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COME TI SPACCIO LA FAMIGLIA



Regia: Rawson Marshall Thurber
Lettura del film di: Andrea Fagioli
Titolo del film: COME TI SPACCIO LA FAMIGLIA
Titolo originale: WERE THE MILLERS
Cast: regia: Rawson Marshall Thurber sogg.: Bob Fisher, Steve Faber scenegg.: Bob Fisher, Steve Faber, Sean Anders, John Morris (II) fotogr.: Barry Peterson mus.: Theodore Shapiro, Ludwig Gransson mont.: Michael L. Sale scenogr.: Clayton Hartley arredamento: Chuck Potter cost.: Shay Cunliffe interpr. princ.: Jason Sudeikis (David Clark), Jennider Aniston (Rose OReilly), Emma Roberts (Casey Mathis), Nick Offerman (Don Fitzgerald), Kathryn Hahn (Edie Fitzgerald), Ed Helms (Brad Gurdlinger), Will Poulter (Kenny Rossmore), Molly C. Quinn (Melissa Fitzgerald), Thomas Lennon (Rick Nathanson), Mark L. Young (Scottie P.), Tomer Sisley (Pablo Chacon), Laura-Leigh (Kymberly), Matthew J. Willig (One-Eye), Luis Guzmn (Poliziotto messicano), Matt Cornwell (Dan Johnson) durata: 110 colore produz.: Newman/Tooley Films, Slap Happy Productions/Heyday Films, Benderspink origine: USA, 2013 distrib.: Warner Bros. Pictures Italia (12.9.2013).
Sceneggiatura: Bob Fisher, Steve Faber, Sean Anders, John Morris (II)
Nazione: USA
Anno: 2013

David, piccolo spacciatore di marijuana, viene rapinato della scorta di droga e del denaro messo insieme con lo spaccio e con i propri risparmi. Non potendo cosí «onorare» il debito con Brad, suo perfido e facoltoso fornitore, sarà costretto, sotto ricatto, a recarsi in Messico per un’importante consegna che lo trasformerà da spacciatore in trafficante. Per passare il confine, David decide di «travestirsi» da perfetto padre di famiglia e arruola come «figlio» l’imbranato diciottenne vicino di casa, Kenny, e come «figlia» una ragazza sbandata senza fissa dimora, Casey, mentre all’ultimo momento, come «moglie» e «madre», si aggiungerà la spogliarellista Rose. L’improvvisata «famiglia», a bordo di un camper formato pullman, ritirerà un carico di droga ben superiore al pattuito, riuscendo anche, non senza qualche imprevisto, a superare il confine e rientrare negli Stati Uniti. Le cose si complicheranno con il guasto al motore del camper carico di droga e con l’aiuto che riceveranno da un’altra famiglia di camperisti incontrata al confine e di cui scopriranno che il capofamiglia non è altro che un poliziotto della squadra antidroga. Alla fine, dopo varie peripezie, accetteranno di fare da esca per arrestare Brad.

 

Situazioni surreali, comicità demenziale e linguaggio sboccato caratterizzano questo film che in Italia è stato proposto con un titolo impossibile (COME TI SPACCIO LA FAMIGLIA) a fronte dell’originale WE’RE THE MILLERS. In Italia i Miller sono stati conservati nel sottotitolo («Siamo i Miller, se non va tutto in fumo») e nella voce fuori campo finale quando sul «The End» si sente: «Adios, Miller». Eppure, questo film è meno banale di quanto si possa pensare. A partire dal titolo italiano, che è sí impossibile, ma che può essere interpretato in due modi: spaccio come droga, ma anche spaccio inteso come ti faccio passare per famiglia quello che famiglia non è. Ma non è questo il punto. Il punto è prima di tutto come vengono presentati i personaggi. David è un balordo in quanto spacciatore, ma non vende «roba» ai ragazzini e crede (ovviamente sempre secondo i canoni di quel tipo di film) nell’amicizia: all’ex compagno di classe regala una dose che gli permetterà almeno di passare una sera felice con la moglie. È pronto ad intervenire in aiuto di Kenny e di Casey per liberarli dalle grinfie dei tre che poi lo rapineranno. È anche pronto a dare consigli sul piano sentimentale all’improvvisato «figlio». Ma soprattutto è pronto a rinunciare ai soldi (un bel gruzzolo) per Rose e per la «famiglia». Il tutto partendo da una situazione di solitudine. La stessa di Kenny che dice che i genitori lo lasciano solo nel finesettimana. La stessa di Casey, che vaga solitaria scassinando macchinette per qualche moneta. Ma anche la stessa solitudine di Rose, depressa dal lavoro di spogliarellista, abbandonata dal fidanzato e sfrattata. Tutti però, come David, mostrano qualche sano principio e poi, a furia di passarne insieme di tutti i colori, sentiranno un naturale bisogno di far confluire le loro solitudini, perché da soli non si può spacciare droga né essere felici. Per essere felici, c’è bisogno di non essere da soli. Certo da qui a dire che per essere felici c’è bisogno di una famiglia vera e propria ce ne passa, anche perché il regista non risparmia critiche alla famiglia «tradizionale»: si veda ad esempio il nucleo familiare del roulottista incontrato in viaggio, che nasconde insoddisfazioni e voglie represse di trasgressione, anche sessuale. Nulla toglie però al fatto che i Miller finiscano per apprezzare la famiglia attraverso quelli che possono sembrare, o essere considerati, i lati negativi della routine familiare: il vivere e l’andare in vacanza tutti insieme, il raccomandarsi con i figli per gli orari e le frequentazioni, il lamentarsi delle fisse di ciascuno.... Insomma, nei quattro Miller una qualche voglia di famiglia c’è davvero. E questo rende il film accettabile sul piano dei contenuti oltre che su quello della comicità (qualche risata la si fa di gusto). (Andrea Fagioli, ottobre 2013)

 


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