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ANOTHER SILENCE



Regia: Santiago Amigorena
Lettura del film di: Adelio Cola
Titolo del film: ANOTHER SILENCE
Titolo originale: ANOTHER SILENCE
Cast: regia: Santiago Amigorena scenegg.: Santiago Amigorena, Nicolas Buenaventura fotogr.: Lucio Bonelli mont.: Veronique Bruque, Anita Remon scenogr.: Andr-Line Beauparlant, Ignacio Luppi cost.: Constanza Pierpaoli, Sophie Lefebvre, Isabelle Baudry mus.: Yves Desrosiers interpr. princ.: Marie Jose Croze (Mary), Ignacio Rogers (Pablito), Luis Ziembrowski (Pablo Molina), Ailin Salas (Lila) durata: 90 colore produz.: Laurent Lavol per Gloria Film origine: FRANCIA / CANADA / ARGENTINA / BRASILE, 2011 distrib. internaz.: Celluloid Dreams
Sceneggiatura: Santiago Amigorena, Nicolas Buenaventura
Nazione: FRANCIA CANADA ARGENTINA BRASILE
Anno: 2011
Presentato: 68. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2011 Giornate degli autori

Dopo le prime rapide e confuse inquadrature, sappiamo già come la storia, iniziata con un duplice omicidio, si svolgerà. Come in molti altri film del genere, si prevede che la polizia indagherà, che la persona colpita dal lutto, è una donna “sbirro” alla quale hanno ammazzato con il marito, (ex avvocato di colore che l’aveva “tirata fuori dalla m…on cui era caduta” dopo una giovinezza disordinata: …il retroterra della protagonista, da lei medesima confidata ad un’amica, è rievocato a parole senza immagini), anche il figlio bambino, si continua a prevedere che lei riserverà a sé stessa il compito di cercare i responsabili, che li troverà e che, come succede di solito nei film, a lei il regista riserverà una decisione che rappresenterà la sorpresa finale per lo spettatore. Il film è tutto qui. La struttura è quella anticipata dal cliché usato e abusato. Novità nello svolgimento della vicenda, nel susseguirsi delle “tappe” superate dalla protagonista per cercare nel ‘pagliaio’ sud americano, lei che viene dal Nord, “l’ago” e cioè il colpevole, le coincidenze occasionali che le permettono di scoprire i ricercati, i pericoli corsi ed evidentemente superati, perché anche ‘gli altri’ conoscono il loro ‘mestiere’ e sono esperti nell’uso del facile grilletto, non hanno particolari interessanti di novità.

Il racconto si presenta con ingenuità incredibile, per i tempi cinematografici che corrono, o, forse proprio per i tempi che corrono. Questo per quanto riguarda la sceneggiatura e in parte la regia. L’interpretazione della donna “sbirro” non sembra che meritasse gli scroscianti applausi che il pubblico le dedicò dopo la proiezione del film. La sorpresa finale: commossa dall’incontro con madri preoccupate dei figli bambini, una cerimonia funebre religiosa che la impressiona, dopo aver seminato quattro cadaveri durante la ricerca del giovane omicida del marito e del figlio, dopo essersi trovata davanti all’omicida, un ingenuo giovanotto piangente perché “non mi avevano avvertito che dentro la macchina alla quale ho sparato c’era un bambino”, depone le armi, getta la pistola e rinuncia a vendicarsi allontanandosi da sola verso il deserto.  (Adelio Cola)

 


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