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LE MANI SULLA CITT



Regia: Francesco Rosi
Lettura del film di: Aldo Bernardini e Franco Sestini
Titolo del film: LE MANI SULLA CITT
Titolo originale: LE MANI SULLA CITT
Cast: regia: Francesco Rosi - sogg: Francesco Rosi, Raffaele La Capria - scenegg.: Francesco Rosi, Raffaele La Capria, Enzo Provenzale, Enzo Forcella - fotogr.: Gianni Di Venanzo, Pasqualino De Santis (operatore), Emilio Loffredo (assistente operatore), Osvaldo Massimi (assistente operatore), Marcello Mastrogirolamo (assistente operatore) - mus.: Piero Piccioni - mont.: Mario Serandrei - scenogr.: Sergio Canevari - cost.: Maril Carteny - arredamento: Carlo Gentili, Carlo Rossi (II) - interpr. princ.: Rod Steiger (Edoardo Nottola), Salvo Randone (De Angelis), Guido Alberti (Maglione), Angelo D'Alessandro (Balsamo), Carlo Fermariello (De Vita), Marcello Cannavale (amico di Nottola), Alberto Canocchia (amico di Nottola), Gaetano Grimaldi Filioli (amico di Nottola), Terenzio Cordova (Commissario), Dante Di Pinto (Presidente della commissione), Dany Paris (amante di Maglione), Alberto Amato (consigliere comunale), Vincenzo Metafora (Sindaco) - durata: 105' - Bianco e Nero - produz.: Lionello Santi per Galatea Film - origine: ITALIA, 1963 - distrib.: Warner Bros - General Video, Fonit Cetra Video, L'Unit Video
Sceneggiatura: Francesco Rosi, Raffaele La Capria, Enzo Provenzale, Enzo Forcella
Nazione: ITALIA
Anno: 1963
Presentato: XXIV MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA 1963 e 70. MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA 2013
Premi: Leone d'Oro alla XXIV Mostra di Venezia (1963)

Il quasi novantenne Francesco Rosi presenta a questa settantesima rassegna veneziana, il suo capolavoro LE MANI SULLA CITTÀ restaurato doverosamente e reso ancora più godibile.

Sono proprio curioso di vederlo, specialmente perché quel film, di cui trovate qui sotto la lettura fatta da Aldo Bernardini nel 1963 per lo Schedario cinematografico, mi ricorda la mia giovinezza e in particolare uno dei primi e più significativi esempi di “film denuncia” di quell’epoca. E per noi (allora) giovani amanti del cinema, un bellissimo esempio di discussione sugli scandali edilizi nelle grandi città.

 

 

Ma nonostante la sua bellezza, il film incassò la misera somma di 316/milioni di lire (64° posto in classifica), ma avrebbe potuto raggiungere il primo classificato (IL GATTOPARDO di Visconti, con oltre 2/miliardi) e forse superarlo se avesse accettato l’offerta di un importante uomo politico dell’epoca per ritirare il film – che dava fastidio, evidentemente – dalle sale cinematografiche, cosa che il produttore naturalmente rifiutò. (Franco Sestini)

 

 

È LA STORIA DI un caso di speculazione edilizia, inquadrato nella situazione politica comunale di una grande città italiana, nel quale, nonostante vi sia stato un incidente mortale (il crollo di un edificio pericolante) causato dai lavori dell'impresa dello speculatore edilizio e consigliere comunale di destra Nottola, questi riesce a neutralizzare gli effetti dell'inchiesta amministrativa (promossa sull'incidente dal più tenace dei suoi oppositori, il consigliere della sinistra De Vita) e a far riprendere i lavori della sua impresa inducendo il capo del suo gruppo politico (Maglione) a far ordinare dall'ufficio competente del Comune lo sgombero e la demolizione delle case pericolanti (nonostante l'intervento personale di De Vita a favore degli sfrattati) e, in seguito a dissensi con Maglione (preoccupato, nell'imminenza delle elezioni, del discredito che Nottola getta sul suo partito), preparando e attuando il passaggio della sua cricca e dei relativi elettori al gruppo di centro, che raggiunge così la maggioranza; in una tumultuosa seduta del Consiglio comunale De Vita invano si oppone alla nomina di Nottola all'assessorato ai lavori pubblici - da questi ottenuta anche con l'appoggio di Maglione (che accetta di riconciliarsi con lui, in vista dei futuri guadagni, per la meditazione del capo gruppo di centro e nuovo sindaco De Angeli) e che gli permetterà di appaltare alla sua impresa i lavori per un nuovo quartiere - sollecitando il senso morale di Balsamo (un consigliere del centro al quale ripugna la collisione del suo partito con gli speculatori) e denunciando infine pubblicamente la disonestà della coalizione di maggioranza e preannunciandone la fine: però i lavori si fanno.

