anche se non sono affatto provati; faccio un solo esempio: l’amore fiorisce in un istante e fin qui c’è poco da dire, ma finisce bruscamente a causa di pressioni mediatiche e di divergenze con la famiglia di lui; queste difficoltà, sia pure verosimili, rimangono totalmente astratte nel contesto della narrazione, visto che l’autore non si preoccupa di mostrarle e far credere questo allo spettatore, dopo che ci hanno creduto i protagonisti.

Il primo blocco esordisce con l’accordo intervenuto tra Diana e Carlo nel quale i due avevano ammesso il fallimento del loro matrimonio ed avevano stilato un puntigliosissimo accordo in cui erano conteggiate anche le giornate di visita ai figli (una ogni cinque mesi per Diana).

Il secondo blocco vede l’ingresso del grande amore di Diana, il cardiochirurgo Hasnat. Questa parte del film è forse la migliore, la piú intrigante, ed questo che interessa al regista.

Naomi Watts al meglio delle sue possibilità tratteggia una figura della principessa molto «umana», direi quasi da «ragazzina alle prime avventure amorose»; il tutto condito dalla consapevolezza della situazione che per entrambi è veramente difficile.

Il terzo blocco si riferisce a tutte le iniziative umanitarie che Diana aveva messo in cantiere, dall’abolizione delle mine antiuomo, alla cura dei ragazzi africani; una didascalia finale ci informa che da queste iniziative si sono avuti grandi successi che vanno dalla diminuzione fortissima degli incidenti alla creazione di un organismo sopranazionale per il controllo delle mine, del quale fanno parte oltre 150 Paesi.

Il quarto e ultimo blocco riguarda il rapporto – strumentale, almeno nel film – che Diana ha intrattenuto con Dodi al-Fayed e che non offusca assolutamente quello con Hasnat che, secondo l’idea dell’autore, rappresenterebbe l’unico amore della vita della Principessa.

Possiamo quindi affermare che la tematica del film è che Diana ha avuto un solo ed unico amore nella sua vita e cioè il cardiochirurgo Hasnat e che il rapporto non ha avuto una felice conclusione per le troppe difficoltà anche mediatiche che incombevano sulla principessa. Il film mostra come trovare la felicità interiore abbia consentito a Diana anche di raggiungere i suoi piú grandi successi umanitari a livello pubblico.

E adesso parliamo degli attori: se togliamo Naomi Watts all’altezza della sua conclamata fama, gli altri interpreti mi sembra che si appoggino ad una recitazione di maniera, sullo stile di quello che vediamo nelle televisioni; questo riduce l’opera ad una pellicola un po’ kitsch nel quale la narrazione galleggia senza mai decollare; il pubblico sembra averlo capito da solo: poche presenze anche se si sta parlando di una icona mediatica come Lady D e per di piú interpretata da una delle migliori attrici che il panorama attuale ci offre. (Franco Sestini)

 


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