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DRAQUILA - L' Italia che trema



Regia: Sabina Guzzanti
Lettura del film di: Gian Lauro Rossi
Edav N: - 2010
Titolo del film: DRAQUILA - L'ITALIA CHE TREMA
Cast: regia: Sabina Guzzanti – colore – durata: 93’ – produz.: Secol superbo e sciocco Produzioni, Gruppo Ambra, Alba Produzioni – origine: ITALIA, 2010 – distrib.: Bim (07.05.2010)
Nazione: ITALIA
Anno: 2010
Presentato: 63. Festival di Cannnes (2010) - Fuori Concorso

Vuole essere un film di denuncia, volto a segnalare che in Italia regna una “Dittatura di Merda” (tale per cui non la si può neppure definire una dittatura seria, perché  priva di qualsiasi contenuto presuntamene attendibile), che si sorregge grazie all’uso strumentale della Protezione Civile, del Volontariato ad essa stesso collegato, delle Forze di Polizia, dell’Esercito, nonché grazie ad una propaganda rassicurante, strumentale e non veritiera, programmata  in modo efficace per il popolo italiano, che, malgrado suo, interpreta, come attendibili, i messaggi veicolati, tutti scrupolosamente controllati dagli uomini di Berlusconi che gestiscono i mezzi di comunicazione di massa sia  pubblici che privati. In questo ambito, l’opposizione è congelata nella inattività, vuoi per incapacità e per timori personali legati ad eventuali ritorsioni,  vuoi per non dare al governo la pretestuosa opportunità di dire “ non ci hanno lasciato lavorare”. Il Deus Machina di questa situazione è Silvio Berlusconi che, fin dalla giovinezza, attraverso la ricerca dei profitti con ogni mezzo (atti propagandistici, bugie, malaffare, legami con la Mafia, esaltazione della propria immagine) vuole convincerci dell’Idea che lo Stato Italiano ha bisogno di essere diretto in modo autoritario, usando sapientemente e a proprio vantaggio eventi straordinari (come il terremoto, l’emergenza rifiuti, i raduni del Papa, ed altri eventi sportivi e culturali). Egli è pure convinto che il modello organizzativo che sta sperimentando a L’Aquila, deve considerarsi un banco di prova per poter essere esteso su ampia scala ogni qualvolta il Governo ne ravvisi la necessità e, quindi, non solo in occasione di catastrofi o grandi eventi. Il regista ha espresso questa Idea Centrale accompagnandola con una voce fuori campo soave e tranquilla, con musiche adeguate che scandiscono i vari passaggi della vicenda per renderli credibili e veritieri.  
E’ la storia di Sabrina Guzzanti, attrice comica e regista che, dopo aver constatato che molti del mondo politico nazionale e internazionale si recano a L’Aquila, raggiunge la città travestita da Berlusconi e successivamente svolge una indagine personale allo scopo di realizzare un’inchiesta tramite interviste ai cittadini aquilani ed esperti, presentando loro tesi già preconfezionate.
Il film è strutturato in diversi blocchi narrativi:
      -   inizia riprendendo il Sindaco de L’Aquila che gira tra le macerie lungo le vie     
    della città cariche di detriti ed esprime considerazioni su ciò che vede
   (desolazione e distruzione grave);
-    segue il passaggio di molti politici, compresi coloro che fanno parte del G8, gestito da Berlusconi, il quale vuole dar  lustro alla sua immagine e alle sue capacità di organizzatore di grandi eventi;
-    “l’inchiesta vera” e propria, fatta di interviste finalizzate a dimostrare quanto il regista sostiene:
a)    che larga parte degli  aquilani sono un popolo di ingenui che si sono lasciati abbindolare da promesse gestite e organizzate in modo antidemocratico e non adeguate a risolvere l’emergenza;
b)    che la Protezione Civile è il braccio armato  e  corrotto della Stato, che, per fini politici, gestisce in modo scorretto i sintomi premonitori di un eventuale terremoto, appunto perché si rende necessario  non tanto salvare la popolazione, ma mettere in condizioni Berlusconi di risalire nei consensi e sperimentare il nuovo modello organizzativo antidemocratico;
c)    l’immoralità della figura di  Berlusconi con i suoi agganci di mafia, le sue donnine, la magistratura che lo indaga sulla corruzione, mentre con leggi e leggine “ad personam” cerca di tutelarsi rispetto al malaffare passato e presente;
