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LA NOSTRA VITA



Regia: Daniele Luchetti
Lettura del film di: Olinto Brugnoli
Edav N: 382 - 2010
Titolo del film: LA NOSTRA VITA
Cast: regia: Daniele Luchetti sogg. e scenegg.: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Luchetti scenogr.: Giancarlo Basili cost.: Maria Rita Barbera fotogr.: Claudio Collepiccolo suono: Bruno Pupparo mont.: Mirco Garrone mus.: Franco Piersanti interpr.: Elio Germano (Claudio), Raoul Bova (Piero), Isabella Ragonese (Elena), Luca Zingaretti (Ari), Stefania Montorsi (Loredana), Giorgio Colangeli (Porcari), Alina Madalina Berzunteanu (Gabriela), Marius Ignat (Andrei), Awa Ly (Celeste), Emiliano Campagnola (Vittorio) durata: 100 colore produz.: Cattleya in collaborazione con Rai Cinema; coproduzione italo-francese con Babe Films origine: ITALIA, 2010 distrib.: 01 Distribution (21.5.2010)
Sceneggiatura: Sandro Petraglia, Stefano Rulli, Daniele Luchetti
Nazione: ITALIA
Anno: 2010
Presentato: 63. Festival di Cannnes (2010) - In Concorso
Premi: Premio come miglior attore al 63. FESTIVAL DI CANNES (2010)a Elio Germano (ex-aequo con Javier Bardem per BIUTIFUL di Alejandro Gonzlez Irritu). NASTRI DARGENTO Premio miglior attore protagonista a Elio Germano (ex con aequo con Christian De Sica per IL FIGLIO PI PICCOLO di Pupi Avati). Premio miglior attore non protagonista a Luca Zingaretti(premiato anche per IL FIGLIO PI PICCOLO - ex aequo con Ennio Fantastichini per MINE VAGANTI di Ferzan zpetek). Premio miglior attrice non protagonista a Isabella Ragonese (premiata anche per DUE VITE PER CASO di Valerio Mieli - ex aequo con Elena Sofia Ricci e Lunetta Savino per MINE VAGANTI), Miglior sonoro in presa diretta a Bruno Pupparo (ex aequo con Carlo Missidenti per L'UOMO CHE VERR di Giorgio Diritti).

Dopo MIO FRATELLO È FIGLIO UNICO (2007), Daniele Luchetti ritorna sul grande schermo con La nostra vita, unico film italiano in concorso al Festival di Cannes 2010, dove ha ottenuto il premio per la miglior interpretazione maschile, assegnato a Elio Germano, ex aequo con lo spagnolo Javier Bardem in corsa con BIUTIFULdi Gonzalez Inarritu.

 

La vicenda. Claudio è un operaio edile di circa trent'anni che lavora nei cantieri della periferia romana. È felicemente sposato con Elena dalla quale ha avuto due bambini ed è in attesa di un terzo. Un giorno Claudio scopre che, nel cantiere dove lavora, un guardiano romeno è precipitato nella tromba dell'ascensore ed è morto. Per non provocare l'intervento della polizia con conseguente interruzione dei lavori, Claudio decide di stare zitto. La sua vita familiare è arricchita anche dalla presenza affettuosa del fratello Piero, un quarantenne che ancora non si è deciso a metter su famiglia, e della sorella Liliana con il marito. Claudio è in ottimi rapporti anche con un vicino di casa, che vive su una sedia a rotelle, un pusher che fa anche il protettore e che convive con Celeste (un'africana ex prostituta) dalla quale ha avuto un figlio. Ma improvvisamente le cose cambiano. Nel dare alla luce il piccolo Vasco, Elena muore. Claudio è sgomento e reagisce in modo viscerale e rabbioso. Vuole a tutti i costi arricchirsi per compensare la perdita affettiva. Non esita pertanto a ricattare l'imprenditore da cui dipende, minacciandolo di svelare la morte del guardiano, per ottenere in subappalto una palazzina. Claudio si imbarca in un affare più grande di lui e ben presto dovrà vedersela con tutti i problemi sociali ed economici tipici di un certo mondo del lavoro. Alla fine tutto sembra crollargli addosso. Ma grazie all'aiuto dei familiari, riuscirà a venirne fuori. E capirà l'importanza che nella vita hanno gli affetti e i rapporti familiari.

 

Il racconto. Il titolo del film, molto impegnativo e un po' ambizioso, potrebbe suggerire una lettura puramente sociologica o, tutt'al più etico-sociale, dell'attuale sistema economico italiano. Ma questo aspetto, che è innegabilmente presente nel film, non esaurisce la tematica dell'opera, che nasce piuttosto dal confronto tra due modi di intendere la vita e di operare.

