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PIETA



Regia: Kim Ki-Duk
Lettura del film di: Gian Lauro Rossi
Titolo del film: PIETA
Titolo originale: PIETA
Cast: regia e scenegg.: Kim Ki-Duk mont.: Kim Ki-Duk fotogr.: Jo Yeong-Jik scenogr.: Lee Hiun-joo cost.: Ji Ji-yeon mus.: Park in-young interpr. princ.: Chi Min-soo, Leo Jung-jjn durata: 104 colore produz.: Kim Soon-mo origine: Repubblica di Corea, 2012 distrib. intern.: Good Films
Sceneggiatura: Kim Ki-Duk
Nazione: REPUBBLICA DI COREA
Anno: 2012
Presentato: 69 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia 2012 CONCORSO VE69
Premi: 1. LEONE D'ORO - 2. PREMIO PADRE NAZARENO TADDEI 2012 per la capacit di cogliere in profondit la distruttibilit di una societ regolata dal flusso del denaro e dalla negazione di ogni valore, ma anche che ogni forma di riscatto e di redenzione deve passare attraverso un faticoso percorso di dolore, di violenza e di totale messa in gioco di se stessi prima di veder sbocciare il germe della speranza. - 3. Jaeger-LeCoultre Reverso - 4. Premio Agiscuola Leoncino d'oro - 5. Mouse d'oro

È la storia del giovane Lee, ragazzo senza famiglia, che per guadagnare, si fa strumento di un usuraio con il compito di andare a riscuotere il denaro: chi non paga riceve da lui mutilazioni gravi. Un giorno riceve una donna che afferma di essere sua madre: all’istante Lee la respinge, ma con il passare dei giorni, e le prove a cui la sottopone, la accetta in quanto tale. Questa donna, successivamente simula il suo stesso rapimento per attuare vendetta sul giovane di cui, in realtà, non è la madre. E’ lei che crea le condizioni per questa stessa vendetta, perché il suo vero figlio era stato mutilato a suo tempo dal giovane Lee, a causa del quale si era ucciso. Pure lei compirà questo simile gesto, per lasciare nel tormento il giovane che la credeva sua  madre.

Il racconto filmico inizia con il suicidio, per impiccagione, di un giovane su sedia a rotelle (che era stato vittima di usura, da parte di Lee, che lo aveva mutilato), e termina con il suicidio della presunta madre del giovane, suicidio attuato con fini vendicativi sullo stesso usuraio che, a suo tempo, le aveva procurato tanto dolore martoriandole il figlio e inducendolo al suicidio, per cui architetta il modo per infliggere a Lee dolore e disperazione.

I vari passaggi narrativi evidenziano in primo luogo la cattiveria di Lee, prodotta dai mancati pagamenti, rendeva invalide le persone insolventi, al fine di ottenere i risarcimenti dall’Assicurazione. Ci viene rappresentato, però, un giovane infelice, violento per necessità e con l’unico obiettivo di far soldi che egli mette al centro di tutto.

Il secondo passaggio narrativo evidenzia l’incontro con una donna più anziana di lui che si presenta come sua madre.  Dopo averla messa alla prova, tentando (riuscendovi) addirittura un incesto, accetta l’idea che è sua madre. Da questo momento il suo atteggiamento nei confronti della presunta mamma si modifica: assume modi infantili e nel contempo protettivi verso la donna.

Il terzo passaggio narrativo consiste nel rappresentare il rapimento della donna, di cui lei stessa è artefice, finalizzato a produrre un forte dolore verso chi aveva provocato mutilazioni e conseguente morte al suo vero figlio. All’interno di questo blocco, il protagonista, nel cercare la presunta madre, incontra le persone che aveva oltraggiato, le gratifica, tentando di recuperarle con il denaro, ma l’odio che gli stessi avevano maturato nel loro cuore, non si attenua. Significativo, rispetto al valore che viene dato al denaro è un dialogo: “Che cosa è il denaro?” si chiede Lee ad alta voce; e la madre: “ è la fine delle cose, è la fine di tutto e può essere tutto, amore, odio, amicizia, benessere, ma è anche vendetta !” E su questa affermazione Lee si spaventa e si terrorizza. A conclusione di questo terzo passaggio la donna si fa viva con Lee e gli segnala dove si trova, indicandogli la cima di una casa. Lee ha la sensazione che qualcuno di coloro a cui aveva fatto del male, la voglia buttar giù e questo è ciò che la donna gli vuol far credere. Non fa in tempo ad arrivare che la donna si lancia proprio vicino a quell’albero accanto al quale aveva sepolto il suo vero figlio. Il giovane, distrutto, si corica tra i due corpi, quasi morisse anche lui, evidenziando comunque la sua morte interiore.

L’idea centrale: il Regista sembra voglia comunicare che una vita vissuta solamente all’insegna del denaro, utilizzando qualsiasi mezzo che possa anche provocare sofferenza e violenza (anche se possono trovare giustificazioni in una vita passata in solitudine turbolenta e drammatica), può far insorgere nelle persone un odio talmente forte da produrre qualsiasi tipo di vendetta tale da portare anche alla morte. Di fatto ci si trova già di fronte ad una tragica realtà, quando le persone non usano pietà nei confronti di situazioni difficili, ma cattiveria e malvagità. 

Nel manifesto del film è rappresentata un’immagine che fa riferimento alla PIETÁ di Michelangelo, che credo la si debba valutare  con riferimento al dolore di una madre per il proprio figlio morto, ma non solo, perché con il canto religioso che chiude il film, preghiera della liturgia cristiana, il Kyrie Eleinson, il regista vuole anche trasmettere un messaggio di spiritualità religiosa. È una Pietà, quindi, che non fa solo riferimento all’amore terreno, ma si eleva a sentimenti più alti e sublimi.

 


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