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22 maggio 2003. SINISTRI E BERLUSCONI IN PORTA A PORTA


di NAZARENO TADDEI
Edav N: 311 - 2003

La sera del 22 maggio, antevigilia del blocco della campagna elettorale per le Amministrative, a Porta a Porta, sono stati invitati a dir la loro due galletti di quella Sinistra, Rutelli e Fassino, il cui proposito politico è già ripetutamente e chiaramente dichiarato: «abbattere Berlusconi, a tutti i costi»; al punto che ormai, quando parlano, hanno perso gran parte della loro credibilità, per chi proprio non ha perso il ben dell’intelletto. A parte, però, che ci si può chiedere se questo loro fare sia opposizione (legittima e doverosa) o non piuttosto e­ver­sio­ne (contro la Costituzione e contro la legge), ci si chiede come mai non ci sia qualche magistrato che intervenga, anziché liberare assassini veri e rendere assassino chi ha sparato per legittima difesa.

Comunque: il primo, Rutelli addirittura spudorato, si affida al «popolo bue», convinto sia quello che lui pensa (per quanto sia sempre vero che «ca­lun­niate, calunniate, qualche cosa resterà»); il secondo ben piú accorto, perché sa che non tutto il popolo, nemmeno il suo, è «bue».

Sempre quella sera, quell’incontro, a loro controparte, sono stati invitati due seri direttori di giornali, il settimanale «Panorama» (Rossella), il quotidiano «Il mattino» di Napoli (Orfeo); ambedue stimabili come persone e come direttori di giornale, ma troppo dignitosi e bene educati — pur bene informati — per scendere in lizza con galletti in chiacchiere di parte «a ogni costo», che cercano di non lasciarti mai parlare e urlano e, se non sanno cosa dire, cambiano discorso di punto in bianco, pur di parlare loro e avere l’ultima parola.

Di piú, Vespa, che, in omaggio alla par condicio (?!?), lasciava che i due galletti, anche non interpellati, parlas­sero e parlassero, anzi spro­lo­quias­sero con le loro menzognette, ma spesso bene inventate (ci vorrebbe veramente un po’ di Logica Minor), ben poco interrotti, comunque sempre pronti a interrompere loro il dirimpettaio non appena portava argomenti, che li avrebbe tacitati. E Vespa, niente: par condicio!?!

Del resto, è il sistema dei soviet portato da Mosca in Italia soprattutto da D’Alema: attaccare sempre, mai lasciare che l’avversario dica le ragioni che lo spiazzerebbero, emettere spruzzi emotivi e di sensazione, mai argomenti o qualche argomento che il pubblico non conosce se non per sentito dire e che quindi non è in grado di coglierne l’eventuale menzogna, soprattutto quand’è detta simpaticamente, con aria compunta e apparentemente aperta anche al bene dell’avversario, come sa far bene D’Alema e anche Fassino (e non certo Rutelli); interrompere l’avversario «a ogni costo», anche cambiando discorso o anche urlando; cercando sempre d’avere l’ultima parola.

Un esempio.

Rutelli: «Non si parla di persecuzioni… È solo questa linea vittimistica del presidente del Consiglio (…) “Non mi fanno governare. I ma­gistrati mi perseguitano” e questo gli permette di non rispondere dei suoi insuccessi, per creare questo grande polverone.» E mostra (fig. 1) una fotocopia del progetto delle grandi opere pubbliche che Berlusconi aveva promesso in campagna elettorale, proprio da quella sala, e commenta (con grande ironia, si intende): «Di questi cantieri aperti, dopo due anni, sono quelli aperti dal Governo dell’Ulivo, dopo due anni, e su quella povera prima pietra del Mose di Venezia, che tutti hanno visto in tv e che è stata fatta annegare, poverina, e abbandonata lí, perché dopo ch’è stata fatta la cerimonia della prima pietra tutti se ne sono andati e i lavori…» (non si colgono le parole, ma parla il gesto della mano piatta con l’altra che la batte di fianco in segno, ironico, di «finish».

Fassino sussume subito (fig. 2): «E aggiungo anche un particolare: oggi, riferiscono i nostri giornali, l’associazione nazionale dei costruttori italiani ha denunciato che mancano 12 mila miliardi per finanziare le opere pubbliche annunciate da Lunardi, ma che non hanno copertura finanziaria; e che quindi sono un elenco telefonico, perché senza copertura finanziaria non si possono considerare dei progetti realizzabili.» E subito aggiunge: «L’unica riforma che Berlusconi ha fatto è stata fatta la riforma dell’orario quotidiano: lui dice che noi, quand’eravamo al governo, lavoravamo un terzo di quello che lavora lui; quindi poiché io lavoravo dalle 15 alle 16 ore al giorno, vuol dire che lui ha portato la giornata, al minimo, a 45 ore al giorno. Questa è l’unica riforma fatta da Berlusconi.»

C’è chi ci casca, scambiando battute che fanno ridere per validità politica; come se fosse «basta che non mi si tocchi il portafoglio!»

