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L ONDA



Regia: Dennis Gansel
Lettura del film di: Adelio Cola
Edav N: 370 - 2009
Titolo del film: L ONDA
Titolo originale: DIE WELLE
Cast: regia: Dennis Gansel - sogg.: Todd Strasser (romanzo), Johnny Dawkins (sceneggiatura), Ron Birnbach (sceneggiatura) - dal romanzo Il segno dellonda di Morton Ruhe (pseudonimo di Todd Strasser, ed. Archimede) e dal film tv The Wave (1981) di Johnny Dawkins e Ron Birnbach scenegg.: Dennis Gansel, Peter Thorwarth scenogr.: Knut Loewe - cost.: Ivana Milos - fotogr.: Torsten Breuer mus.: Heiko Maile - mont.: Ueli Christen effetti: Michael Apling, Abraham Schneider arredamento: Tilman Lasch - interpr.: Jrgen Vogel (Rainer Wenger), Frederick Lau (Tim), Max Riemelt (Marco), Jennifer Ulrich (Karo), Christiane Paul (Anke Wenger), Elyas MBarek (Sinan), Cristina do Rego (Lisa), Jacob Matschenz (Dennis), Maximilian Vollmar (Bomber), Max (Maximilian) Mauff (Kevin), Ferdinand Schmidt-Modrow (Ferdi), Tim Oliver Schultz (Jens), Amelie Kiefer (Mona), Odine Johne (Maja), Teresa Harder (Madre), Fabian Preger (Kashi) - durata: 101 - colore produz.: Rat Pack Filmproduktion Gmbh, Constantin Film Produktion - origine: GERMANIA, 2008 - distrib.: BIM (27.2.09)
Sceneggiatura: Johnny Dawkins, Ron Birnbach
Nazione: GERMANIA
Anno: 2008
Presentato: 26 TORINO FILM FESTIVAL 2008
Premi: Premio Invito alla Scuola Holden Miglior Sceneggiatura a DENNIS GANSEL e PETER THORWARTH

Il film è ambientato in una scuola media superiore della Germania, oggi.
La domanda che l’insegnante, aperto alle innovazioni didattiche, rivolge ai suoi studenti multietnici dell’ultimo anno, è il punto di partenza d’una esperienza ‘rivoluzionaria’: «È ancora possibile una nuova dittatura nella nostra patria?». Gli interpellati sono tutti d’accordo che no.
La direzione della scuola concede la possibilità di trascorrere una settimana a tema. Tra le due proposte, autocrazia o anarchia, la maggior parte degli allievi sceglie la prima, alla quale quasi subito dopo si aggiungono molti di coloro che inizialmente avevano optato per la seconda. Tutto si svolge nel tempo della settimana, la successione dei giorni scandisce la struttura del film ed il racconto degli episodi.
Bisogna anzitutto scegliere il nome con il motto/programma dell’iniziativa. Si decide per «L’ONDA, che dovrà travolgere tutta la città». Si sceglie anche la divisa, una camicia bianca, ed il logo, un’alta onda marina. Gli ‘affiliati’ si autoincaricano di pubblicizzarlo fissandolo con lo spray su muri, vetrine e sulla pericolosa impalcatura d’un edificio in ristrutturazione. Un manipolo si scontra sulla strada con uno di ‘anarchici’: Un tizio dell’Onda, deciso a tutto («tanto, a casa mia nessuno si preoccupa di me!») allontana i ‘nemici’ minacciandoli con una pistola («è ad aria compressa!», confida ai colleghi). Egli, che con gli amici assume talvolta comportamenti da ‘sbandato’, si assume il compito di guarda spalla dell’insegnante. Questi comincia a rendersi conto di aver introdotto i suoi allievi in una strada imprevedibilmente pericolosa. Dall’ideale dell’Onda prende le distanze la fidanzatina d’uno sfegatato del gruppo, che subisce la grande delusione di rimanere piantato in asso. Le due organizzazioni avversarie si affronterebbero violentemente anche nelle gare sportive scolastiche, se non intervenisse l’insegnante carismatico, che ormai resta impressionato dall’accusa d’aver strumentalizzato gli allievi, come sua moglie aveva cercato di fargli capire. La partita sul campo rischia di finire con un omicidio. La preside della scuola, male informata di quanto succede, sostiene ingenuamente la novità educativa del gioco di ruolo iniziato dal suo dipendente. Quest’ultimo, messo di fronte alle conseguenze negative della sua iniziativa, al di là di quelle positive ma parziali, decide di valutare democraticamente l’argomento in classe con gli allievi. Inizia difendendo l’ONDA e promettendo che il suo ideale si diffonderà in tutta la Germania al fine di risolvere i problemi attuali provocati dalla crisi economica, in cui i politici giocano al massacro. Si scaglia contro i «delinquenti» provocando gli applausi degli alunni. Quando uno di essi si oppone alla sua decisione di dichiarare chiusa l’ONDA in considerazione degli effetti negativi che possono derivare dal programma dell’autocrazia, e cioè della ‘dittatura’, dichiarandosi deciso a rimanere fedele al programma dell’Onda a qualunque costo, il professore cerca di spiegargli che il gioco della settimana a tema è terminato. È messo cosí davanti al suo errore riuscendo a stento a frenare l’entusiasmo del giovane contestatore, e capisce che gli studenti gli sono sfuggiti di mano e che non potrà trattenerli dagli eccessi. Ricorda alla classe la sua domanda prima di iniziare il gioco della settimana a tema: «È ancora possibile la dittatura oggi in Germania?»: ne hanno costatato i possibili effetti, inizialmente provocati in modo irresponsabile passando poi ad azioni assolutamente negative. L’obiettante si arrende all’evidenza. Reagisce con violenza lo sbandato: impugna la pistola vera («ad aria compressa!»), minaccia chi lo provoca e lo ferisce gravemente, punta l’arma in bocca e si suicida.
Il film termina con tre inquadrature narrative quasi superflue: la riconciliazione della ragazza contestatrice dell’Onda che riabbraccia il fidanzatino, il deposito del ferito in autoambulanza e del ragazzo morto a sua destinazione, l’arresto del professore caricato sulla vettura della polizia tra due agenti di custodia. FINE.

