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STILL LIFE



Regia: Uberto Pasolini
Lettura del film di: Franco Sestini
Titolo del film: STILL LIFE
Titolo originale: STILL LIFE
Cast: regia, scenegg.: Uberto Pasolini mont.: Tracy Granger, Gavin Buckley fotogr.: Stefano Falivene mus.: Rachel Portman scenogr.: Lisa Marie Hall cost.: Pam Downe interpr. princ.: Eddie Marsan e Joanne Froggatt durata: 87 colore produz.: Redwave Films UK, Embargo Films con Cinecitt Studios, RaiCinema, Exponential Media Group origine: REGNO UNITO / ITALIA 2013 distrib.: BIM
Sceneggiatura: Uberto Pasolini
Nazione: REGNO UNITO / ITALIA
Anno: 2013
Presentato: 70. Mostra Internazionale dArte Cinematografica 2013 ORIZZONTI

È la storia di John May, un impiegato comunale incaricato di provvedere alla sepoltura delle persone i cui parenti risultano introvabili; il suo impegno è quello di dare “dignità” a queste persone che muoiono, stante che la stessa dignità è stata quasi sempre perduta durante la loro vita.

 

John compone gli elogi funebri – anche se la chiesa è vuota – sceglie accuratamente la musica con la quale accompagnare il funerale e cerca di far partecipare qualcuno tra i parenti e gli amici a tali manifestazione di affetto.

Questa dedizione dell’impiegato John va a cozzare con i famosi tagli del personale, per cui le mansioni dell’ufficio di John vengono trasferite ad un'altra struttura più efficiente – a detta del capo servizio – e lui è dichiarato in esubero e riceve addirittura la lettera di licenziamento.

Al suo capo struttura, ligio ai desideri della Pubblica Amministrazione relativi ai tagli del personale, John chiede un ultimo favore: curare il funerale di un ignoto signore che è morto senza che nessun amico o parente venisse a reclamare la salma; gli viene concesso di occuparsi di quest’ultimo caso e così il nostro amico s’impegna allo spasimo per mettere insieme la situazione del defunto, tale Bill Stoke. Con una indagine degna del miglior poliziesco, John riesce a ricostruire gli ultimi trenta anni di vita di Bill: è convissuto con una signora dalla quale si è lasciato per insanabili questioni di violenza; è stato militare ed ha partecipato alla campagna delle Falkland e si è fatto degli amici che John riesce a rintracciare, infine trova una fotografia di una giovanetta e, immaginando che fosse la figlia di Bill, parte alla sua ricerca: la trova, titolare di un canile e con la ragazza instaura un bel rapporto, tanto è vero che la convince – contrariamente a tutti gli altri – a venire a Londra ed a partecipare al funerale di Bill.

Intanto fissano di incontrarsi per andare a prendere un te insieme e John non sta in sé dalla gioia: finalmente ha una ragazza che esce con lui; lei arriva alla stazione fissata e i due si salutano con la mano, John esce dalla porta della stazione portandosi direttamente sulla strada e, malauguratamente, proprio in quel momento passa un autobus che lo investe in pieno.

Arriviamo così all’ultima sequenza: abbiamo il funerale di Bill al quale partecipano tutti gli amici e parenti, compresa la figlia, ma poco distante l’altro funerale, quello di John, al quale partecipano tutti coloro ai quali il nostro impiegato ha fatto del bene, quindi tutti i morti dei quali si è occupato, preoccupandosi di rintracciare parente ed amici, e uno dopo l’altro arrivano e la tomba di John è circondata da un sacco di gente, tutti per rendere omaggio a questa degna persona.

Il regista, probabilmente, non se l’è sentita di chiudere il film con il funerale di Bill e il matrimonio di John, ma è voluto andare oltre, specialmente perché a quest’ultima cerimonia non avrebbero potuto partecipare tutti coloro che sono stati beneficiati o comunque hanno stretto in passato un legame di amicizia con lui. E così il matrimonio viene presentato in forma di “sogno”, di immagini solo sognate o meglio, volute sognare da John e dai suoi amici e, seguendo il dettato del Vangelo, “se compi opere buone in questa vita, ne riceverai cento volte tante in Paradiso”, l’autore ci fornisce proprio questa immagine della morte e della andata di John in Paradiso, un Paradiso che sembra aspettarlo, dato che ha visto tutto il bene che quest’uomo ha compiuto nella vita terrena. (Franco Sestini)

 


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