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SACRO GRA



Regia: Gianfranco Rosi
Lettura del film di: Franco Sestini
Titolo del film: SACRO GRA
Titolo originale: SACRO GRA
Cast: regia, fotogr.: Gianfranco Rosi da unidea originale di Nicol Bassetti mont.: Jacopo Quadri suono: Gianframco Rosi, Stefano Grosso, Riccardo Spagnol, Giuseppe DAmato interpr. princ.: Cesare languillaro, il nobile piemontese e sua figlia, il barelliere, il palmologo, il principe e la consorte, lattore di fotoromanzi durata: 93 colore produz.: Doclab, La Femme Endormie origine: ITALIA / FRANCIA, 2013 distrib.: Officine UBU
Sceneggiatura: da unidea originale di Nicol Bassetti
Nazione: ITALIA / FRANCIA
Anno: 2013
Presentato: 70. Mostra Internazionale dArte Cinematografica 2013 CONCORSO
Premi: LEONE D'ORO 2013

LEONE D'ORO 2013

È la storia di un luogo, una struttura e di quello che essa contiene: mi riferisco al GRA, Grande Raccordo Anulare, il quale con i suoi 70 chilometri di sviluppo è la più estesa autostrada urbana d’Italia; ma oltre a questo è anche uno spazio urbano che merita di essere esplorato perché contiene personaggi, storie e ambienti molto interessanti; il primo che lo ha esplorato è stato il paesaggista Nicolò Bassetti che ha visitato i territori intorno al GRA ed ha avuto incontri straordinari; questo bagaglio di storie e di situazioni lo ha poi messo in mano a Gianfranco Rosi, immaginando che potesse trasformarlo in uno dei suoi film da “cinema reale”; e così sono nate le storie ed i personaggi che scorrono per 93 minuti sullo schermo.

 

Vediamone qualcuno: un nobile piemontese e sua figlia che sta per laurearsi, sono assegnatari di un monolocale in un moderno condominio ai bordi del GRA e passano il tempo disquisendo in modo forbito sul… niente, in quanto cercano soltanto di far passare il tempo, costretti come sono negli spazi angusti della loro temporanea situazione abitativa.

Contemporaneamente, un botanico armato di strumenti tecnici come sonde sonore e altre diavolerie, cerca un rimedio per liberare le palme dall’invasione delle larve divoratrici capeggiate dal devastante “punteruolo rosso” che sta minacciando l’intera oasi adagiata ai bordi del GRA.

In un luogo non lontano, ai margini di una informe periferia situata a un’uscita del raccordo, sorge uno strano edificio abitato da un moderno principe e dalla di lui consorte, il quale lo ha trasformato in un bed&breakfast, in sala convegni, in set per riprese cinematografiche e televisive e, talvolta, per lo più di domenica, in un teatro dove vanno in scena fiabe in costume per gli occhi increduli di grandi e piccini.

Abbiamo poi un barelliere del 118 che presta servizio sull’anello autostradale, medicando giovani amanti della velocità con la macchina accartocciata lungo il guardrail o medicando sconosciuti infartati ed anche riscaldando infreddoliti barboni caduti in un canale di scolo; e trova il tempo anche per coccolare un’anziana madre “partita di testa” che vive praticamente nella cucina di una casa solitaria.

Un altro personaggio importante è l’anguillaro, tra gli ultimi romani che vivono sul Tevere all’ombra di una serie di cavalcavia e di ponti, pescando – ora come allora – e dispensando antica e saggia filosofia di vita; e per concludere abbiamo Gaetano, l’attore di fotoromanzi, con il suo modo di porgersi e di realizzare un mestiere che parrebbe finito nell’era del web e che invece ha ancora appassionati che lo seguono.

Come contraltare alla pace che si respira nelle case dei personaggi sopra citati, abbiamo il continuo, incessante fiume di traffico in eterno movimento che appare come una sorta di cornice rumorosa alla vita dei suoi abitanti interni.

L’opera non è un documentario (non c’è la voce fuori campo che parla delle cose che vediamo) e non è neppure un film (perché non ne ha le caratteristiche peculiari); allora cos’è? Possiamo definirla furbescamente un “docufilm”, caratterizzata da elementi di entrambi i generi che sono fusi alla perfezione e che ci portano a questo lavoro che, per Rosi non è una novità, visto le cose che ha realizzato in questo modo, da BOATMAN che descrive una giornata di un barcaiolo indiano sul fiume Gange, a BELOW SEA LEVEL (vincitore del premio Orizzonti a Venezia nel 2008), in cui si sposta l’occhio della macchina da presa dall’India agli USA per filmare la vita di una comunità di homeless americani.

E poi, diciamoci la verità, questo film rappresenta una novità assoluta in quanto è il primo esempio di documentario (o docufilm) che viene ammesso a Venezia nella sezione “concorso”; magari non vincerà nessun Leone, ma il tentativo c’è ed è già un grande risultato.

Anche perché il film è ben fatto e scorre piacevolmente, per cui c’è da attendersi anche buoni risultati al botteghino. (Franco Sestini)

 


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