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SOUL KITCHEN



Regia: Fathi Akhin
Lettura del film di: Olinto Brugnoli
Edav N: 373 - 2009
Titolo del film: SOUL KITCHEN
Titolo originale: SOUL KITCHEN
Cast: regia e sogg.: Fatih Akin scenegg.: Fatih Akin e Adam Bousdoukos fotogr.: Rainer Klausmann mus.: Enes Zlatar mont.: Andrew Bird scenogr.: Tamo Kunz cost.: Katrin Aschendorf interpr.: Adam Bousdoukos (Zino), Moritz Bleibtreu (Illias), Pheline Roggan (Nadine), Birol nel (Cuoco), Anna Bederke (Lucia), Lukas Gregorowicz (Lutz), Wotan Wilke Mhring (Neumann) durata: 99 colore produz.: Corazn International origine: GERMANIA, 2009 distrib.: BIM
Sceneggiatura: Fatih Akin e Adam Bousdoukos
Nazione: GERMANIA
Anno: 2009
Presentato: 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2009 - Concorso
Premi: Premio Speciale Della Giuria alla 66ma Mostra Internazionale D'Arte Cinematografica di Venezia

Il film di Fathi Akhin, nato ad Amburgo nel 1973 ma di origini turche, si presenta come un’opera spumeggiante, ricca di humour e di ilarità. Uno spettacolo che afferra lo spettatore con il suo ritmo frenetico, le sue musiche di grande effetto e con la sua storia un po’strampalata, a volte surreale e grottesca, sempre comunque godibilissima.

La vicenda è ambientata ad Amburgo, nel quartiere di Wilhelmsburg, alla periferia della città su di un’isola sul fiume Elba. In uno squallido capannone c’è il ristorante “Soul Kitchen” gestito dal greco Zinos. Zinos è fidanzato con la bella Nadine che ad un certo punto parte per Shanghai. Lui vorrebbe raggiungerla, ma prima deve trovare un gestore che mandi avanti il locale frequentato da un pubblico piuttosto grezzo e dalle scarse possibilità. Zinos ha anche un fratello, Illias, che si trova in carcere per furto, ma che ha la possibilità di uscire durante il giorno. A Zinos sembrano capitare proprio tutte: spostando una lavastoviglie si prende il classico “colpo della strega” che lo costringe a camminare piegato in due e a far ricorso ad una fisioterapista, non avendo un’assicurazione privata che gli consenta di fare esami più sofisticati. Zinos assume uno strano tipo di cuoco, Shayn, che era stato licenziato da un altro ristorante per essersi (giustamente) rifiutato di servire ad un cliente arrogante un “gazpacho” caldo. Sahyn rivoluziona la cucina del locale, puntando su piatti raffinati e costosi che provocano però la rivolta dei clienti, abituati a cibi economici e di cattivo gusto.

Nello stesso tempo un losco trafficante, Neumann, cerca con ogni mezzo di comperare il locale di Zinos per sfruttarlo dal punto di vista edilizio. Sarà la musica a salvare il locale. Una band che si esibisce al ristorante attira un sacco di clienti che incominciano ad apprezzare sempre più i nuovi piatti dello chef. Nel frattempo Illias, che si è fatto assumere dal fratello per poter uscire più a lungo dalla prigione, si innamora della cameriera del ristorante, Lucia. L’afflusso sempre più massiccio di avventori permette a Zinos di ristrutturare completamente la cucina, secondo le disposizioni dell’ufficio di igiene. Ora le cose vanno a gonfie vele e Zinos, che ovviamente ha deciso di non vendere più a Neumann, può finalmente raggiungere la sua bella a Shanghai, dopo aver lasciato in gestione al fratello il locale, con tanto di procura generale.

Ma proprio quando sta per partire, sempre più assillato dal suo mal di schiena, incontra all’aeroporto Nadine che è tornata per la morte della nonna. Ma, cosa ancor più grave, si è portata dietro un cinese che è diventato il suo nuovo compagno. Zinos, rimasto senza fidanzata, resta anche senza il locale, perché nel frattempo Illias lo ha perso giocando d’azzardo con Neumann. Tutto è perduto. L’ultima carta che i due fratelli cercano di giocare è quella di rubare l’atto di vendita presso il notaio, prima che venga registrato. Ma ancora una volta l’interevento della polizia sventa il loro piano. Zinos, sempre più dolorante, viene portato dalla sua fisioterapista, che si è un po’ innamorata di lui, da uno “spaccaossa” turco che, con metodi molto rudimentali, riesce a farlo guarire e ad evitargli l’operazione. Ma proprio quando tutto sembra finito e ciascuno ha cambiato mestiere, le cose sembrano finalmente prendere un’altra piega. Illias esce dal carcere e incontra Neumann che vi entra per evasione fiscale: può così tornare dalla sua Lucia. Zinos, che ha capito di poter ancora contare sul suo cuoco, partecipa all’asta giudiziaria in cui il locale viene messo all’incanto. Si fa prestare una grossa somma da Nadine e, con un grosso colpo di fortuna, riesce a riacquistare il suo ristorante. Tutto può riprendere daccapo. Ma prima di tutto Zinos pensa di festeggiare a modo suo. Dopo aver preparato una buona cenetta (grazie alle lezioni ricevute da Shayn) si accinge a consumarla, romanticamente, con la sua bella fisioterapista, mentre fuori cade la neve e si festeggia il Natale.

 

Il racconto ha una struttura lineare e inizia con le immagini di un furgone, guidato da Zinos, che si ferma davanti al ristorante. Nella parte finale si ripete la stessa scena, ma questa volta sembra segnare l’inizio di un nuovo ciclo, più fortunato, e con tanto di lieto fine.

 

È interessante sottolineare che il titolo del film può avere due significati: “cucina del soul” (come musica) e “cucina dell’anima”.

Nel film  ci sono entrambi gli ingredienti: la musica, la più varia: un misto di soul e reggae, di rock, di Rembetica e di Hans Albers. L’anima è la costanza, la tenacia, ma anche – sostanzialmente – la lealtà di Zinos, che fa di tutto per aiutare gli altri e per salvare il proprio locale che per lui è tutto, una specie di Heimat, cioè di casa, di patria, per un immigrato come lui.

Ma il film è soprattutto un gradevolissimo spettacolo in cui i vari ingredienti si combinano armonicamente come gli ingredienti dei raffinati piatti creati da Shayn.

Olinto Brugnoli

 


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