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TEHROUN



Regia: Takmil Homayoun Nader
Lettura del film di: Adelio Cola
Titolo del film: TEHROUN
Titolo originale: TEHROUN
Nazione: FRANCIA
Anno: 2009
Presentato: 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2009 - Settimana della critica

Ci sono dei film che potrebbero essere riferiti nel loro sviluppo narrativo con un unico lungo periodo costituito da numerose proposizioni subordinate. Questo non è di quelli. Se, infatti, vogliamo rispettarne la struttura, primo dovere del recensore letterario cinematografico, dobbiamo riassumere l’opera come si presenta. Quella del titolo non è la città d’origine del protagonista. Egli è arrivato per sopravvivere elemosinando, mentre la moglie incinta è rimasta a casa. Con un bebé in braccio che lo preoccupa e lo disturba giorno e notte, tende la mano alle donne che incontra (gli uomini neanche lo guardano ed è inutile tentare con loro!) Ma chi è, o meglio di chi è quel neonato che gli dà tanto fastidio? L’ha ‘affittato’ per una somma alta ma conveniente stipulata con un vecchiaccio brutto e sporco che fa quel mestiiere. I risultati della questua sono sufficienti per vivere in affitto in una stamberga con altre due poveracci come lui. Uno di questi ultimi, quello più giovane, accetta l’invito d’una ‘gentile’ ssignorina ‘per bene’ che gli offre compagnia. Mentre cerca una stanza d’albergo, consegna il bebé che l’amico anziano gli ha provvisoriamente messo in braccio mentre egli si reca al ‘lavoro’, e, quando torna per accompagnare la signorina disponibile in albergo, quest’ultima è scomparsa. Ha venduto il bimbo, anzi ha tentato di venderlo, ma l’acquirente, che è il vecchiaccio che noi conosciamo già! e che si darà da fare per rivendere il piccolo, rifiuta di pagarle la ‘merce’.

Seconda parte del film: ricerca della ladra per recuperare la refurtiva. Quello che nelle strade si presentava come vedovo con il bambino in braccio, entra a far parte d’un gruppo di criminali, che, travestiti da gendarmi, fermano le macchine lussuose e derubano i proprietari, entrano nei negozi e si impossessano dei gioielli. Per lui è necessario raggranellare dieci milioni per risarcire il vecchiaccio, che nella prima parte del film lo ha minacciato che, se non salderà il debito dell’affitto del bimbo, ci rimetterà la vita. Intanto arriva a Tehoun la moglie. Anche lei si impegna a dare una mano al marito, per la verità non si capisce bene in quale modo. A tempo scaduto nasce il figlio dei due coniugi, che riprenderanno la loro stentata vita, non prima però che il protagonista abbia vendicato il sopruso subito eliminando il laido vecchio responsabile dell’esecrando mercato di bambini.

La polizia locale cercherà, così almeno dice la voce fuori campo, di sgominare l’illegale (!) banda criminale.

D’accordo, abbiamo assistito ad uno spaccato di vita d’un mondo lontano e, per certi aspetti, vicino, purtroppo!, a noi!

I pochi spettatori presenti in sala non si sono mostrati ‘commossi’ dal caso pietoso, né, tanto meno,   coinvolti dal racconto. La causa, seconde me, è dipesa dal MODO di raccontarlo da parte del regista. Gli interpreti, in particolare le due donne, la moglie e la gentile ‘signorina’, hanno dato il meglio di sé, il protagonista ha sostenuto con dignità il suo difficile ruolo. Ciò che mancava nel film era la credibilità dei fatti, non per l’inverosimiglianza rispetto a quanto oggi succde in alcune parti del nostro mondo egoista, ma, ripeto, perché i fatti sono stati presentati in modo non credibile. Il difetto fondamentale del film è consistito nella INGENUITA’, che lo ha connotato in tutti gli episodi e nella sequenza dei medesimi, collegati non sempre in modo logico nel tempo e nelle varie ambientazioni. Dopo aver elencato pazientemente una diecina di ‘ingenuità’ di sceneggiatura, ho rinunciato a continuare nella ‘fatica’, come pure a riferirle. Esse, tuttavia, corrispondono ai passaggi sopra riferiti e l’eventuale spettatore futuro, se sarà interessato, le rintraccerà senza ‘fatica’.. (Adelio Cola)     

 


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