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Pepperminta



Regia: Pipilotti Rist
Lettura del film di: Andrea Fagioli
Titolo del film: PEPPERMINTA
Titolo originale: PEPPERMINTA
Nazione: SVIZZERA AUSTRIA
Anno: 2009
Presentato: 66. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2009 - Orizzonti

È la storia di Pepperminta, un’intraprendente ragazza, che, fin da piccola, cerca di liberare dalle paure e dal grigiore quotidano le persone che incontra attraverso la possibilità che ognuno veda il mondo nei suoi colori preferiti.

Il film della svizzera Pipilotti Rist sarebbe tutto qui, se non fosse che non ha una struttura come normalmente la intendiamo. Non ha una vera e propria vicenda, bensì una serie di microstorie narrate attraverso la cosiddetta videoarte. Insomma, un film tutto in digitale, confezionato al computer con suoni, immagini e colori (soprattutto colori) che danno sfogo, senza nessuna regola (e quindi senza un linguaggio minimamente convenzionale), all’immaginazione della regista qui al suo primo lungometraggio.

Pepperminta, come detto, conosce i rimedi più straordinari per liberare le persone dalle loro paure e il suo più grande desiderio è che tutti vedano il mondo nei suoi colori preferiti, a partire da Werwen (giovane obeso, ipocondriaco e timido) e dalla misteriosa Edna (ragazza molto bella, ma dagli apparenti, iniziali, tratti maschili).

Insieme, i tre, affrontano una sorta di viaggio per rendere il mondo più umano. Ovunque si presentano, tutto cambia: la vita delle persone si trasforma: i clienti di un ristorante come i poliziotti della città (con le voci e i volti sempre distorti) abbandonano il loro mondo di convenzioni, senza relazioni, che non comunica, per lasciarsi andare al colore e al gusto della vita. Non è un caso che all’inizio, Pepperminta, si imbatta nel postino (che non accetta di essere aiutato) e nell’automobilista che le grida di andare a lavorare mentre lei lecca il parabrezza dell’auto o la targhetta di un campanello come a dimostrare che questo mondo così convenzionale e privo di fantasia non è in grado di assaporare il gusto della vita.

Ma il film, altamente surreale e spesso difficile da seguire soprattutto per le immagini convulse, contiene anche molti altri elementi abbozzati in tutta libertà, qualcuno anche in modo discutibile: il rapporto con la natura (i fiori, ma anche la frequente nudità dei protagonisti), la «rinascita» e la fertilità (molto spesso i personaggi sono immersi nell’acqua come in un liquido amniotico), la femminilità come elemento naturale proposto attraverso il sangue mestruale che Pepperminta, a testa in giù, si lascia scorrere sul corpo raccogliendo in un calice che poi offre ai due amici. Un «graal» davvero irriverente che si aggiunge ad alcuni discutibili immagini di un prete e dei suoi chierichetti.

Del film si salva la fotografia per quei pochissimi elementi che non appaiono modificati al computer. Si salverebbe il gioco tra immaginazione e realtà, il sogno di tasformare la vita grigia di una città in un arcobaleno di colori, ma non con questa formula che confonde il cinema con la videoarte. (Andrea Fagioli)

 


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