Narrativamente, l'opera, che possiede una struttura lineare (con la presenza di un brevissimo flashback), può essere suddivisa in un'introduzione, quattro grosse parti e un epilogo. All'interno di tutti questi nuclei narrativi (più o meno lunghi), emergono però, in funzione tematica, due filoni, che potrebbero essere definiti il filone del lavoro e il filone degli affetti.

 

Introduzione. È costituita da un breve sequenza che mette subito in primo piano la figura del protagonista, Claudio, alle prese con il lavoro. Claudio è un operaio esperto, che rimprovera, seppur bonariamente, chi non esegue il lavoro a regola d'arte (il muro storto) o chi non adotta certe misure di sicurezza (il casco). Il contesto è pertanto quello del lavoro, in particolare il lavoro edile, che rappresenta la realtà socio-economica attuale con tutti i mali che la caratterizzano: abusivismo, irregolarità, corruzione, ecc. Il clima è piuttosto frenetico, ma per ora non emergono particolari problemi o tensioni.

 

Prima parte. È quasi tutta dedicata al filone degli affetti. Mentre scorrono i titoli di testa, il protagonista viene presentato nel suo rapporto con la moglie, poi con i figli e con i vicini. Claudio ed Elena si amano intensamente e aspettano con gioia la nascita del terzo figlio. Il tono è scherzoso e scanzonato. I due cantano la canzone di Vasco Rossi Anima fragile e hanno deciso di chiamare Vasco il figlio che nascerà. I figli sono un po' invadenti ed entrano nella camera da letto mentre Claudio e la moglie stanno facendo l'amore. Naturalmente vengono cacciati, ma poco dopo si vede tutta la famiglia che dorme nel grande letto matrimoniale, segno di grande affetto e condivisione.

C'è grande confidenza anche con il vicino in carrozzella e con la sua compagna, nei cui confronti non esistono pregiudizi, nonostante il loro “lavoro”.

All'interno di questa prima parte c'è però anche la presenza del filone-lavoro: una panoramica sulle palazzine in costruzione e soprattutto la scoperta del cadavere del guardiano romeno da parte di Claudio. Claudio non lo dice a nessuno, ma si confida con la moglie, giustificandosi: non poteva chiamare la polizia e far bloccare il cantiere. Elena è comprensiva e lo consola affettuosamente.

Più tardi vediamo la famigliola al supermercato in un clima festoso. Elena si dimostra più severa nei confronti dei figli, impedendo loro di comperare cose inutili o dannose; Claudio gioca e scherza con loro, come se fosse anche lui un bambino.

Infine, i parenti. In una riunione di famiglia all'insegna della più totale serenità, vengono presentati Piero, che vive in una casa in riva al mare lasciatagli dal padre, e Liliana col marito. Ci sono le confidenze (il progetto di una vacanza in Sardegna), le preoccupazioni (Liliana è in cassa integrazione), i bambini con le loro richieste: ma tutto sembra rientrare in un rapporto vero, intenso, profondo. C'è spazio anche per giocare al pallone e per scattare la classica foto ricordo.

Nel ritorno da questa riunione festosa, si parla del più e del meno (Elena dice che bisognerebbe trovare una donna per Piero; si parla della Costa Smeralda, ecc.), ma improvvisamente Elena accusa dei dolori. È necessario portarla subito in ospedale: il parto è imminente. Claudio e i figli aspettano il lieto evento giocando e scherzando, come al solito. Ma l'inaspettata tragica notizia pone fine ad ogni spensieratezza. Le immagini mostrano un Claudio allibito e sgomento; le parole quasi non si sentono, prevale la musica extradiegetica, drammatica, che, più tardi, sfocerà in un grido lancinante.

 

Seconda parte. Qui i due filoni si mescolano, anche se quello del lavoro è decisamente preponderante rispetto a quello degli affetti. La reazione di Claudio è imprevedibile. Lo stesso regista ha dichiarato: «(Claudio) deve fare i conti con una grande assenza emotiva che non è capace di affrontare. Invece di fermarsi a soffrire e piangere, accelera». Al suo capo che lo invita ad elaborare il lutto, Claudio risponde con un ricatto. Vuole a tutti i costi il subappalto di una palazzina. Lo scopo è quello di arricchirsi con la convinzione di trovare un antidoto alla sofferenza nei soldi. Si rende conto del suo comportamento immorale («Da adesso sono figlio di una mignotta»), e dichiara apertamente il suo scopo: vuole dare ai figli tutto «quello che gli manca e pure quello che non hanno avuto».

