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SMETTERE DI FUMARE FUMANDO



Regia: Gipi
Lettura del film di: Adelio Cola
Titolo del film: SMETTERE DI FUMARE FUMANDO
Titolo originale: SMETTERE DI FUMARE FUMANDO
Cast: regia, sogg., scenegg.: Gian Alfonso Pacinotti Gip interpr. princ.: Gian Alfonso Pacinotti (Gip) durata: 68' colore produz.: GIPI origine: ITALIA, 2012 distrib.:
Sceneggiatura: Gipi
Nazione: ITALIA
Anno: 2012
Presentato: 30 TORINO FILM FESTIVAL 2012 - Torino 30

Il titolo lascia l’impressione d’un gioco di parole e d’uno scherzo. Il film sembra confermare fin dall’inizio nello spettatore l’interpretazione che il regista abbia avuto buon gioco nel prendere in giro tutti iniziando da se stesso. Egli è anche interprete e protagonista d’un uomo di mezza età ridotto alla disperazione dopo anni che quaranta sigarette al giorno l’accompagnano nelle varie occupazioni di lavoro e di svago. Ora si rende conto che così non può continuare e non vuole che la cosa continui. Lo spettatore comincia a capire che il film non è uno scherzo a vuoto. La delusione del protagonista lo coinvolge fio a partecipare alla sofferenza della sua crisi d’astinenza. La decisione è presa. “Questa è l’ultima sigaretta della mia vita!” Egli si sente troppo umiliato dal fatto di non essere più in grado di dominare la sua mente e le sue esigenze fisiche a causa del fumo, che lo condiziona fin da ragazzo

 

(“Ho cominciato a fumare a 14 anni. Ora ne ho 48”). Vuole sospendere improvvisamente di soggiacere a quel maledetto vizio. Due ritornelli fioriscono dalle sue labbra a modo di anafora: “Devo pensare alle cose che mi piacciono; non ce la farai mai!”. Il dialogo si svolge tra lui e il suo io condizionato dall’abitudine perversa. Notevole è il fatto ch la prima ‘cosa che gli piace pensare’, quasi compensazione del fimo, è lo spettacolo dei giovani sportivi in palestra; “ordinati e puliti” come era lui una volta e come vorrebbe ritornare ad essere.

Il film è scandito nei dieci giorni di lotta accanita e di crisi affrontate con determinazione di non mollare l’impossibile impresa contro se stesso. I primi cinque lo fanno soffrire (“qualche giorno mi sembra di diventare matto!”). Egli si autofilma e le brevissime inquadrature sembrano buttate giù a caso e quasi senza uno scopo. Gli ultimi giorni diventano più ‘scorrevoli’, egli comincia a intravedere l’uscita dal buio del tunnel. Mentre i primi erano caratterizzati dalla nostalgia del bel tempo della fanciullezza quando giocava e cantava senza problemi, gli ultimi recuperano gli affetti famigliari e le relazioni amichevoli con persone vicine. Decimo giorno: vittoria!

Il film è strano, cioè diverso dal modo ordinario di fare cinema. Le regole canoniche sono andate a farsi benedire. Il protagonista-regista è verbalmente pesante, scanzonato e spesso volgare, (rispettoso però e affettuoso con la madre che lo compatisce), le riprese sono sconclusionate e talvolta capovolte, la logica tra una inquadratura e l’altra sembra inesistente. Eppure il film comunica allo spettatore l’idea del suo autore, che, malgrado la ‘pesantezza’ di immagini e parole, è positiva. 

Forse involontariamente il film è un amichevole incoraggiamento a chi, come il protagonista, si rende conto del danno personale che sta subendo lasciandosi condizionare da circostanze che non lo lasciano ‘libero’: “Io ce l’ho fatta! Se vuoi, ce la puoi fare anche tu!”

È la storia d’un uomo dipendente da anni dal fumo, il quale, con la forza della volontà e il desiderio di riprendersi il dominio della sue facoltà psicofisiche compromesse dalla nicotina, riesce a vincere la sua dipendenza dalle sigarette.

 


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