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ANTON TUT RYADOM



Regia: Lyubov Arkus
Lettura del film di: Adelio Cola
Titolo del film: ANTON TUT RYADOM
Titolo originale: ANTON TUT RYADOM
Cast: regia e scenegg.: Lyubov Arkus mont.: Georgy Ermolenko fotogr.: Alisher Khamidkhodzhaev mus.: Max Richter interpr. princ.: Anton Lharlitonov, Rinata Kharitonova, Vladimir Kharitonov durata: 110 colore produz.: Sergey Selyanov, Alexander Golulva origine: Russia, 2012
Sceneggiatura: Lyubov Arkus
Nazione: RUSSIA
Anno: 2012
Presentato: 69 Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia 2012 FUORI CONCORSO Proiezioni Speciali

La voce fuori campo conclude il film con l’affermazione: “la vera protagonista è la cinepresa”. In realtà è la storia del quindicenne russo Anton, autistico e dagli specialisti dichiarato “irrecuperabile”. Una troupe cinematografica s’interessa del caso e lo vuole documentare. L’incontro con la tecnologia terrorizza il poveretto, che con il tempo e l’attesa pazientissima di chi gli vuol bene, la madre anzitutto, impara a scrivere e a borbottare qualche parola. Gli fanno fare esperienze di vita comune in diversi istituti, nei quali non riesce ad adattarsi ed a convivere con i giovani colleghi. Tra l’altro non potrà mai, prevede qualcuno,imparare un’attività manuale e tanto meno un mestiere per guadagnarsi, in futuro la vita in qualche modo,perché non riesce a stare fermo: si muove continuamente, “macina chilometri andando su e giù da un luogo all’altro”. La madre, ammalata di cancro spera nel miracolo che arriverà quando lei non ci sarà più. Quello sarà il tempo di Anton, conducente di filobus, che non aveva mai seguito il figlio irrecuperabile, del quale “s’interessa tutto mia moglie illusa”. Adesso che tocca a lui, capisce quello che lei sapeva fin dall’inizio, non per studi affrontati ma per intuizione materna: Anton esce dal suo isolamento unicamente con chi lo ama. La formula di cura è talmente semplice da sembrare ovvia a tutti,ma è personalmente impegnativa perché la persona deve vivere per chi ama, sempre con lui. Anton, dopo tre anni circa, non soltanto ha imparato a socializzare, a scrivere, ad esprimersi abbastanza chiaramente a parole anche, ma addirittura a comporre negli anni successivi un suo speciale diario personale fatto delle centinaia di brevissimi pensierini scritti abbastanza chiaramente con calligrafia puerile su larghi fogli bianchi,con l’aggiunta di ingenui disegnini fantasiosi. Ultima sorpresa del miracolo: Anton chiede alla regista della sua storia di adoperare la cinecamera, con la quale esultante di gioia grida: “sto fotografando il cielo. Guarda come è azzurro!”.

La struggente e incoraggiante storia di Anton ha trovato nella cinepresa, come affermato dall’iniziale voce fuori campo,la sua protagonista nel senso che è per merito suo che la madre è sopravvissuta anni più del prevedibile nella sua malattia, chiede di vedere e di rivedere le riprese con al centro il figlio, perché poi è grazie ad essa che Anton è uscito dal buio tunnel dell’autismo, riuscendo a documentare quella sua storia autobiografica che infonde speranza anche a chi è senza speranza.

Il film testimonia un ulteriore prova della verità che l’amore vero fa miracoli!

 


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