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L’ARBITRO



Regia: Paolo Zucca
Lettura del film di: Gian Lauro Rossi
Titolo del film: L’ARBITRO
Titolo originale: L’ARBITRO
Cast: regia: Paolo Zucca – scenegg.: Paolo Zucca e Barbara Alberti – fotogr.: Patrizio Patrizi – mont.: Sarah Mc Teigue – collaborazione di Walter Fasano – mus.: Andrea Guerra – suono: Piero Fancellu – scenogr.: Pietro Rais, Marianna Sciveres, Margarita Tambornino – cost.: Stefania Grilli – interpr. princ.: Stefano Accorsi (Cruciani), Geppi Cucciari (Miranda), Jacopo Cullin (Matzutzi), Alessio Di Clemente (Brai), Marco Messeri (Candido), Francesco Pannofino (Mureno) – durata: 96’ – BN – prod.: Classic, Bd Cine con Rai Cinema – origine: ITALA, 2013 – distrib.: Lucky Red
Sceneggiatura: Paolo Zucca e Barbara Alberti
Nazione: ITALIA
Anno: 2013
Presentato: 70. Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica 2013 – GIORNATE DEGLI AUTORI – Pre-Apertura

Con questo film il regista (Paolo Zucca, un autore debuttante) ha voluto rappresentare una realtà che, come egli stesso afferma, prima della proiezione, gli è stata utile per capire il senso della vita. Infatti dichiara che, seguendo le vicende di calciopoli ed avendo poi approfondito la materia relativamente a tale argomento, ha tratto delle indicazioni che ha ritenuto utili per il governo di una comunità. Tra l’altro, utilizzando nel film il “ bianco e nero”, sembra abbia voluto affermare l’idea di un “neo-realismo” cinematografico, dal significato simile a quello dei primi anni ‘50.

 

 

 

L’idea centrale che l’autore ritiene di affermare, infatti, indica che “ una società e una comunità territoriale non possono vivere in modo sereno e ordinato se non esistono persone (“arbitri”) che possano orientare il vissuto con regole certe e cercando di applicarle, e farle applicare, in modo onesto e possibilmente legate a valori religiosi di ispirazione cristiana. Tutto questo serve per contrastare una oggettiva e connaturata tifoseria fideistica derivante dall’appartenenza ad un gruppo o ad una comunità, frutto anche della natura umana, che inevitabilmente cerca gioie e soddisfazione nelle ambizioni personali, ambizioni che, se vissute in modo corretto (vedi i due allenatori) e non al contrario (vedi gli arbitri e il personale che organizza il calcio), riescono a portare al successo i migliori; possono inoltre produrre il raggiungimento di obbiettivi gratificanti ed eliminano paraocchi o banali cecità (da sottolineare la sequenza finale del togliere gli occhiali da parte di uno degli allenatori, prima di realizzare un goal a porta vuota e con nessun giocatore in campo e nessun tifoso negli spalti)”. 

 

Per comunicare questo suo pensiero, il regista ha utilizzato questa vicenda: l’arbitro Cruciani che, in modo onesto, desiderava arbitrare una partita di calcio di livello internazionale, si stava professionalmente preparando a tale evento con l’aiuto del suo educatore e lo faceva in modo serio, con correttezza e con spirito religioso (esemplificativa è la sequenza che mostra l’arbitro scendere in campo con i suoi segnalinee, con un fischietto che ha appeso il simbolo della croce). Però, dopo aver arbitrato una partita in modo scorretto (interpretando le regole per favorire una parte) viene scoperto e, per essersi lasciato corrompere, viene punito con l’invio ad arbitrare una partita di ultima serie. Arbitra però questa in modo corretto, perché di indole onesta, portando alla vittoria la squadra migliore. È da questo intreccio – l’arbitro, con le sue disavventure e le due squadre che si confrontano –, che ne scaturisce il racconto con l’inserimento dei problemi delle due comunità cittadine sarde e con i relativi personaggi, che sostengono le proprie squadre: l’Atletico Pararile, la squadra più scarsa e il Montecastru con un allenatore ricco proprietario di terre. In questo intreccio se ne inseriscono altri: il rapporto amoroso tra la figlia di un allenatore, Miranda, e un importante calciatore dell’Atletico Pararile, i rapporti di corruzione esistenti anche ai livelli inferiori dei campionati calcistici e il rapporto estremamente conflittuale tra un pastore e un giovane compaesano. A tali brutture l’autore però contrappone una speranza simbolicamente rappresentata dalla danza e dalla musica con i balli del Cruciani e della Miranda. All’idea centrale di cui sopra, si può aggiungere che il film è stato gradevole e gli attori si sono espressi con una buona recitazione. (Rossi Gian Lauro)

 


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