Durante la cerimonia funebre Claudio canta, urlando a squarciagola, la canzone di Vasco Rossi che prima aveva cantato felicemente con Elena. Le parole sono significative: «E la vita continua anche senza di noi, che siamo lontani ormai da tutte quelle situazioni che ci univano…da tutte quelle situazioni che non tornano mai, perché col tempo cambia tutto, lo sai, e cambiamo anche noi (ripetuto)».

Il capo lo avvisa: «Ti stai mettendo in una cosa più grossa di te». Ma Claudio, che ostenta sicurezza (o incoscienza), è convinto di farcela. Chiede un prestito di 50.000 euro al vicino spacciatore e incomincia la sua vita da piccolo imprenditore. Ma prima va al supermercato con i figli e dà sfogo ad una sorta di frenesia consumistica comperando di tutto e di più, facendosi promettere ai figli di volergli bene.

Claudio affida i figli alla sorella. Poi quando questa riprende il lavoro non esita ad affidare il più piccolo a Celeste. Inizia il nuovo lavoro con stile cameratesco, lavorando assieme ai “suoi operai” e dando loro l'esempio.

Ma improvvisamente appaiono Gabriela ed Andrei, rispettivamente la compagna e il figlio del guardiano romeno. I due chiedono informazioni sul loro congiunto, ma naturalmente Claudio afferma di non saperne niente. Però si dimostra disponibile sul piano umano (ed affettivo). Dà dei consigli a Gabriela, che gestisce un bar sulla spiaggia, ed assume come operaio Andrei. Nasce così, con loro, un nuovo rapporto, una nuova relazione. Andrei addirittura va ad abitare in casa di Claudio e non esita a rimproverarlo perché non lascia mai vincere i bambini con il videogioco. È importante sottolineare la funzione critica che questi due personaggi esercitano nei confronti di Claudio. Anche Gabriela, infatti, dopo aver fatto l'amore con lui, lo rimprovera. Accusa lui e gli italiani di pensare solo ai soldi e di rendere così le cose più brutte: «Non vi piacciono le cose belle…vi piace solo avere dei soldi e far vedere agli altri di avere soldi». Scontata la risposta di Claudio, che rivela una tipica mentalità: «Che ci fai coi soldi? Ti compri le cose…se non le puoi far vedere, per che cosa te le compri a fare?». E di fronte alla donna che contrappone i soldi ai sentimenti e all'amore, Claudio cinicamente ribatte: «Ti compri pure quelli».

Poi, in occasione del compleanno di Piero, la famiglia si riunisce di nuovo. Ma questa volta ci sono anche Andrei e Gabriela, che, secondo Claudio, potrebbe diventare una buona compagna per il fratello (e fa di tutto per favorire la relazione).

 

Terza parte. Il filone del lavoro diventa sempre più importante. Le cose si complicano e il sistema economico non ammette deroghe. Ci sono i pagamenti da effettuare, ma mancano i soldi. Claudio s'incattivisce e dimentica sempre più ogni senso morale, comportandosi come un qualsiasi padroncino, sfruttatore e inconsciamente razzista, diventando così l'emblema dell'Italia di oggi.

Incomincia a trattare male gli operai («Torno a fare il padrone»); litiga con loro; chiede altri soldi al vicino spacciatore.

I problemi del lavoro si ripercuotono inevitabilmente anche sui rapporti familiari: è significativo che, ad un certo punto, Claudio cacci in malo modo i figli dalla camera matrimoniale dove questi erano andati a giocare. Per restituire i soldi al vicino, che a sua volta viene minacciato dai creditori, è costretto a simulare. Quando Piero lo viene a trovare con la divisa della polizia locale, tutti gli operai, che lavorano in nero, corrono a nascondersi. Claudio allora finge di aver dovuto pagare la polizia per evitare la chiusura del cantiere, sottraendo così i soldi che dovevano servire per pagare gli operai. Nel frattempo Celeste abbandona il suo compagno che ha subito un'aggressione.

Un potente acquazzone fa emergere i difetti del fabbricato. Claudio ha bisogno di più tempo per rimediare, ma il capo non concede proroghe. Claudio pensa allora di vendere i gioielli della moglie. Poi, non riuscendo a pagare gli operai, offre loro la possibilità di entrare in società con lui. Ma questi rifiutano e l'abbandonano, portandosi via tutto quello che riescono ad arraffare, sotto lo sguardo preoccupato dei bambini e di Andrei.

Tutto sembra crollargli addosso. Tutto sembra finito. Ed è proprio in questo momento che Claudio si rende conto di quanto sia caduto in basso: «Sono un padre di m…». È una presa di coscienza che lo costringe a riflettere su tutti gli errori commessi. E a dire, finalmente, la verità. Da notare che prima, per difendere il lavoro, egli aveva mentito ad Andrei sulla sorte del padre. Ora, che non ha più niente da perdere perché ha già perso tutto, può rivelare ciò che è veramente successo. E di fronte all'indignazione di Andrei, che se ne va disgustato, non può che rispondere amaramente: «Perché la vita va così».