Il film fa riflettere sulle conseguenze d’un nostalgico ipotetico rigurgito dittatoriale. Arriva opportuno in un tempo nel quale tutti, (quasi tutti!) inneggiano alla democrazia e contemporaneamente esigono misure drastiche contro i pericoli sociali da parte d’un governo maggiormente autoritario.
L’aspetto debole, a parer mio, del film sta nel fatto che esso si presenta come prova a dimostrazione della tesi: «Mai piú dittature!». Essa è condivisibile e giustificata dalla storia dell’ultimo secolo, oltre che dai fatti raccontati dal film; vede però in ogni episodio pro e contro elementi e prove per sostenerla e farla accettare dal pubblico. Si spera che esso sia d’accordo, ma c’è un MA.
Se il film avesse raccontato una storia dalla quale si fosse potuto dedurre la bontà della tesi e non avesse usato gli episodi per dimostrare la medesima affermata a priori, esso sarebbe stato molto piú efficace. Forse però avrebbe suscitato meno interesse, perché sarebbe stato meno spettacolare, rinunciando ad espedienti studiati a tavolino per impressionare emotivamente gli spettatori.

Il film è positivo e vuole allontanare lo spettro d’una nuova dittatura nel mondo.
Certi episodi del film sono emblematici e mettono in guardia contro l’eventuale pericolo. Vediamo giovani deboli di carattere e timidi in società, che trovano nell’organizzazione forte sotto la guida d’un leader/padrone la difesa da pericoli che li minacciano. Altri, dotati di robusta personalità, vedono nell’ideale dell’Onda la giustificazione delle personali tendenze integraliste e nello scioglimento della stessa la delusione dei sogni coltivati e svaniti.
La dittatura, afferma il regista, presenta due aspetti: uno parzialmente positivo, l’altro assolutamente negativo. Egli la condanna, (anche) in considerazione delle conseguenze dell’esperimento dell’Onda. Una settimana di gioco dittatoriale ha provocato tra giovani inimicizie, scontri armati, ferimenti, un suicidio con l’arresto del responsabile d’un’iniziativa imprudente e pericolosa.
Il professore, protagonista del film, è stato imprudente:
- non ha previsto dove sarebbero finiti i suoi studenti da lui indirizzati verso una direzione per loro affascinante ma pericolosa;
- ha lasciato mano libera a persone inesperte, entusiaste di sperimentare un metodo di governo gratificante con l’attesa di ingenui effetti positivi a vantaggio della società (da inondare con l’Onda);
- ha strumentalizzato i suoi allievi: questa è stata fin dall’inizio l’interpretazione dei colleghi insegnanti, compresa sua moglie;
- ha presunto di poter frenare eventuali eccessi dei giovani nell’applicazione del potere messo in loro mano;
- ha presunto d’essere in grado di chiudere l’esperimento dell’Onda, che aveva incoraggiato tendenze d’affermazione personale di qualche studente,
- non ha previsto l’eventualità che qualcuno dei giovani sarebbe stato cosí irresponsabile da rischiare la vita per diffondere il messaggio della nuova organizzazione (vedi l’arrampicata notturna molto pericolosa sulla struttura metallica dell’edificio in ristrutturazione) e, meno che mai!, che uno di essi sarebbe arrivato al delitto.
I giovani hanno preso troppo sul serio la proposta della settimana a tesi del professore, che, in buona fede (nella speranza di prevenirne le negative conseguenze), ha messo loro in mano armi pericolose.

