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HOTEL MEINA



Regia: Carlo Lizzani
Lettura del film di: Manfredi Mancuso
Titolo del film: HOTEL MEINA
Titolo originale: HOTEL MEINA
Cast: regia: Carlo Lizzani - scenegg.: Dino Leonardo Gentili, Filippo Gentili, Pasquale Squitieri, Carlo Lizzani - scenogr.: Tonino Zera - fotogr.: Claudio Sabatini, Supervisione Vittorio Storaro - mont.: Massimo Quaglia - mus.: Luis Bacalov - cost.: Catia Dottori - suono: Gilberto Martinelli - effetti spec.: Roberto Ricci - interpr.: Benjamin Sadler, Ursula Bushhorn, Danilo Nigrelli, Marta Bifano, Federico Costantini, Ivana Lotito, Buse Butz, Ernesto Mahieux, Majlinda Agaj, Eugenio Allegri, Silvia Cohen, Diana Collepiccolo, Elia Donghi - durata: 110' - colore - produz.: Titania Produzioni SRL - origine: Italia/Francia/Serbia, 2007 - distrib.: Mikado Film SPA
Nazione: ITALIA
Anno: 2007
Presentato: 64. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2007 - Maestri

È la storia di Noa, giovane figlia di un ebreo proprietario dell’Hotel Meina sul lago Maggiore, che vive una storia d’amore col coetaneo Julien, anch’egli ebreo e ospite con la sua famiglia nello stesso hotel (dove risiedono anche alcuni ebrei lì rifugiatisi per sottrarsi ai rastrellamenti).

Un giorno, brindano tutti insieme alla notizia dell’armistizio italiano. Tuttavia, di lì a poco, un comando di SS nazista irrompe nell’hotel, confinando tutti nelle loro stanze.Nel frattempo arriva come ospite dell’hotel una donna tedesca, Cora Bern, antinazista in incognito. Il suo arrivo attira l’attenzione del fanatico capitano tedesco, Krassler, che la sceglie come interlocutrice per le sue conversazioni.
Una sera, egli sorprende i suoi soldati in preda al vino e, per punirli, ordina una marcia. Gli ospiti dell’albergo credendo che i tedeschi siano partiti escono dalle stanze, cenando divertendosi con musica e danze. Dopo cena, il gruppo discute se sia il caso di fuggire o meno, scegliendo, alla fine di restare.
Mentre i rapporti tra ebrei e tedeschi vanno sempre più degenerando, Cora lascia l’hotel prendendo contatto con la resistenza e portando a termine la sua missione; decide però di tornare indietro per aiutare gli ebrei rimasti. Tornata in albergo, rivela la sua identità e il suo piano per metterli in salvo: far loro attraversare il lago con una barca.
Tutto è pronto per la fuga, ma questa non riesce: Krassler, insospettitosi dell’incendio divampato nell’albergo (appiccato dal padre di Noa per distrarre i tedeschi), fa perlustrare la zona e riacciuffare tutti i fuggiaschi.
Noa cerca disperatamente un altro modo per salvarli, ma tutto si rivelerà inutile: infatti i nazisti, con il pretesto di interrogarli a gruppi, portano gli ebrei fuori dall’albergo e li uccidono, gettandone poi i cadaveri nel lago.
Di lì a poco toccherà anche a Julien che verrà ucciso dai tedeschi, con quanto rimane della sua famiglia.
Dopo gli omicidi, i nazisti “festeggiano” con grandi quantità di vino e Krassler, brillo, cade nella trappola tesagli da Cora, che, indossato il suo vestito migliore, lo attira in una serra, sfilandogli la pistola: non riesce però ad ucciderlo e scappa via inorridita.
Approfittando della confusione generale, Noa e famiglia lasciano finalmente anche loro l’albergo, scappando con una barca guidata dagli antinazisti.La figura di Noa viene piú volte sottolineata dal regista nella sua grande determinazione nell’aiutare i prigionieri ebrei in qualsiasi modo, anche con grande rischio personale, nel tentativo di rimediare a quella che considera un‘enorme ingiustizia («non è giusto!», esclama quasi incredula alla notizia che solo i clienti ebrei sono “prigionieri”). Il tenero sentimento che la lega a Julien, dal quale verrà separata alla fine con tanta brutale violenza, cresce e si rafforza durante la prigionia, unendosi parallelamente alla volontà (quasi “disperata”) di salvare i clienti ebrei per i quali prova una pietosa, umana solidarietà.
Viene affiancata nel suo tentativo dalla figura di Cora, tedesca (non tutti i tedeschi sono quindi “cattivi” e con la testa piena di folli idee di razza pura come Krassler), antinazista che viene mostrata (al di là delle sue azioni “di facciata”, necessarie per dissimulare la sua identità) sempre piú ideologicamente distante e disgustata dalle idee e dalla figura stessa di Krassler, esemplare icona dell’odio e dei piú beceri ideali nazisti. Ella si rivelerà anche “moralmente” diversa dal suo connazionale: infatti, pur avendo la facile occasione di ucciderlo, non riesce a commettere quell’omicidio a “sangue freddo” e fugge via dagli orrori di cui lui è stato artefice, mentre le urla rabbiose e deliranti di Krassler si infrangono contro i pesanti cancelli di ferro dietro i quali è rinchiuso, come un animale in gabbia.Il tentativo fallito di Noa (che fino all’ultimo, come detto, cerca una via di fuga per i “condannati a morte”, arrendendosi soltanto all’evidenza di non poter affrontare da sola la ferocia dei nazisti) provoca in lei un profondo rimpianto reso esplicito dalla sequenza finale del film, nella quale ella rivedrà davanti agli occhi i volti di tutti gli uomini e le donne che sono stati uccisi, poco prima di “rivedere” il volto sorridente del suo Julien, amore mai dimenticato.
Il film fa quindi emergere e rende omaggio alla figura di una donna che impegnatasi, inutilmente – date le circostanze storiche – nel tentativo di salvare degli innocenti, anche a forte rischio personale, non essendoci riuscita rimane con un cocente rimpianto delle innocenti vittime. (Manfredi Mancuso)
 


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