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SURVIVAL OF THE DEAD



Regia: George Romero
Lettura del film di: Manfredi Mancuso
Titolo del film: SURVIVAL OF THE DEAD
Titolo originale: SURVIVAL OF THE DEAD
Cast: regia, sogg. e scenegg.: George Romero – fotogr.: Adam Swica – mus.: Robert Carli – mont.: Michael Doherty – scenogr.: Arvinder Grewal – cost.: Alex Kavanagh – interpr.: Kathleen Munroe (Janet / Jane O’Flynn), Julian Richings (James O’Flynn ), Alan Van Sprang (“Nicotine” Crocket), Joris Jarsky (Chuck), Wayne Robson (Tawdry O’Flynn), Stefano Colacitti (Francisco), Matt Birman (Lem Muldoon), Eric Woolfe (Kenny), Heather Allin (Sally Muldoon), Philipa Domville (Beth Muldoon) – durata: 90’ – colore – produz.: Devonshire Productions, New Romero – origine: USA, 2009 – distrib. internaz.: Artfire Films
Sceneggiatura: George Romero
Nazione: USA
Anno: 2009
Presentato: 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2009 - Concorso

In una piccola isola, abitata da contadini e allevatori, si verifica un’epidemia di “zombies”: i morti si risvegliano e incominciano a mangiarsi i vivi, i quali, una volta morsi, si mutano a loro volta in “non-morti”. L’unico modo di ucciderli definitivamente è quello di sparare loro in testa.

Un anziano colono del luogo, O’Flynn (discendente di una delle due famiglie che ha governato per secoli l’isola) organizza una squadra, cominciando a sbarazzarsi dei mostri, ma si scontra con un altro colono Muldoon, che è invece del parere che i morti vadano lasciati “vivere” fino a quando non si trovi una cura per il ”male” che li affligge.

Costretto con la forza ad andare in esilio, O’Flynn lascia sull’isola amici e figlie e, con pochi compagni fidati, parte su una barchetta per la terraferma.

Qui fa la conoscenza del soldato Crocket e del suo gruppo di uomini, che vagano per le città in cerca di un posto sicuro e privo di zombies. Nel gruppo di Crocket vi è anche un ragazzo “sveglio” che il soldato ha raccolto durante il viaggio. Tutti insieme si imbarcano alla volta dell’isola che O’Flynn aveva abbandonato tempo addietro e, come prevedibile, si scontrano sia con i mostri che con gli uomini fedeli a Muldoon, il quale non è affatto contento del ritorno dell’antico avversario.

Il gruppo fa inoltre la conoscenza di Jane O’Flynn, una delle due figlie del vecchio (l’altra, Janet, si è invece trasformata in zombie) che, in contrasto con il genitore, non lo aveva seguito nell’esilio. La donna e il padre riallacciono i rapporti, ma le rispettive posizioni non sono cambiate: l’una crede che uccidere le creature mostruose sia comunque una crudeltà; l’altro ritiene che sterminare i mostri sia un dovere di coloro che sono rimasti sani.

Dopo alterne vicende, Muldoon e O’Flynn si ritrovano di fronte nel rendez vous finale a capo dei rispettivi drappelli di uomini. O’Flynn scopre così che l’avversario tiene in vita i non morti (tra i quali anche Janet) per cercare di convincerli a mangiare gli animali (che per una qualche strana ragione non toccano), rendendoli così, in qualche modo, innocui per gli uomini. O’Flynn ha la possibilità di uccidere Muldoon, ma viene convinto dalla figlia (che è stata morsa ed è quindi condannata anch’ella a trasformarsi in zombie) a desistere. È invece lui a essere ferito a morte, a tradimento, dal rivale che però riesce ugualmente a uccidere.

Segue l’inevitabile carneficina a opera degli zombies precedentemente tenuti sotto chiave da Muldoon e ora liberi di sbranare gli uomini. Il soldato Crocket e i superstiti del suo gruppo decidono di abbandonare l’isola, fuggendo. Jane O’Flynn scopre intanto che gli zombies hanno cominciato a mangiare gli animali, ma prima che possa rivelarlo al gruppo viene uccisa dal padre, che muore anch’egli poco dopo.

Il gruppo di sopravvissuti lascia l’isola, mentre i non morti cominciano a sbranare gli animali e  Muldoon e O’Flynn, entrambi “zombificati” e ancora preda del reciproco odio, si affrontano in uno sterile duello a colpi di pistole scariche.

Romero torna ancora una volta a servirsi del genere horror e dei mostri a cui sembra ormai affezionato, gli “zombies”, sui quali, d’altra parte, ha costruito negli anni la sua fortunata carriera di regista “gotico”.

Prediligendo uno stile di narrazione che strizza l’occhio al genere western, con tanto di sparatorie a colpi di winchester, cavalli al galoppo e cappelli da cowboys, i personaggi, anche sul piano della mera vicenda, si muovono spinti da motivazioni del tutto irrazionali che si rivelano alquanto labili. Sulla (tenue e scontata) rappresentazione dell’incapacità degli uomini di trovare sentimenti di solidarietà e fratellanza umana anche in situazioni dove ce ne sarebbe l’estremo bisogno, il regista mette in scena uno spettacolo che, nullo dal punto di vista tematico, si rivela tutto sommato deludente (rispetto soprattutto ad altre opere dello stesso Romero) anche su un piano puramente spettacolare. Lo stile piatto, con largo uso di espedienti del genere ormai già visti e, in qualche misura, scontati, non aiutano di certo a migliorare il complesso di un film, nel quale Romero appare forse meno ispirato del solito.

I riferimenti interni al film che sono stati scelti dall’autore rimandano inoltre, in maniera abbastanza evidente, ai suoi lavori immediatamente precedenti, tanto da lasciar immaginare la volontà di creare una sorta di “antologia” degli zombies, con tanto di immancabili seguiti, di cui, se sono questi i risultati finali, non si può dire francamente di essere in febbrile attesa. (Manfredi Mancuso)

 


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