 

Quarta parte. Ma improvvisamente il filone degli affetti ritorna prepotentemente. La solidarietà dei familiari non viene meno, anzi diventa risolutiva. Il cognato gli consegna dei soldi: li ha ottenuti cedendo un quinto dello stipendio: Piero gli ha fatto un bonifico e per di più gli consegna le sterline d'oro che erano della madre. In un clima di grande affetto e di profonda commozione, tutti lo invitano a non demoralizzarsi (Claudio aveva detto: «Che brutta fine») e a «ricominciare a vivere…farla finita con i ricordi». La musica extradiegetica sottolinea questo momento di grande intensità e di grande forza emotiva.

Adesso, di fronte al capo che lo invita a dichiarare fallimento e a rinunciare all'impegno preso, Claudio può affermare con orgoglio: «La palazzina la finisco io». Decide di assoldare una squadra di muratori italiani che lavorano in nero, senza fattura e senza sindacati, e riesce così a riprendere i lavori. Tutto procede per il meglio e finalmente è possibile incominciare a vendere gli appartamenti. Claudio riesce così a restituire a tutti quanto aveva ricevuto: «Sono rimasto senza niente…mi tocca ricominciare…però ce l'ho fatta». La famiglia è, ancora una volta, riunita in un clima festoso e carico di affetto. Particolarmente significativa la frase pronunciata da Liliana a proposito dei tacchi: «I tacchi sono come i parenti: sono scomodi, però aiutano».

Tutto sembra essersi risolto per il meglio. Piero sembra finalmente sbloccarsi nei confronti di Gabriela ed anche Andrei fa ritorno. Ed è ancora lui che esercita una funzione critica nei confronti del protagonista. Dopo averlo rimproverato perché non va mai al cimitero, gli fa una vera e propria morale: «Pensi solo ai soldi; pensi che coi soldi si aggiusta tutto. Guarda che mica è così, sai? A me, per esempio, mica mi aggiusti; e il fatto che tua moglie è morta, questo come lo aggiusti?».

Per completare il quadro, anche Celeste fa ritorno e viene accolta calorosamente da parte di tutti.

 

Epilogo. È il trionfo del filone degli affetti. Claudio prende in braccio Vasco e lo porta nella sua camera matrimoniale. Gli altri due bambini non entrano perché prima Claudio li aveva cacciati. Ma ora il padre li invita tutti sul lettone a fare festa e a gioire con lui, ripetendo: «Mi dovete volere bene». Anche in questo caso la musica interviene per sottolineare l'importanza del ritrovamento della dimensione più importante della vita, quella della famiglia e dell'amore.

 

Significazione. Nasce dalla contrapposizione di quei due filoni strutturali che si sono brevemente analizzati. Il filone del lavoro rappresenta la ricerca spregiudicata e immorale del denaro ad ogni costo, che non può che portare al fallimento (almeno dal punto di vista umano); il filone degli affetti rappresenta l'alternativa ad una visione materialistica e la valorizzazione di ciò che di più nobile esiste nella vita umana. È significativo che il film inizi con il primo filone e si concluda con il secondo: l'evoluzione del protagonista risulta pertanto estremamente chiara. Ed è alla luce di queste considerazioni che anche il titolo del film rivela tutta la sua pregnanza: non si tratta solo di descrivere una realtà socio-economica, ma di riflettere su quelle scelte che possono rendere “la nostra vita” più o meno autentica.

 

Idea centrale. Nell'attuale realtà socio-economica, il lavoro, inteso come ricerca spregiudicata del denaro, può sembrare una risposta ad una privazione affettiva e ad ogni altro problema, ma in realtà diventa una forma di alienazione e di abbrutimento. Solo l'affetto e l'amore delle persone care permettono di riscattarsi e di recuperare i valori più profondi dell'esistenza umana.

 

Tematicamente il film rappresenta una chiara presa di posizione nei confronti della corruzione e del malcostume imperanti nella nostra società. Il regista non presenta un personaggio radicalmente negativo. La vitalità, la generosità e l'ingenuità che lo caratterizzano lo rendono molto vicino a tante persone che, magari in buona fede o per reazione ad avvenimenti traumatici, sbagliano scegliendo la strada del consumismo e del materialismo, senza rendersi conto che i valori veri stanno da un'altra parte. Inoltre l'autore, senza ideologismi precostituiti e analizzando la realtà che ci circonda, richiama alla necessità di un'etica che deve essere alla base dell'economia e della politica.

Un'ottima occasione per far riflettere e per favorire lo sviluppo della personalità. (Olinto Brugnoli) 

 


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