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ANA ARABIA



Regia: Amos Gitai
Lettura del film di: Gian Lauro Rossi
Titolo del film: ANA ARABIA
Titolo originale: ANA ARABIA
Cast: regia: Amos Gitai scenegg.: Amos Gitai e Maria-Jos Sanselme - mont.: Isabelle Ingold fotogr.: Giora Bejach scenogr.: Miguel Merkin mus.: musica popolare Azera cost.: Laura Shein suono: Alex Claud interpr. princ.: Yuval Scharf, Sarah Adler, Uri Gavriel, Norman Issa, Yussuf Abuwarda, Shadi Srur, Assi Levy durata: 84 colore produz.: Agav Film, Hamon Hafakot origine: ISRAELE / FRANCIA, 2013 distrib.: Cinephil
Sceneggiatura: Amos Gitai e Maria-Jos Sanselme
Nazione: ISRAELE / FRANCIA
Anno: 2013
Presentato: 70. Mostra Internazionale dArte Cinematografica 2013 CONCORSO

È la storia di una giovane giornalista israeliana (Yael) di religione araba, che si reca in una comunità di arabi e israeliani i quali vivono in estrema povertà, ma hanno sempre convissuto in pace tra di loro. Abitano in un quartiere di Gerusalemme ai confini della città. Da diverse interviste  (che realizza rivolgendosi a uomini anziani e donne giovani del quartiere), emergono gioie e sofferenza vissute, sogni e  speranze infrante,  amori contrastati dalle culture religiose,  matrimoni desiderati e divorzi non cercati ecc….  tutto questo, però, all’intero di una convivenza pacifica, rispettosa di ogni vicenda personale, anche perché considerano questo territorio “la terra di DIO”.

 

Il racconto, inizia con la ripresa di rami di albero che anticipa la  presentazione di Yael, e si conclude, dopo le sue interviste, con la ripresa dello stesso albero, ma partendo dalle sue radici, per arrivare poi al tronco e ai rami. Le sequenze continuano lentamente sull’albero, presentando nello sfondo una città, a significare  che quell’albero è inserito in un quartiere, all’interno di una grande città (Gerusalemme), ricca di palazzi nuovi e tanti grattaceli. Infine il regista, sempre con grande lentezza, sposta la ripresa delle immagini che vuole offrire, verso il cielo rappresentandolo azzurro e sereno. Da ciò, se ne può ricavare l’idea centrale: “ nella misura in cui le comunità vivono in serenità tra di loro, senza conflitti religiosi e nel rispetto delle persone, che in quel territorio hanno le loro radici storiche e che vivono in una terra ritenuta divina, pur tra le tante  contraddizioni che la vita può presentare, anche con poche risorse, si può vivere una vita dignitosa. È necessario essere rispettosi delle particolarità di ogni storia, attuare più comprensione e vivere in pace, in modo sobrio: così si realizza veramente la volontà di colui che ha creato il mondo e il celo”.

Pienamente d’accordo sul concetto espresso, peccato, però, che ogni tipo di estremismo induca spesso a situazioni che, di caratteristiche pacifiste, ne hanno ben poche. Ci troviamo, oggi, in un momento difficile, che ci fa quasi pensare ad una nuova vasta guerra, che, mi pare, stiamo vivendo  passivamente. I messaggi positivi vanno sicuramente bene, forse però è necessario dare il giusto nome a quanto c’è di negativo,  individuare i veri nemici della pace ed il perché fanno le guerre. (Rossi Gian Lauro)

 


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