La formulazione insolita e complessa di questo È la storia di indica già da sola che il film non ha cinematograficamente una chiara unità narrativa e strutturale. Il film si sviluppa su una serie di fatti e di personaggi intesi ad analizzare le varie componenti di un argomento - la speculazione edilizia nei suoi rapporti con la vita politica napoletana e italiana - sommariamente proposto nella breve premessa ai titoli di testa.

Strutturalmente, il film si può in qualche modo suddividere in due grossi blocchi, quasi due capitoli di uno stesso discorso. Il primo capitolo trova il suo cardine narrativo e drammatico nel crollo dell'edificio pericolante, al quale sono direttamente collegate, nella prima parte del film due linee narrative parallele e intercalate l'una all'altra. La prima si riferisce al personaggio dello speculatore e consigliere di destra Nottola, il quale cerca di sboccare il giro dei suoi loschi affari che l'incidente ha costretto al ristagno, facendo pressioni sul capo del suo gruppo politico Maglione (e ottenendo così il decreto del Comune per la demolizione delle case popolari minacciate dai lavori della sua impresa) e preparando poi - in seguito all'atteggiamento di maglione che esige le sue dimissioni - il passaggio della sua cricca al partito di centro; la seconda segue le varie fasi dell'inchiesta sullo stesso incidente, promossa dalla sinistre con la riluttante adesione del centro, fino alla seduta della commissione che, pur avendo accertato varie irregolarità nella situazione giuridica del Nottola e nel funzionamento degli organi tecnici del Comune, non prende provvedimenti contro i responsabili. Dopo una sorta di pausa (il colloquio privato tra Balsamo e De Angelis e gli inserti sulla lotta elettorale), quasi una conclusione provvisoria della prima parte del discorso e un'introduzione al secondo capitolo, il racconto è solo indirettamente collegato al cardine narrativo della prima parte (il crollo), facendo confluire l'una nell'altra le due linee narrative suindicate e passando alla descrizione della lotta politica che segue alle elezioni nella sede del Comune. Questa seconda parte, che si svolge quasi interamente nell'aula del Consiglio e dove ritroviamo tutti gli esponenti delle diverse correnti politiche e Nottola operante in mezzo a loro (anch'egli ora visto nelle sue funzioni pubbliche, ormai pronto a sfruttare il proprio posto per incrementare il lucro personale), culmina nell'appossionato discorso di De Vita. La scena conclusiva del film (l'inaugurazione dei lavori per il nuovo quartiere con il discorso delle autorità, e le ultime visioni panoramiche della città dell'aereo) richiama le analoghe immagini dell'inizio, sottolineando, con il commento sonoro del battito del maglio, la conclusione favorevole ai piani degli speculatori. Si tratta quindi di una struttura dove lo scarso tessuto narrativo e lo stesso cardine drammatico del film (il crollo) rivelano sempre più, man mano che il film procede, il loro carattere pretestuoso, in funzione di una sorta di dimostrazione tematica, che si rivela tuttavia, sotto vari aspetti manchevole.

Sotto l'aspetto cinematografico, dopo la pregevole sequenza del crollo, il film procede alternando uno sviluppo dell'azione attraverso fatti significativi (soprattutto per quanto riguarda la definizione del personaggio di Nottola), narrati con un'oggettività quasi documentaria, cronachista, a uno sviluppo ottenuto prevalentemente attraverso il ricorso alla parola, che giunge molte volte a relegare l'immagine ad una funzione illustrativa (si pensi ai colloqui Nottola-De Vita, Nottola-Maglione, Balsamo-De Angeli, e alla seduta della commissione d'inchiesta), anche se Rosi si sforza di sostenere l'attenzione dello spettatore attraverso un ritmo serrato, un'illuminazione molto contrastata e una recitazione ad effetto; e la parola si fa infine pesantemente oratoria nella seduta di apertura del Consiglio comunale, che trova infatti il suo culmine drammatico nel discorso di De Vita. Si potrebbe dire, in certo modo, che lo sforzo inventivo del regista si sia appuntato più sull'impianto idealogico-tematico che su quello più propriamente cinematografico: anche se il mestiere abilissimo di Rosi riesce quasi sempre a mascherare tale lacunosa impostazione sotto una scorza brillante e non priva di risorse spettacolari.