d)    che l’evacuazione della città distrutta deve ritenersi una operazione ingiusta per aver attuato uno  sradicamento sociale e comunitario, e lesiva della libertà degli aquilani, posti di fatto in condizioni di schiavitù;
e)    che l’opposizione non ha fatto nulla, è stata inutile: è così che non si fa  opposizione (il riferimento al PD è ovvio);
f)    che la propaganda della Protezione Civile (in questo caso volta a tranquillizzare la popolazione che nulla sarebbe successo, nonostante diverse avvisaglie telluriche) ha contribuito a fare morire la gente, bambini compresi. Drammatica l’intervista di un padre che di fatto ha lasciato morire i due figli, perchè ha ascoltato e creduto alle indicazioni della Protezione Civile;
g)    che siamo in una “dittatura di merda” neppure degna di essere chiamata “dittatura” (intervista conclusiva).
E’ fuori discussione che tutto ciò viene utilizzato dal regista che non tenta minimamente di dimostrare la veridicità dei fatti presentati, di illustrare eventuali soluzioni alternative  percorribili per aiutare una  popolazione molto colpita. La Guzzanti con questo film manifesta, ancora una volta,  tutta la sua avversione pregiudizievole e viscerale  nei confronti di Berlusconi, della attuale situazione politica e i cittadini italiani che hanno votato questa maggioranza  vengono da lei considerate persone che si lasciano “prendere per il naso”.
Il film evidenzia, inoltre, un modello propagandistico e uno  stile di comunicazione che, lei stessa, contesta a Berlusconi. Il manifesto del film e il titolo dello stesso (DRAQUILA) evidenziano una sorta di  faziosità totale, in quanto ci presenta un cavaliere nero che succhia il “sangue” (in senso metaforico) degli aquilani: il sangue  inteso come la libertà di coscienza dei cittadini del luogo e indirettamente di tutti gli italiani.
Ci troviamo di fronte  ad un film che Santoro potrebbe definire docu-ficsion. Questo nuovo stile di opposizione a  ciò che è ritenuto “regime puzzolento” utilizzerà sempre  pià questa formula contraddittoria. Infatti, o si fanno documentari veri o si fanno  ficsion vere. Taddei direbbe: “ Miei cari figlioli, ma non avete ancora capito che “l’immagine di una seggiola non è la seggiola vera e propria?” E se in realtà non l’hanno capito, coloro che si ritengono la vera sinistra di oggi, significa che gli stessi usano i metodi comunicativi che i dittatori, di ieri e di oggi,  utilizzano per sorreggere il proprio impero, che sono quelli delle multinazionali per veicolare cultura effimera, da render i cittadini del mondo solo consumati globali e schiavi nelle coscienze.
E, quindi, il film è da considerarsi immorale, perchè non libera le coscienze, ma crea nuovi adepti acritici e tifosi del distruggere, senza accompagnarli con proposte concrete positive.
Concludo con una considerazione sul Ministro Bondi che non si è recato a Cannes:  se  fossi stato in lui ci sarei andato e avrei assistito alla proiezione a fianco del Ministro francese, per poi indire una conferenza stampa e dimostrare con esempi concreti e non propagandistici, che l’Italia presentata nel film non corrisponde alla realtà, che esistono forze minoritarie faziose e irrispettose di tutte le istituzioni, irrispettose persino delle forze di opposizione democratica parlamentari. Avrei infine sostenuto che questo “docu-fiscion” è decisamente  nefasto per la coscienza dei cittadini. Ciò vale per chiunque li proponga ciò. Avrei infine segnalato al Ministro francese  che un festival che si ritiene serio e rispettoso del pluralismo culturale, non può accogliere solo films che hanno lo scopo di screditare chi oggi governa l’Italia. Anch’io avrei osservazioni e critiche da fare all’attuale governo sugli aspetti sociali, sanitari e reddituali, avrei proposte per migliorare la condizione dei cittadini italiani rispetto alle  loro libertà di coscienza e avrei considerazioni sul tipo di cultura che si sta veicolando oggi, ma film come quello della Guzzanti e soci, hanno in sè i prodromi del neo-fascismo che essi stessi imputano  ad altri. (Gian Lauro Rossi)

 


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