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NUIT DE CHIEN



Regia: Werner Schroeter
Lettura del film di: Franco Sestini
Edav N: 363 - 2008
Titolo del film: NUIT DE CHIEN
Titolo originale: NUIT DE CHIEN
Cast: regia: Werner Schroeter sogg.: Juan Carlos Onetti (tratto dal suo romanzo Per questa notte, ed. Feltrinelli, 2004) sceneggi.: Werner Schroeter, Gilles Taurand fotogr.: homas Plenert mus.: Eberhard Kloke mont.: Julia Gregory, Bilbo Calvez scenogr.: Alberte Barsacq arredamento: Isabel Branco cost.: Isabel Branco effetti: Conor Coughlan, Jan Burda interpr.: Pascal Greggory (Ossorio), Bruno Todeschini (Morasan), Amira Casar (Irene), ric Caravaca (Villar), Nathalie Delon (Risso), Marc Barb (Vargas), Jean-Franois Stevenin (Martins), Bulle Ogier (Donna Ins), Laura Martin (Victoria), Mostefa Djadjam (Granovsky), Lena Schwarz (Rosaria), Joo Baptista (Juan), Pascale Schiller (Agnes), Oleg Zhukov (Max), Filipe Duarte (Julio), Sami Frey (Barcala), Elsa Zylberstein (Maria) durata 110 colore produz.: Paulo Branco e Frieder Schlaich per Alfama Films, Filmgalerie 451, Clap Filmes origine: FRANCIA/GERMANIA/PORTOGALLO, 2008
Sceneggiatura: Werner Schroeter e Gilles Taurand
Nazione: FRANCIA, GERMANIA, PORTOGALLO
Anno: 2008
Presentato: 65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2008 - In Concorso - LEONE SPECIALE PER L'INSIEME DELL'OPERA

È la storia di Ossorio, un uomo non più giovanissimo ma ancora prestante, che arriva, di notte in una stazione misteriosa, in un paese misterioso (scopriremo più tardi che il nome della città è Santa Maria, ma non viene detto niente a proposito della nazione) il treno è pieno di viaggiatori che si affrettano a scendere dal convoglio e si dirigono ognuno per la propria strada e quindi sembrerebbe tutto normale; l’unica particolarità è che i finestrini del treno sono coperti in modo da impedire la visione di quello che c’è all’esterno.

L’uomo prende un taxi e si fa portare in un posto dove abita una sua amica, Clara, la persona cioè che è venuto ad incontrare; Clara non è in casa e da quel momento comincia la ricerca di Ossorio per la ragazza e, attraverso questa ricerca, una chiarificazione di quello che sta accadendo nella città: si tratta di una sorta di Guerra Civile, nella quale si fronteggiano le forze del dittatore con quelle di una specie di rivoluzionario, con la particolarità che le due compagini s’intrecciano perché molti comprimari delle due forze in campo, decidono di tradire e passare con l’altra compagine.
Entrambe le fazioni compiono eccidi di inaudita violenza e la popolazione è atterrita: l’unica alternativa sembra essere una nave in partenza tra due giorni, i cui biglietti sono in mano a varie persone che ci stanno speculando sopra.
L’obiettivo di Ossorio è quello di entrare in possesso di due biglietti da utilizzare insieme a Clara – che ancora non si trova – per lasciare il campo di battaglia: li troverà perché il dittatore sarà così “umano” da consegnargli i due lasciapassare.
La battaglia, fatta soprattutto di scaramucce, continua ad investire i cittadini che cadono come mosche: improvvisamente giunge la notizie che le forze di un tale generale Fargo, composte anche da aerei e mezzi corazzati, stanno marciando sulla città; quest’ultimo signore che Ossorio ha già combattuto in precedenza, sembrano interessate a subentrare al dittatore locale che, nel frattempo, è morto, dilaniato dalle bombe che portava addosso.
Ossorio, che intanto è diventato “mentore” della figlia adolescente del dittatore, decide di utilizzare i due biglietti per l’imbarco insieme alla ragazzina: viene fatto accedere al perimetro dove c’è la scialuppa per raggiungere la nave ed è lì che uno dei tanti “vice”, traditore del capo, per l’esattezza uno del Ministero degli Interni, tende un agguato ai due uccidendoli entrambi.
Il film non dice nient’altro e tanto meno ci comunica qualcosa circa l’esito della battaglia in corso; arriverà il generale Fargo e conquisterà la città? Non è dato saperlo.
Il film è un coacervo di cose incongrue anche soltanto sotto il profilo narrativo; l’unica cosa da rilevare è una sorta di “come” narrativo e cioè il fatto che tutti i personaggi del film hanno la violenza e la cattiveria (nonché il tradimento) nel DNA; ma di questa caratteristica il regista si guarda bene dal dirci i motivi che l’hanno determinata e quindi – per noi spettatori – resta tutto un grandissimo pasticcio senza capo né coda.
Ed anche la figura del protagonista, che a ben guardare è l’unica ben tratteggiata anche se poco scavata psicologicamente, frana miseramente di fronte al una struttura narrativa assolutamente inesistente.
Tutto avviene in una notte – una notte da cani, come recita il titolo – nella quale le varie fazioni cercano di accaparrarsi il potere con la forza o con l’intrigo e la gente comune cerca di salvare la pelle, anch’essa “ad ogni costo”, tirando fuori tutte le parti peggiori della loro personalità; ma lo fa con tecnica e struttura che vorrei definire “dilettantesca”, ma senza avere la fresca fragranza insita nel termine, ma mostrando il lato peggiore di chi affronta il mestiere di cineasta.
Eppure, come ho già avuto modo di dire in altre occasioni, il film rappresenta le tre nazioni produttrici – Francia, Germania e Portogallo - nel Concorso della Mostra, cioè nella categoria più prestigiosa, quella che assegna il Leone d’Oro; ora torno a chiedermi quale sia il motivo dell’inclusione di questo lavoro (ma il discorso si può fare anche per altri) nell’attuale concorso e, come ho già detto in altre occasioni, a motivi di carattere opportunistici (conoscenza del produttore e desiderio di compiacerlo) si possono accompagnare volontà di nuocere alla rassegna o assoluta incompetenza da parte dei selezionatori..
Non sono particolarmente esperto di altri Festival internazionali, ma gradirei conoscere se questa situazione si presenta anche a Cannes oppure a Berlino, tanto per citare due tra i maggiori Festival europei; dico subito la mia: non lo credo!! (Franco Sestini)
 


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