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IL SEME DELLA DISCORDIA



Regia: Pappi Corsicato
Lettura del film di: Franco Sestini
Edav N: 363 - 2008
Titolo del film: IL SEME DELLA DISCORDIA
Cast: regia. sogg.: Pappi Corsicato scenegg.: Pappi Corsicato con collaborazione di Massimo Gaudioso fotogr.: Ennio Guarnieri mont.: Giogi Franchini scenogr.: Antonio Farina cost.: Maria Grazia Colombini interpr.: Caterina Murino (Veronica), Alessandro Gassman (Mario), Michele Venitucci (Gabriele), Martina Stella (Nike), Valeria Fabrizi (Madre di Veronica), Isabella Ferrari (Monica), Angelo Infanti (Padre di Veronica), Monica Guerritore (Androloga), Iaia Forte (Amante), Rosalia Porcaro (Amante 2), Eleonora Pedron (Ragazza di Gabriele), Lucilla Agosti (Ballerina) durata: 85 colore produz.: Rodeo Drive con Medusa Film e Sky realizzato col contributo del Ministero Beni e Attivit Culturali origine ITALIA, 2008 distrib.: Medusa Film
Sceneggiatura: Pappi Corsicato e Massimo Gaudioso
Nazione: ITALIA
Anno: 2008
Presentato: 65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2008 - In Concorso

È la storia di due coniugi, Veronica e Mario, una coppia apparentemente affiatata e benestante: lei gestisce un negozio di abbigliamento ed è in procinto di aprirne un altro, mentre lui è un rappresentante di fertilizzanti e sembra avere grosso successo, specialmente con l’ultimo ritrovato che l’azienda per cui lavora gli ha messo a disposizione.

Veronica è una bella donna, vistosa ma anche estremamente volitiva nel lavoro, ricca di personalità e molto ambiziosa: in concreto, è l’oggetto del desiderio di tutti quelli che ruotano attorno a lei, tant’è vero che viene chiamata “La Poderosa”, come la mitica motocicletta di Che Guevara; ha una madre che collabora con lei nel negozio ed è sempre a disposizione della figlia per qualunque cosa possa occorrerle; ha anche un’amica, Monica, detta Monique, una arzilla signora che gestisce un Bar Tavola Calda ed ha la ventura di ritrovarsi quattro figli da quattro uomini diversi.

Mario, un uomo affascinante, dal fisico prestante, usa queste sue armi nella vendita del prodotto che rappresenta, in particolare nei confronti delle mogli dei titolari dei vivai, destinatari delle sue visite.

L’unico cruccio della coppia è il poco tempo che trascorrono insieme, in quanto Mario parte il lunedì e rientra il venerdì: quando poi sono insieme, l’aspetto sessuale lascia un po’ a desiderare, in quanto lui ha il famoso problema dell’eiaculazione precoce, ma Veronica non se ne fa un cruccio: nonostante il poco tempo che trascorrono insieme, lei non ha mai pensato di tradire il marito.

Una sera, la donna all’uscita dal negozio viene aggredita da una coppia di malviventi che la vogliono rapinare: la donna, malmenata dai banditi, viene ritrovata svenuta dalla Guardia Giurata di servizio nell’area del negozio, anch’esso facente parte della nutrita schiera di spasimanti de “La Poderosa”.

Veronica e Mario, cominciano a parlare di mettere al mondo un figlio e, per fare questo, la donna esegue un test di fertilità e scopre di essere perfettamente a posto; lui è invitato a fare altrettanto e, sia pure storcendo la bocca, si sottopone ad un analogo test.

La donna comincia ad accusare alcuni disturbi tipici della gravidanza – vomito, fame smodata, stanchezza – e così decide di fare il test per vedere se è incinta e scopre, con grande gioia, che aspetta un bambino: peccato che quando lo dice a Mario, lui abbia ricevuto il risultato del suo test di fertilità, nel quale viene specificato che l’uomo è “ sterile”: facile prevedere le reazioni all’interno della coppia.

Di chi sarà il bambino? La cosa più logica è che Veronica abbia avuto una relazione, anche breve, con qualcuno, durante una delle tante assenze di Mario, ma così non è (afferma la donna); dopo varie indagini, viene scoperto che “il colpevole” è la Guardia Giurata che l’ha rianimata in occasione della rapina, il quale – trovatale svenuta – non ha saputo resistere alla tentazione e ne ha approfittato (e lei non si accorta di niente neppure “dopo”? Mah!).

A questo punto accadono due cose: Veronica decide di abortire e prende appuntamento in una Clinica e Mario – che se ne era andato di casa – ritorna annunciandole di avere lasciato il lavoro e di volere solo restare con lei; ovviamente questo discorso viene fatto subito dopo che la donna ha optato per non aborrire e tenere il figlio: quindi tutto bene, la coppia si riforma, anche se il figlio sarà di un altro; e questo apparirà chiaramente dall’ultima sequenza del film, dove la coppia – tre anni dopo la riconciliazione – si ritrova in un Centro Commerciale e lascia il bambino nella nursery, analogamente a quanto fa un'altra coppia – la guardia e la moglie – che lascia una bambina: entrambi i piccoli hanno una voglia sullo zigomo sinistro, analogamente a quanto ha la guardia, padre di entrambi.

Il film è tutto qui, tutto nella vicenda, realizzata per “piacere” al pubblico delle sale e quindi piena zeppa di belle donne, situazioni scabrose, battute salaci e un po’ grasse e la fase di suspence nella quale tutti sono alla ricerca dell’inseminatore di Veronica.

Se poi vogliamo approfondire leggermente questa “sentenza”, possiamo dire che tutta l’atmosfera che si respira nel film è permeata del permissivismo tipico dell’attuale società, dove l’egoismo, o meglio l’egocentrismo, dominano qualunque atto.

Però, dato che in questo tipo di film c’è sempre un “però”, al termine dell’opera abbiamo Mario che lascia la vita facile e spensierata di gallo in mezzo ad un branco di galline e Veronica che, per effetto della imminente nascita del figlio, dovrà ridimensionare tutte le sue ambizioni di lavoro: sono entrambi fatti positivi.

Non mi sembra che ci sia altro da aggiungere; forse qualche nota sugli interpreti s’impone: Caterina Murino (Veronica) ha conosciuto i suoi dieci minuti di gloria quando nel 2006, ai tempi dell’annuale “007”, venne chiamata a partecipare a questo film ormai diventato un cult; nell’opera di Corsicato realizza un’interpretazione molto “fisica”, forse come richiesto espressamente dall’autore e in questo se la cava bene; Alessandro Gassman, che pone la fisicità ai vertici delle sue interpretazioni, lavora bene finché questo aspetto è richiesto dal copione, ma quando deve diventare uno “sconfitto”, un cornuto o giù di lì, mi sembra che risponda a fatica agli imput del copione.

Molto meglio i ruoli minori, con una Valeria Fabrizi bravissima nel ruolo di madre e con Isabella Ferrari che interpreta alla perfezione la difficile parte di Monique, la donna con i quattro figli e zero mariti.

Comunque sia, credo – anzi sono certo – che il film avrà successo nelle sale, indipendentemente dal risultato di questo Festival. (Franco Sestini)

 


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