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KHANEK PEDARI



Regia: Kianoosh Ayyari
Lettura del film di: Adelio Cola
Titolo del film: KHANEK PEDARI
Titolo originale: KHANEK PEDARI
Cast: regia e scenegg.: Kianoosh Ayyari mont.: Kianoosh Ayyari fotogr.: Dariush Ayyari mus.: Behzad Adbi Scenogr. e costumi.: A,Nejad Imani interpr. princ.: Mehdi Hashemi, Shabab Hosseini, Mehran Rajabi, Naser Nashemi, Narazin Farahani durata: 90 colore produz.: Abandad Film origine: IRAN, 2012
Sceneggiatura: Kianoosh Ayyari
Nazione: IRAN
Anno: 2012
Presentato: 69 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia 2012 ORIZZONTI

Film di violenza verbale, morale e fisica. I personaggi maschili imperano in casa, ordinano a moglie e figli da veri dittatori.

Se qualcuno, peggio, qualcuna, tenta di esprimere obiezioni, viene immediatamente sopraffatto da insulti e minacce. Se un giovane intende metter su famiglia e pretende di vedere la sua prossima sposa, viene considerato un “marziano”: “ma non conosci la nostra tradizione? Non è permesso conoscere la sposa prima del matrimonio”. In quanto alla violenza fisica, essa arriva a livelli per noi occidentali inconcepibili.

“Sciagurata, disgraziata, svergognata grida il padre alla figlia, aggiungendo alle parole maltrattamenti e percosse; “hai disonorato la famiglia per sempre!”. Detto fatto, la lega, la tiene ferma sotto una coperta e ordina al figlio quindicenne: “colpiscila con quella colonnina di marmo! Dai, più forte!” Sotterra la vittima nella cantina di casa occultandone la sepoltura con lastre di pietra.

Gli anni passano. Unico testimone dell’omicidio è il figlio. La versione ufficiale è: “la svergognata è fuggita!”

Nel giro di tre generazioni tutti hanno il medesimo problema: dov’è andata la colpevole? Per puro caso e coincidenza imprevista, la verità viene a galla dopo sessanta anni. Il figlio fratricida ora ha a sua volta figli e nipoti. Quando la verità è ormai di dominio comune, il responsabile è colpito da un ictus e finisce all’ospedale.

Qui da noi a questo punto si concluderebbe affermando che non esiste il delitto perfetto. Ma laggiù in Iran dove il regista ambienta il fattaccio, là dove impera la legge del Corano, che pensano? E’ soltanto un caso unico, enfatizzato dal film?

 


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