La direzione del film è coerente con la tesi da dimostrare, pur cedendo in alcuni episodi alla tentazione della ricerca spettacolare.
L’interpretazione dei giovani è convincente, specialmente dei tre-quattro maggiormente evidenziati per assenso o rifiuto di fronte all’iniziativa alla quale tutto il gruppo scolastico partecipa.
Il protagonista eccede talvolta in classe nella disponibilità al dialogo o nel rifiuto del medesimo con i giovani, ma l’interprete è generalmente all’altezza del suo difficile ruolo.
È LA STORIA contemporanea D’UN CARISMATICO PROFESSORE di scuola media superiore in Germania, IL QUALE,
– volendo attuare il metodo didattico partecipativo con i suoi allievi,
– dopo aver deciso assieme a loro di sperimentare in una settimana a tema il sistema di governo autocratico come dittatura (con lo scopo di convincerli dell’improponibilità delle stessa nel nostro tempo),
– dopo aver costatato le impreviste conseguenze negative provocate dai giovani,
– dopo aver tentato di fermare la marea provocata dal loro entusiasmo che li aveva resi spinti a mettere in atto comportamenti irresponsabili e violenti per difenderne il programma contro chi non era d’accordo con loro,
– dopo aver inutilmente tentato, convinto d’aver fatta una scelta sbagliata, di frenare le drammatiche conseguenze della violenza dell’Onda da lui capeggiata in modo autoritario ma che ormai gli è sfuggita di mano,
– dopo aver assistito alle reazioni sconsiderate d’un suo allievo squilibrato che ferisce un compagno e poi si suicida,
– ACCETTA RASSEGNATO il suo arresto da parte della polizia come responsabile in causa di quanto successo.

*****
Per la formazione personale degli spettatori, non saranno inutili alcune riflessioni indirettamente suggerite dal contenuto del film, anche se con il medesimo non hanno direttamente nulla in comune.
Diciamo subito che fortunatamente non tutte le onde degenerano in tsumani. Alcune, però, in campo politico rischiano di riversarsi sulla società procurando grossi guai!
Voglio citare qualche esempio di pericolosi giochi di ruolo, prendendo spunto del caso proposto dalla fiction alla quale abbiamo assistito.
Faccio riferimento a quello del personaggio sulle tavole del palcoscenico o sul set telecinematografico. Sul capo di un attore (interprete, in greco ipocritès!), si mette una corona e farà la parte del re; in mano ad altri la pistola e il Crocifisso e saranno un ladro e l’esorcista. Terminato il ruolo ipocrita della recita o delle riprese, i tre rientrano nella rispettiva identità di comuni cittadini. Lo spettacolo da loro interpretato comunicherà agli spettatori le idee del regista, non quelle dei singoli interpreti.
Si verifica talvolta il caso di persone che interpretano nella vita normale il personaggio che è stato loro assegnato o che liberamente hanno scelto di rappresentare, ad esempio quello d’un insegnante, d’ un politico, d’un genitore. Potrebbero indossare, analogamente a quanto succede nel teatro e nel film, le maschere relative, ma saranno gli allievi, i cittadini, i figli a chiedersi, ad un certo punto, se essi giochino ipocritamente oppure se facciano davvero il loto dovere!
È sconsigliabile partecipare a giochi impegnativi senza convinzione.

Torniamo al film: esso indirettamente esorta ad usare molta attenzione nella scelta delle persone alle quali affidare ruoli di potere.
Nell’antichità classica, lezioni di vita famigliare e politica erano presentate al popolo attraverso rappresentazioni tragiche e drammatiche, i cui protagonisti con le rispettive imprese educavano gli spettatori suscitando in essi reazioni di purificazione (catarsi), anche con funzione preventiva contro abusi di potere. (Adelio Cola)

 

 


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