Tematicamente, l'argomento «speculazione edilizia» viene precisato, fin dalle immagini introduttive, nei suoi rapporti con l'attività politica, a livello comunale e, indirettamente anche governativo. Con la sequenza del crollo, il film passa poi a individuare da un lato la tipologia umana su cui alligna la corruzione, nelle sue componenti psicologiche e di carattere (Nottola, con la sua violenza, con la sua coerenza nel perseguire uno scopo sul quale non ha il minimo dubbio morale, con la sua travolgente carica di energia, con il suo ossequio superstizioso alla religione, che quasi pretende assoldare per i suoi disagi; Maglione, il politico sornione e paternalista, con il suo sfoggio di lusso e di mondanità che coprono una sostanza volgare e altrettanto brutale; ecc.); dall'altro, le specificazioni politiche della corruzione, vista non più sul piano individuale, personale, ma su quello dei gruppi, dove gli individui appaiono nelle vesti di esponenti degli orientamenti dei partiti: Maglione vi rappresenta la destra, che lungo tutto il film è chiaramente presentata come una diretta emanazione politica del potere economico degli speculatori; De Vita rappresenta la sinistra progressista, sempre pronta a protestare in nome della verità e della giustizia sociale e amministrativa, quasi idealizzata nella sua disinteressata dedizione al bene del popolo; per il centro troviamo due esponenti, a rappresentare l'uno l'ala disposta a qualsiasi compromesso e maneggio pur di conquistare e conservare il potere (De Angeli), mentre l'altro (Balsamo) incarna la parte più sana e onesta del centro, che, oltre un certo limite, rifiuta l'ingiustizia e il compromesso e che quindi trova un piano di convergenza e di intesa con gli ideali della sinistra (cfr. i rapporti di Balsamo con De Vita e con De Angeli). Da questa semplicistica e sostanzialmente gratuita impostazione, assieme alla documentazione e alla denuncia della corruzione politico-economica, risulta chiaramente in Rosi l'intento (piuttosto ingenuo) di propaganda di una precisa soluzione politica (una sorta di centro-sinistra), fatta sulla base di una presunta purezza degli ideali delle sinistre, ai quali si invitano ad aderire anche le forze ancora sane del centro. Tuttavia, se il film ha uno sviluppo narrativo, altrettanto non si può dire di questi elementi tematici, che restano soprattutto uno sfondo schematico e precostituito, motivi continuamente ricorrenti sulla cui base Rosi costituisce, apparentemente con la fredda oggettività del cronista una documentazione analitica dei meccanismi della speculazione nei suoi riflessi politici. Infatti, una volta definite le posizioni e le caratteristiche suaccennate dei tre raggruppamenti politici (il che avviene in una delle prime scene del film, dove viene decisa l'inchiesta), l'ulteriore sviluppo dell'inchiesta costituisce quasi un'elencazione delle lacune della vita comunale (gli inceppi burocratici, le bustarelle, il paternalismo del sindaco, le insufficienze dei regolamenti comunali sull'edilizia, la crisi ospedaliera); l'episodio della resistenza alla forza pubblica da parte degli sfruttati appare soprattutto come un pretesto per preparare psicologicamente lo spettatore allo scontro verbale tra De Vita e Nottola: scontro, d'altra parte, in cui il tema della denuncia non si chiarisce ma si complica e confonde, dato che le ragioni di Nottola sono proposte e lasciate in termini problematici, senza una chiara presa di posizione del regista per De Vita, e contraddicendo quindi all'intento generale di denuncia e di propaganda; analogicamente si dica per i problemi sollevati nel colloquio di Balsamo con De Angeli. Ma è soprattutto il modo equivoco con cui è svolto tutto il personaggio di Nottola ad attenuare la chiarezza tematica del film: volendo apparire imparziale e il più possibile oggettivo nel tratteggiare uno speculatore verosimile, per attenuarne il valore emblematico, Rosi lo rende generico si limita a raccontarne la vicenda senza mai fermarsi a definire, a precisare la portata negativa del personaggio: e quando vuol definire (la scena di Nottola da solo nello studio, davanti alla città immersa nella notte), lo fa in modo maldestro e, ancora una volta, non sufficientemente chiaro. Per questa eterogeneità di elementi e genericità di impostazione dei personaggi, viene a mancare un vero sviluppo e una vera unità tematica, e con essi un autentico tessuto connettivo, un rapporto di necessità e di interdipendenza tra le vicende private di Nottola e le peripezie dell'inchiesta, e tra la prima e la seconda parte del film. Anche la seduta del Consiglio infatti ripete lo sfondo tematico della prima parte, ma qui, nei dibattiti dei gruppi, si fa più evidente ed esplicito l'atteggiamento di parte del regista, il suo sforzo propagandistico, che diventa oratoria nel lungo discorso di De Vita, dove si preconizza la fine dell'ingiustizia e della corruzione con la progressiva maturazione nel popolo della coscienza dei suoi diritti. Le idee proposte in questo discorso vorrebbero costituire una conclusione, un allargamento del tema verso una dimensione meno particolare, ma di fatto non vi riescono, perché vengono immesse nel racconto dall'esterno e senza una adeguata preparazione (il film vi aveva appena accennato nella scena dello sgombero forzato del quartiere povero, quando De Vita aveva cercato di opporre gli abitanti alle forze di polizia); per cui anche le ultime immagini, dove si assiste al trionfo dei profittatori, acquistano un significato equivoco ed incerto, non hanno quella pregnanza polemica che il discorso di De Vita avrebbe voluto attribuirvi. Sembra che qui Rosi, ricollegandosi all'impostazione narrativa e temativa de LA SFIDA, abbia voluto cercare di eliminare gli scompensi attorno all'argomento prescelto, evitando le diversioni spettacolari, ma senza riuscire, nemmeno questa volta, ad estrarre dai significato unitario e di valore generale, capace di far valicare al film i limiti di una denuncia piuttosto generica (anche se corrispondente a realtà obiettive), e limitandosi a proporre alcune osservazioni derivanti da una ben determinata prospettiva ideologica. Il film trova quindi la sua migliore qualità nel suo rilevante, anche se ancora manchevole, contributo alla definizione di un nuovo tipo di cinema che, servendosi delle possibilità del racconto a largo respiro e liberando quindi il film documentario dai limiti entro i quali è normalmente ristretto, cerca di ricostruire una precisa realtà, divulgandone i problemi e le insufficienze al pubblico più vasto. È un cinema impegnato nei dibattiti ideologici e politici del Paese, un cinema al servizio dello sviluppo democratico della società e come tale valido e utile, al di là di una qualificazione artistica in senso stretto che queste opere non possono né pretendono di avere.

