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TOTEM



Regia: Jessica Krummacher
Lettura del film di: Adelio Cola
Titolo del film: TOTEM
Titolo originale: TOTEM
Cast: regia e scenegg.: Jessica Krummacher fotogr.: Bjrn Siepmann mont.: Jessica Krummacher, Heike Parplies, mus.: Marina Frenk, cost.: Anna Wbber, Sarah Bernardy interpr. princ.: Marina Frenk (Fiona), Natja Brunckhorst (Claudia), Benno Ifland (Wolfgang), Alissa Wilms (Nicole), Cedric Koch (Jurgen), Fritz Fenne (Ulli), Dominik Buch (listruttore di nuoto) durata: 86 colore produz.: Arepo Media GMBH origine: GERMANIA, 2011
Sceneggiatura: Jessica Krummacher
Nazione: GERMANIA
Anno: 2011
Presentato: 68. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2011 SETTIMANA DELLA CRITICA

Il film è ambientato in Germania nel tempo nostro. Fiona è una giovane tedesca “venuta da Internet”, dunque un po’ misteriosa, assunta come domestica da una famiglia mezzo borghese che “l’ha trovata” sul computer.

La sua disponibilità a qualsiasi occupazione affrontata e svolta con gentilezza fa esplodere le tensioni che già covavano nelle relazioni tra i membri dei datori di lavoro: insopportabilità reciproca tra moglie e marito, insoddisfazione nella figlia quindicenne, intollerabilità di “regole fisse” da parte del bambino più piccolo, inspiegabile presenza in casa di due bebé gemelli. Si scoprirà in seguito che Claudia, la signora, li accarezza come “i suoi due tesori”: sono soltanto due bambolotti, che Fiona deve addirittura portare a passeggio in una notte di solitudine. È l’occasione nella quale il controllo dei vigili stradali, interdetti da quanto vedono, resta misteriosamente incerto circa l’identità di quella “strana madre che gira di notte con i suoi bambini in carrozzella!” L’attuale residenza di Fiona risulta regolare nell’anagrafe, dove non risulta invece che lei sia andata ad iscriversi. È sempre più misteriosa la sua presenza (confronta il titolo emblematico del film!). Il modo di riflettere sui fatti da parte della protagonista ce la fa definire ‘filosofa’: pensa, deduce, conclude con logica inoppugnabile. Alle domande di chi le chiede che cosa aspetti dal futuro o che cosa non desideri ricordare del passato, risponde che per lei “il passato non c’è più e il futuro non la preoccupa e non ci vuole pensare. Vive giorno dopo giorno dove si trova ma non sa neppure lei perché. La sua “fede” è testimoniata dall’auto confessione che chiude il film: “Non ho mai saputo quello che volevo, non lo so nemmeno adesso”. Indifferente a tutto, l’unica cosa che non accetta è il maltrattamento manesco che le riserba Claudia, alla quale risponde difendendosi con uguale ineducazione civile. La compatisce, perché la signora le confessa che avrebbe da sempre desiderato di avere un altro figlio, ma che ormai è troppo tardi per lei “che è già in menopausa”. Il padrone di casa le salda generosamente il salario e la licenzia: è troppo “ingombrante!”.

Sono numerosi gli argomenti sfiorati dal film; lo spirito che lo pervade lo dichiara di natura nichilista. Realizzato e interpretato con freddezza professionale, esso non offre spunti educativi a giovani spettatori. (Adelio Cola)

 


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