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GABBLA (Entroterra)



Regia: Tariq Teguia
Lettura del film di: Franco Sestini
Titolo del film: GABBLA
Titolo originale: GABBLA
Cast: Regia: Tariq Teguia; Attori: Kader Affak, Ines Rose Djakou, Ahmed Benassa, Fethi Ghares, Kouider Medjahed, Djalila Kadi-Hanifi; Paese: Algeria, Francia 2008; Genere: Drammatico; Durata: 140 Min.
Sceneggiatura: Yacine Teguia e Tariq Teguia
Nazione: ALGERIA, FRANCIA
Anno: 2008
Presentato: 65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2008 - In Concorso

È la storia di Malek, un topografo che conduce una vita praticamente da recluso: pensa solo al suo lavoro, che si svolge in zone impervie e solitarie, è separato dalla moglie che incontra raramente e ancora più di rado vede la bambina avuta dal matrimonio; per di più, non lo vediamo impegnato in alcuna “distrazione”.

L’amico Lakhdar, dirigente dell’azienda di consulenza per la quale Malek lavora, lo incarica di eseguire dei rilievi nella regione dell’Algeria Occidentale, al fine di completare la linea elettrica della zona e congiungerla con il tronco principale; quando arriva alla baracca che fungerà da campo base, trova tutto in disordine, segno che qualcuno c’è stato in precedenza e apprende da un amico del luogo – che viene ingaggiato come aiutante – che la regione è infestata dai terroristi i quali agiscono di notte con incursioni improvvise e sanguinose.
Una pattuglia della Polizia visita Malek e chiede tutta una serie di documentazione che lui si impegna a trasmettere in copia al più presto; la notte ode alcuni boati: sono gli scoppi provenienti dal campo minato: chi lo attraversa? Gli animali, come sostiene la Polizia oppure i terroristi come invece dicono gli abitanti della zona?
Intanto possiamo notare che la vicenda è interrotta varie volte da qualcosa che è extra-narrazione: sono un gruppetto di intellettuali che si radunano in un Bar (sempre lo stesso e tutti sono sempre nella stessa posizione) e che discutono sulla situazione sociale e politica del paese, sulla funzione dell’intellettuale e su come poter far acquisire coscienza rivoluzionaria al popolo: i discorsi sono, grosso modo, sempre gli stessi e rappresentano il tipico “bla bla” dell’intellettuale che sa soltanto parlare, teorizzare….e basta.
Una mattina – dopo che la notte ci sono state violente esplosioni – Malek trova nascosta in un anfratto, una giovane donna di colore che gli chiede di riportarla a casa; era partita dal proprio paese, il Ciad, per arrivare all’enclave spagnola di Melilla, ma a questo punto ci rinungia e preferisce tornare a casa: ha inizio così un viaggio – prima sull’auto di lavoro di Malek e poi su una motocicletta – che porterà i due fino alla frontiera con il Ciad e permetterà all’algerino di scoprire la vera realtà del proprio paese, martoriato da povertà, terrorismo, sopraffazioni del potere locale e guerre non sempre conosciute.
Giunti alla frontiera, la ragazza si dirige verso il confine e Malek, che era restato in Algeria, trova ad attenderlo l’amico dirigente Lakhdar che aveva intuito il percorso della coppia e si era collocato nel punto di arrivo.
Per il topografo il futuro non sarà più uguale alla vita trascorsa finora: l’uomo è veramente provato, sia dentro che fuori da questo viaggio percorso con la ragazza ed è facilmente intuibile che la vita futura non sarà la stessa e che i problemi che lo attendono in città, saranno affrontati con altro spirito e con altre consapevolezze.
Il film è diviso in tre parti di cui la prima è rappresentata dalla presentazione di Malek, dall’assunzione dell’incarico e dalle prime rilevazioni fatte insieme all’amico del villaggio; la seconda è interamente dedicata al “viaggio” e sappiamo bene che, specie nel cinema, il viaggio è una sorta di visitazione del proprio inconscio: che cosa sapeva dell’Algeria il nostro Malek fino a quel momento? Poco o nulla con il tipo di vita condotto sin qui; sarà quel viaggio a fargli scoprire l’intima essenza, l’autentica realtà del proprio paese e di questo Malek sarà fortemente turbato.
La terza ed ultima parte è rappresentata dal termine del viaggio presso la linea di frontiera con il Ciad, dove Malek trova l’amico ad attenderlo: il topografo è fortemente cambiato, direi traumatizzato, ma questo cambiamento si rifletterà ovviamente anche sulla psicologia di Malek e sulle sue scelte future..
Cambierà anche le scelte pratiche, concrete, operative del topografo così da farlo uscire da quel suo eremitaggio ed entrare a piene mani nella realtà del suo mondo?
Questo il film non lo dice, ma ce lo fa intuire, ce le da come assai probabili e direi quasi conseguenziale a quello che gli è accaduto.
Ma sia chiaro che il discorso dell’autore non si ferma qui: al termine del film sono arrivati due personaggi, la ragazza e Malek, ma mentre la prima ha capito l’inutilità dell’abbandono del proprio paese e quindi ne fa ritorno forse per cercare di modificarlo dall’interno, il topografo avrà una strada più lunga da percorrere in quanto dovrà prima prendere coscienza del suo fallimento come cittadino algerino e poi provare a riemergere come un servitore della popolazione algerina e questo nei modi concreti e non come fanno gli intellettuali del film (cioè con il “bla bla”.
Film molto interessante che oltre ad una tematica di grosso spessore, presenta anche uno stile narrativo assolutamente originale: anzitutto i grandi silenzi che percorrono tutto il film e poi le sequenze che vengono girate quasi sempre con macchina carrellante che accarezza i corpi o le cose o i paesaggi che riprende, a significare l’amore che il regista si porta dietro per queste realtà, per questo paese.

Direi che ci sono le premesse perché il film riscuota un buon successo, non solo alla Mostra ma anche nelle sale cinematografiche. (Franco Sestini)

 


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