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BETHLEHEM



Regia: Yuval Adler
Lettura del film di: Andrea Fagioli
Titolo del film: BETHLEHEM
Titolo originale: BETHLEHEM
Cast: regia: Yuval Adler scenegg.: Yuval Adler, Ali Waked fotogr.: Yaron Scharf mont.: Ron Omer mus.: Ishai Adar suono: Franois Dumont scenogr.: Yoav Sinai cost.: Lee Alembik interpr. princ.: Shadi Mar'i (Sanfur), Tsahi Halevy (Razi), Hitham Omari (Badawi), Hosham Suliman (Ibrahim) durata: 99 colore produz.. Pie Films, Entre Chien et Loup, Gringo Films origine: ISRAELE / BELGIO / GERMANIA, 2013 distrib. intern.: WestEnd Films
Sceneggiatura: Yuval Adler, Ali Waked
Nazione: ISRAELE / BELGIO / GERMANIA
Anno: 2013
Presentato: 70. Mostra Internazionale dArte Cinematografica 2013 GIORNATE DEGLI AUTORI

Ambientato ai giorni nostri tra la Palestina e Israele, in particolare tra Bethlehem (da qui il titolo) e Gerusalemme, il film narra la storia di Sanfur, giovane palestinese che fa l'informatore degli israeliani pur essendo fratello di Ibrahim, figura carismatica dei combattenti palestinesi e per questo ricercato dagli israeliani. Riferimento di Sanfur è Razi, un agente del servizio segreto israeliano, sposato e padre di famiglia, che ha reclutato il ragazzo quando aveva appena quindici anni, sviluppando con lui una relazione intima, quasi paterna. Sanfur, che è sempre vissuto all'ombra del fratello, si sente lusingato dalle attenzioni di Razi. Ora, a diciassette anni, cercando di destreggiarsi tra le richieste dell'agente israeliano e la lealtà verso il fratello, Sanfur vive una doppia vita mentendo a entrambi. Quando i servizi segreti israeliani scoprono quanto il ragazzo sia profondamente coinvolto nelle attività del fratello maggiore, accusano Razi di aver anteposto i suoi sentimenti personali ai doveri professionali, e gli ordinano di sacrificare Sanfur per uccidere Ibrahim. Ma Razi convincerà il ragazzo, con uno stratagemma, a non tornare a Bethlehem dove vive la famiglia e dove si rifugia Ibrahim, che in un blitz viene ucciso dai militari israeliani, mentre Sanfur, smascherato da Badawi, capo combattente delle brigate di al-Aqsa, viene costretto, come ultima possibilità per non essere giustiziato in piazza come traditore, ad uccidere Razi per vendicare il fratello. Cosa che il ragazzo farà in una drammatica scena finale.

 

Il regista israeliano Yuval Adler, che ha sceneggiato il film con il palestinese Ali Waked (e già questa è una notizia), ha raccontato che fu un agente dei servizi segreti israeliani a spiegargli una volta che "la chiave per il reclutamento e la gestione degli informatori è nello sviluppare una relazione intima con loro, sul piano personale. Non è solo l'informatore a sentirsi confuso sulla sua propria identità e lealtà, anche l'agente finisce col non distinguere più con chiarezza il limite". In effetti il film presenta diversi e contraddittori punti di vista, cercando non tanto di spiegare il conflitto israelo-palestinese o di prendere posizione per l'una o l'altra parte, quanto di tratteggiare le figure di tre uomini (Sanfur, Razi, ma anche Badawi), comprese le loro psicologie, nel dramma della lotta tra due popoli costretti alla convivenza. Non c'è la classica e troppo spesso banale divisione tra buoni e cattivi. C'è semmai un po' di sbilanciamento nel tratteggiare senza nessun elemento positivo la resistenza palestinese, che oltre ad apparire divisa in un caos di fazioni (Autorità palestinese, Hamas, al-aqsa...), appare anche molto compromessa. (Andrea Fagioli)

 


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