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TRIS DI DONNE E ABITI NUZIALI



Regia: Vincenzo Terracciano
Lettura del film di: Adelio Cola
Titolo del film: TRIS DI DONNE E ABITI NUZIALI
Nazione: ITALIA
Anno: 2009
Presentato: 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2009 - Orizzonti

Il tris del titolo fa riferimento a tre donne che effettivamente vediamo sullo schermo (moglie, figlia, fidanzata del figlio del capofamiglia), ma anche alla combinazione vincente, per gli uni e perdente per gli altri, in mano a giocatori d’azzardo. E’ Franco il più accanito, rischia sempre tutto e perde normalmente tutte le volte. Il fatto è che le poste in gioco lo riducono ad ‘elemosinare’ prestiti ad amici ed usurai, che coinvolgono negativamente con lui le sorti economiche, e non soltanto quelle!, della sua famiglia. La figlia insegnante è costretta a rinunciare a salire all’altare in abito bianco da lui incautamente promesso sperando…nel destino favorevole al gioco! Il figlio deve interrompere la relazione con la fidanzata. La moglie sarta, che lavora anche di notte pur di guadagnare qualche cosa in più, anche lei di quel marito giocatore…non ne può più!. anche perché comincia a dubitare di lui e sospetta la verità. Pur di far soldi per saldare i debiti che giorno dopo giorno si accumulano in modo spaventoso e pericoloso, frequenta un’estranea, Mariellina, alla quale non si concede mai ma che gli è sempre alle costole invaghita di lui. Quando finalmente la caccia malamente, rompe i ponti con lei ma …ne getta altri e fragili sui tavoli da gioco. “Non ne posso più!” lamenterà: sfogo inefficace a fargli smettere il tentativo di suicidio economico. Anche la moglie sembra che si lasci tentare, per salvarlo e non per passione, dal gioco a carte con le amiche. L’unico motivo era quello di svergognare e sfottere Mariellina! L’ultimo estremo tentativo di salvezza lo arrischia il figlio, mentre la madre prega in chiesa chiedendo “un po’ di fortuna per la famiglia ridotta allo stremo” .Il padre attende, pregando anche lui!, gli esiti della sfida lanciata a dei ‘’professionisti’’, che inizialmente permettono al ‘guaglione’ di vincere ma nell’ultima ‘mano’ , come si prevedeva, lo privano di tutto. Il giovane spiega al padre come sono andate le cose; l’altro lo lascia dire, ma egli conosce bene come ‘vanno le cose nel gioco!” La moglie cerca il marito scomparso e lo ritrova solo e triste in piedi sugli scogli della spiaggia tirrenica.

Storia morale, se si accetta la lezione: /non cominciare a ‘giocare’ perché poi non sarai più in grado di fermarti!) Il modello russo del grande romanziere Dostojevski è costantemente presente nella trama e nella struttura del film. Peccato che il protagonista abbia, a mio parere, molto da perdere in confronto con personaggi giovani e meno giovani suoi colleghi sul set, affiancategli senza ‘riguardo’. Essi sono tutti espressivi; egli è ‘sempre uguale’, così come l’abbiamo visto in tanti film. In teatro probabilmente ottiene maggior successo: la voce è bella e rotonda, la gestualità moderata. E’ la mimica che gli manca, ma ognuno ha la faccia che ha con le possibilità dipendenti dai doni di madre Natura.

Il film è lungo e ripetitivo, mai coinvolgente, spesso ‘fiacco’ soprattutto nei monologhi del protagonista. La musica, come altre volte è successo, soverchia talvolta i dialoghi, che però, pur essendo di natura teatrale, risultano spesso superflui al fine di rendersi conto di ciò che succede sullo schermo. La inseguimento del creditore; verso la fine la scena ‘devozionale’ della moglie che prega in chiesa, girata secondo un modulo stereotipico abusato fuori luogo. Ancora: che ci sta a fare il protagonista, sdraiato sul bigliardo, immobile come un morto? Scena simbolica? Anche troppo esplicita! E soprattutto fuori contesto.

Per la prima volta durante il festival, dagli spettatori molto numerosi della sala Perla del Casinò non s’è levato alcun applauso. (Adelio Cola)

 


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