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MUUKALAINEN (The Visitor)



Regia: Jukka-Pekka Valkeapaa
Lettura del film di: Adelio Cola
Titolo del film: MUUKALAINEN (THE VISITOR)
Titolo originale: MUUKALAINEN (THE VISITOR)
Cast: regia: Jukka-Pekka Valkeapaa - scenegg.: Jukka-Pekka Valkeapaa, Jan Forsström - scenogr.: Kaisa Makinen - fotogr.: Tuomo Hutri - mont.: Mervi Junkkonen - mus.: Helena Tulve & TBC - cost.: Sarì Suominen - interpr.: Pavel Liska (ospite), Vitali Bobrov (figlio), Jorma Tommila (padre), Emilia Ikaheimo (madre) - durata: 104' - colore - produz.: Helsinki filmi, blueLight - origine: Finlandia/Germania/Estonia/Gran Bretagna, 2008
Nazione: FINLANDIA/GERMANIA/ESTONIA/GRAN BRETAGNA
Anno: 2008
Presentato: 65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2008 - Giornate degli Autori

Se ci fosse un ‘oscar’ disponibile per i film di questa categoria, io lo assegnerei comunitariamente allo sceneggiatore, al regista ed al direttore della fotografia di “THE VISITOR”. Al momento della consegna…ci ripenserei e forse mi pentirei del mio precedente giudizio sulla qualità dell’opera.

Sembra una boutade per dire e non dire ciò che uno pensa. Ma veniamo al film.
Protagonista è un fanciullo muto che vive con la madre in un deserto…di piante. Ci troviamo (inizio secolo XX ?) nel mezzo d’una foresta nordica, in una vecchia abitazione dove non si sa che cosa sia successo prima (il padre è in prigione), e dove, durante le due ore circa di durata dello spettacolo, non succederà niente …o quasi. La vita monotona dei due viene sconvolta dall’arrivo di un misterioso ospite, che nessuno sa da dove venga, che cosa voglia, dove desideri arrivare, non soltanto, ma che nessuno sembra conoscere.
E’ ferito, viene soccorso ed accettato come ospite provvisorio. Il ragazzo ogni tanto va a trovare il padre incatenato mani e piedi (dove sia la prigione e come possa il figlio ogni volta entrare nella cella del padre senza difficoltà, il film non lo dice). C'è un segreto che il detenuto confida al figlio e che quest’ultimo non dovrà svelare a nessuno (neppure agli spettatori!…). quando alla fine questi ultimi vedranno l’oggetto contenuto nella misteriosa cassettina consegnata dal padre al figlio, non capiranno il significato del macabro contenuto all’apertura della custodia: la testa d’un pollo (perché? È simbolo di che cosa?…).
I, chiamiamoli ‘misteri’ che il film contiene e che tali resteranno per noi, sono numerosi; quelli ricordati sono una piccola parte. Ad essi si aggiungono ogni tanto visioni oniriche del protagonista. C’è chi trova la situazione affascinante; c’è anche chi si irrita ed…esce dalla sala di proiezione. Tutto ciò che gli occhi curiosi del protagonista ‘inquadrano’, l’occhio della cinepresa ‘inquadra’ a sua volta, per cui quasi tutte le vicende sono offerte ‘in soggettiva’. L’ospite un po’ alla volta entra in confidenza con la madre; il figlio ne rimane impressionato. Osserva la vita degli adulti senza commentare neppure con gesti o con la mimica facciale ciò che non capisce,ma è chiaro che da tutto rimane molto impressionato. Le passeggiate nel bosco lo immergono nella misteriosa natura forestale, nella quale unico testimone di vita animale, oltre alla sua, è l’alzarsi improvviso a volo d’uno stormo di gracidanti corvi neri del malaugurio. Il nostro si cala ogni tanto in un pozzo misterioso, come tutte ‘le cose’ inspiegabili che fanno contorno a ciò che succede, e ne riemerge dopo poco (cosa c’è laggiù? Che cosa trova? Perché ci va?…). Unico amico è il suo cavallo. Lo perderà precipitato in un burrone. Forse ha perduto anche la madre, ora che sembra essersi affezionata all’ospite, che…farà brutta fine. L’ultima visita al padre prigioniero ha una finale drammatica: mentre il detenuto abbraccia il figlio con violenza fino a soffocarlo implorando: “Non andartene!”, le guardie carcerarie infieriscono selvaggiamente sul recluso, forse per salvare il ragazzo…L’ospite se n’è andato finalmente (dove e perché?): il fanciullo l’ha visto precipitare, forse suicida, nel pozzo del mistero.
Il muto protagonista sfoga la sua carica di rifiuto d’una vita indegna d’essere vissuta con un grido disperato, ripreso con la bocca spalancata in PPP:”AH!”.
Ho riferito soltanto qualche frammento d’una traccia nella quale nulla (tutto?) è importante e tutto succede in funzione del protagonista che vede, intuisce, giudica (forse) mantenendo sigillati i suoi sentimenti e pensieri, venendo a conoscere la vita di adulti che gli girano intorno incuriosendo la sua vigile attenzione. Le venti parole del film, pronunciate dagli adulti, interrompono qua e là il grande silenzio d’un mondo carico di mistero. Eppure il film è, a parer mio, un grande film, meritevole dei prolungati applausi che il pubblico gli ha attribuito. Film magnifico, frutto della collaborazione perfetta dei tre ‘autori’ sopra ricordati. Eccellente lo sceneggiatore che previde e descrisse l’ambientazione delle singole inquadrature, mirabile la regìa di colui che guidò gli interpreti a calarsi in personaggi enigmatici eppure credibili nella loro psicologia misteriosa, splendido soprattutto il direttore della fotografia. Ogni immagine si presenta sullo schermo ‘perfetta’, se nella fattispecie esiste la perfezione. Il colore di fondo è costantemente temperato tra il ‘ciano’ ed il cinereo con allusioni a sofferenza e…morte. L’interpretazione del protagonista colpisce per la coerenza della partecipazione al suo ruolo: “Sii te stesso!”, può avergli raccomandato il regista. Infatti sullo schermo è sempre ‘uguale’ e lascia congetturare che la sua sia soltanto prestazione d’un volto senza particolare sforzo esibito al fotografo mantenendosi docilmente obbediente al comando ricevuto.
Per concludere, la fotografia è splendida, mirabile nelle inquadrature ‘studiatissime’, nella gradazione coloristica, nella variazione di sfondo con risultati ‘effettati’ con grande sapienza. In una parola, tutto nel film è perfetto e degno di ammirazione contemplabile. Tutto…cioè ‘troppo’ perfetto! Non gli assegnerei l’ipotetico ‘oscar’ (qui non si può parlare di ‘Leone d’oro, previsto per altri!), perché mi sembra di scorgere con chiarezza l’autocompiacimento dei tre autori-collaboratori circa la loro opera, degna di esposizione artistica. Ecco: è una galleria d’arte espositiva con una serie di magnifici quadri d’autore.
Calligrafismo?!”, mi suggerisce un collega quasi chiedendomi la risposta, che mi ritengo impreparato ad esprimere con convinzione. (Adelio Cola)
 


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