Sotto l'aspetto morale, è positiva la coraggiosa presa di posizione del film contro quegli abusi di potere e quella riprovevole elasticità di coscienza che ancora troppo spesso si riscontrano nella realtà politica ed economica italiana (e non solo in essa, naturalmente; e non solo tra i raggruppamenti politici delle destre). Anche i riferimenti al feticismo di Nottola davanti all'altare della Madonna e all'ipocrisia della cappella in casa di De Angeli sono pienamente giustificati dal contesto in cui sono inseriti. Tuttavia la denuncia, imprecisa e generica, avviene in nome di principi e di valori inseriti in una visione chiaramente classista e marxista della realtà, sulla quale è bene richiamare l'attenzione dello spettatore, perché possa discernere la sostanza positiva del film da certi aspetti equivoci e non pienamente compatibili con una visione cristiana della vita.

 

GIUDIZIO UFFICIALE CATTOLICO (C.C.C., Italia ): «Se il film si fosse limitato a prendere energicamente posizione e a condannare il fatto denunciato e cioè l'operato di quanti sfruttano la loro autorità civile e politica per attuare colossali speculazioni economiche a proprio vantaggio, potremmo senza dubbio aderire alla tesi che vede prevalere l'impegno sociale su quello politico, e accoglierlo con tutta la simpatia che può suscitare un'opera che seriamente e coraggiosamente richiami gli uomini politici ai loro doveri. Ma il film di Rosi è tendenzioso ed equivoco, e la polemica contro la speculazione edilizia diventa un pretesto per fare della propaganda - e faziosa per di più - come è facilmente ricavabile sia dal tono comiziesco che il film spesso assume, sia dal modo in cui è congegnato il racconto, sia infine, dal modo in cui sono stati prospettati i personaggi e i rapporti che tra di loro vengono ad instaurarsi. Nette riserve. Adulti con riserva.» da Schedario Cinematografico 15-6-64 – BER

 


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