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CARNAGE



Regia: Roman Polanski
Lettura del film di: Olinto Brugnoli
Titolo del film: CARNAGE
Titolo originale: CARNAGE
Cast: regia: Roman Polanski sceneggiatura: Yasmina Reza, Roman Polanski; tratto dalla pice God of Carnage fotografia: Pawel Edelman montaggio: Erv de Luze scenografia: Deanne Tavoularis costumi: Milena Canonero mus.: Alexandre Desplat interpreti: Jodie Foster, Kate Winslet, Christoph Waltz, John C. Reilly durata: 79 colore produzione: Said Ben Said, France 2 Cinema origine: FRANCIA / GERMANIA / POLONIA / SPAGNA, 2011 distribuzione italiana: Medusa Film.
Sceneggiatura: Yasmina Reza, Roman Polanski; tratto dalla pice God of Carnage
Nazione: FRANCIA / GERMANIA / POLONIA / SPAGNA
Anno: 2011
Presentato: 68. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2011 Concorso
Premi: Leoncino D'Oro

L'ultima opera di Roman Polanski è basata sulla pièce teatrale God of Carnage (Il dio della carneficina) dell'attrice e sceneggiatrice francese Yasmina Reza.

 

La vicenda. In un parco cittadino di New York due ragazzini di circa undici anni vengono alle mani. Con una bastonata quello più violento ferisce il più debole spaccandogli due denti. I genitori della “vittima”, Penelope e Michael, che vivono in un elegante appartamento nei pressi del quartiere di Park Slope a Brooklin, si incontrano coi genitori del ragazzino feritore, Nancy e Alan. Tutti sono decisi a risolvere la questione pacificamente, come si usa tra la gente civile e che possiede il “senso della collettività”. Tant'è vero che, nello scrivere il rapporto su come sono andate le cose si evita di usare la parola “armato” (di bastone), per sostituirla con quella più innocua di “munito”. Ma poco alla volta, tra una battuta, un'insinuazione ed un'offesa - con la complicità anche di un ottimo wisky scolato abbondantemente - le cose trascendono e si arriva ad un vero e proprio gioco al massacro che fa emergere la vera natura delle coppie e delle singole persone, trasformando quell'incontro nella giornata più brutta (ma anche più vera) della loro vita.

Il racconto è tutto concentrato nell'incontro tra le due coppie di genitori, che sono i protagonisti del film, e sulla loro evoluzione che permette di mettere a nudo la loro vera realtà. Quasi tutto il film è girato all'interno dell'appartamento di Penelope e Michael, che diventa il luogo della verità per tutti. A più riprese Nancy e Alan tentano di andarsene, ma poi, per un motivo o per l'altro, restano e proseguono nelle loro schermaglie che non fanno che peggiorare la situazione. Non può non venire in mente il famoso film di Luis Buñuel L'ANGELO STERMINATORE, dove la forzata e misteriosa convivenza di un gruppo di borghesi faceva esplodere le loro contraddizioni e le loro ipocrisie. Il cinismo di Alan, avvocato sempre attaccato al telefonino per dare consigli non proprio etici; l'insensibilità e la grettezza di Michael, venditore di impianti da bagno, apparentemente remissivo ma privo di sensibilità; l'idealismo di Penelope, scrittrice che si occupa della tragedia del Darfour, ma intollerante verso chi le tocca il figlio; il formalismo di Nancy, consulente finanziaria apparentemente riservata, ma che esplode in modo incontrollato dopo aver bevuto un po' di wisky: ecco il quadro di questi borghesi perbenisti e ipocriti che il regista, servendosi del pretesto narrativo della zuffa tra due ragazzini, mette in risalto.

Che la zuffa sia un pretesto narrativo, lo si capisce chiaramente da come viene rappresentata: in campo medio-lungo senza dare nessun rilievo ai particolari o alle modalità e senza neanche mostrare da vicino i due ragazzini.

Ed ecco allora emergere il profondo significato delle uniche due immagini realizzate fuori dall'appartamento, quella iniziale (su cui appaiono i titoli di testa) e quella finale, con i titoli di coda. Sono praticamente identiche: due alberi in primo piano, un pezzo di parco con dei ragazzi che giocano (nella prima c'è, appena accennata, la zuffa, mentre nell'ultima c'è un clima di serenità), la strada, e, al di là di questa, i grattacieli eleganti. È chiara la contrapposizione che l'autore vuole creare tra la natura e la cosiddetta civiltà (borghese). E non è un caso che l'ultima sequenza sia preceduta dall'immagine di quel criceto, di cui si parla nel film, “liberato” da Michael per disfarsene e considerato morto, che sembra aver trovato finalmente la libertà e la pace in una natura dove possono avvenire anche cose spiacevoli (due ragazzini che litigano) ma che è infinitamente più autentica e bella di quelle vite artificiose e false che si vivono nei grattacieli.

Opera ricca di ironia e godibilissima, CARNAGE si avvale anche di un'interpretazione veramente straordinaria dei quattro interpreti-protagonisti. (Olinto Brugnoli)

 


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