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THE ZERO THEOREM



Regia: Terry Gilliam
Lettura del film di: Franco Sestini
Titolo del film: THE ZERO THEOREM
Titolo originale: THE ZERO THEOREM
Cast: regia: Terry Gilliam scenegg.: Pat Rushin mont.: Mick Audsley fotogr.: Nicola Pecorini mus.: George Fenton suono: Stanomir Dragos, Andr Jacquemin effetti speciali: Adrian Popescu, Nick Allder scenogr.: Gina Stancu cost.: Carlo Poggioli interpr. princ.: Matt Damon (la Direzione Menagement), Christoph Waltz (Qohen Leth), Mlanie Thierry (Bainsley), David Thewlis (Joby), Lucas Hedges (Bob) durata: 107 colore produz.: Voltage Pictures, Zephyr Films, MediaPro Studios origine: REGNO UNITO, 2013 distrib.: MovieMax Media Group
Sceneggiatura: Pat Rushin
Nazione: REGNO UNITO
Anno: 2013
Presentato: 70. Mostra Internazionale dArte Cinematografica 2013 CONCORSO

È la storia di Qohen – che tutti peraltro chiamano Quinn – un genio del computer che è in crisi perché una misteriosa telefonata con colui che tira le fila della società è stata interrotta proprio nel momento in cui doveva avvenire la rivelazione sulla finalità dell’esistenza dell’uomo oppure se questa finalità non esiste e abbiamo il caos. L’uomo ha una vita estremamente disordinata in una società anch’essa disordinata: l’attesa della misteriosa telefonata lo porta a non concludere niente di produttivo e così abbiamo le reprimende della struttura lavorativa che lo taccia di poco rendimento.

 

Incontra una ragazza – ufficialmente mandatagli dalla struttura centrale per fargli compagnia e per risollevargli il morale – che facendogli indossare una tuta particolare lo conduce, virtualmente, in una spiaggia magica, bellissima, dove però rischia di annegare ed è salvato dalla ragazza.

Il Menagement arriva ad inviargli a casa un proprio figlio – geniale e strano allo stesso tempo – che dovrebbe aiutarlo a sistemare il proprio lavoro che è rimasto arretrato; con il ragazzo si instaura un bel rapporto che però finisce quando viene assalito da una strana malattia e condotto all’ospedale.

E finalmente arriva la telefonata, anzi è proprio il Menagement che si presenta in forma virtuale a casa di Qohen e gli illustra personalmente la parte della telefonata che mancava: al di là della nostra esistenza non c’è proprio niente ma è proprio questa mancanza che produce denaro e alimenta tutta una serie di business, quindi è bene continuare a far credere alla gente che ci sia un al di là che dopo la fine dell’esistenza accolga le anime dei morti.

Dopo questa rivelazione scioccante, Qohen si decide ad abbandonare la propria abitazione e esce per la strada, ma si accorge che non riesce a muoversi nel traffico che lui non conosce più; allora indossa la tuta che gli aveva portato la ragazza e, sia pure virtualmente, si fa condurre sulla stessa spiaggia di allora e si mette a giocherellare con un pallone che poi diventa direttamente la figura del sole; la ragazza però non si presenta e l’uomo rimane solo, anche se finalmente fuori dalla sua casa. È in attesa che la ragazza lo raggiunga? Il film non lo dice, anche se lei nel solo primo incontro gli ha parlato d’amore.

Il film è veramente singolare: le immagini sono sempre sopra le righe, i vestiti, o meglio i costumi, sono anch’essi di strane fogge, le situazioni non sono tutte immediatamente comprensibili e, infine, tutto il discorso filmico ruota attorno a questa misteriosa presenza che sembra guidare il destino dell’umanità e che al termine del film rivela a Qohen che tutto si basa sul caos e sul desiderio della gente di uscirne con una situazione più irreggimentata e allora ecco che interviene “lui” che regola la vita di tutti che così si sentono più protetti.

Da notare che il luogo dove abita Qohen è una chiesa, ovviamente sconsacrata, nella quale però ci sono ancora delle cose della precedente struttura, come ad esempio una pala d’altare con un Cristo che, verrà divelto – involontariamente – dall’uomo in uno scatto di follia.

Insomma sembra dire l’autore – questo Mondo è sotto uno stretto controllo oppure vive nel caos più completo? E in questo mondo come possono avvenire le relazioni umane? Non dimentichiamo che il nostro Qohen appare, al termine della vicenda, innamorato della ragazza bionda che, in un primo tempo aveva tenuto a distanza perché “impegnativa” e quindi destinata a distrarlo dal lavoro assegnatogli.

Insomma, un film pieno di domande e di problematiche, in una parola pieno di carne al fuoco che però mi sembra che non venga cucinata nel senso migliore e quindi non si ottiene un piatto appetibile; al di là della fantasmagoria di molte scene, il film non riesca ad andare e sappiamo che la cinematografia attuale è capacissima di stupirci, un po’ meno di comunicare idee di un certo spessore. (Franco Sestini)

 


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