L’indomani, sempre a Porta a porta, come preannunciato, via libera al capo del Governo Berlusconi (fig. 3). Ha parlato per circa un’ora e oltre 50 minuti. Ha iniziato Vespa, rievocando la scrivania e filmato su cui Berlusconi aveva firmato, lí, il «patto con gli italiani» e gli presenta il «libro bianco» presentato dagli avversari (3’14”) . Il premier lo guarda sorpreso e lo presenta sorridendo ai telespettatori: tutte pagine bianche. Vespa parte ricordando le accuse fatte la sera prima dai due galletti: pressione fiscale, ecc.. Berlusconi, quasi ridendo: «Lei, dr Vespa, ogni tanto ospita dei bontemponi nelle Sue trasmissioni (…). Devo dire che i due signori di ieri sera hanno inondato la Sua trasmissione e gli italiani attraverso lo schermo della casa, di una quantità industriale di falsità. Io ho sempre ammirato la capacità di capovolgere la realtà, di raccontare bugie nel seno della sinistra; ma non credevo si potesse arrivare all’exploit di ieri sera. Praticamente non c’è una sola delle affermazioni di questi due signori che corrisponda al vero.» Vespa: «Cominciamo: le tasse.» Berlusconi: «Mi consenta prima una cosa, che è veramente una chicca (…): dicono Berlusconi ha detto e poi fanno la critica; Berlusconi quella cosa lí non l’ha detta; Tremonti ha detto e poi fanno la critica, ma Tremonti quella cosa lí non l’ha detta; fanno la critica a una cosa che in partenza… (Vespa interrompe e Berlusconi sussume:) Tremonti no, perché l’Istat che è uscita ieri mattina ha fatto vedere che la pressione fiscale è scesa dal 42 e qualcosa al 41 e qualcosa…» e via su tutto quel problema. Annota che tutte queste affermazioni, la gente se le ricorda, e fanno perdere credibilità. Nota poi anche la «moda di contestare il Presidente del Consiglio ovunque si rechi e per qualunque cosa» (e cita). Passa al caso del Mose di Venezia, che illustra completamente con tutto quello è già fatto e si continua a fare; parla del villaggio di S. Giuliano, dando tutti i dati costatabili da chi vuole «e non c’è nessuno della Sinistra che abbia innalzato una voce per criticare questa situazione». Parla dei lavori pubblici i cui progetti di Sinistra ormai obsoleti e che si sono dovuti rifare e specifica la vera situazione, a momenti, veramente intricata e, caso per caso, nota anche le bugie affermate dai due della sera prima dettaglio le menzogne della sera prima con numeri e fatti, senza alzare i toni (ben diversamente dai due galletti della sera prima), con un discorso da premier che dà i risultati del momento della sua attività; non certo un discorso da toni sopra la corda.

Questa sorta di introduzione è durata circa 26 minuti.

A quel punto, arriva un primo interlocutore (Gentili, il direttore de «Il Sole 24 ore»). Berlusconi è pregato di ritornare alla sua poltrona e comincia la sfilza dei vari problemi in atto. Berlusconi, prontissimo, risponde a tutto portando fatti riscontrabili. E siamo al 40.mo minuto.

Entra Gambescia , direttore de «Il Messaggero» e propone le problematiche del Sud. Berlusconi risponde con i dati reali (p.e. non aumento dell’Irpef, ma anche sfruttamento delle ricchezze naturalistiche e artistiche del Sud); il problema è quello di superare i soggettivismi.

Al 46.mo minuto arriva la proposta di Pez­zotta di «dire la verità alla gente» e di Billè che chiede cosa si può fare per ridare fiducia ai consumatori. Berlusconi risponde con argomenti reali e non tace del peso della situazione lasciata dal precedente governo, con un enorme peso di interessi che vanno pagati. E parla anche della fiducia che è necessaria e che — ma non lo dice — c’è qualcuno che cerca di distruggerla, sperando di farlo cascare.

Al 50 minuto ci sono i pochi minuti di pubblicità e si riprende con l’argomento della Giustizia.

Vespa chiede a Berlusconi se in coscienza può dire (o lui o chi per lui) di non aver corrotto nessuno. Risponde d’aver già risposto, giurando sulla testa dei suoi figli. Ma aggiorna, rispondendo all’accusa del sen. Salvi di non aver detto prima quello che disse in tribunale. Già questo tipo di accuse dimostra il malanimo preordinato dei… capi dell’Opposizione, che s’arrampica sui vetri, senza entrare mai nei problemi seri della nazione, cui fa sempre riferimento il Premier.

Il quale, anche qui, porta tutte le sue ragioni. Poi parla della Telekom-Serbia, dando solo fatti e dati e chiede con insistenza che si faccia chiarezza. Risponde a tutte le obiezioni, citando anche il caso Andreotti. Dice anche dei suoi impegni di giugno in vista del Semestre europeo con nomi e cognomi e ne parla e con seguente possibilità di soli due giorni per rispondere al tribunale. Precisa di un gruppo di «magistrati combattenti» e si guarda bene di attaccare la magistratura che, sottolinea piú volte, è in grado di valutare il giusto. E viene a parlare delle riforme della Giustizia, che ritiene necessarie: divisione tra Pubblici ministeri e giudicanti, tutti magistrati; riforma del Codice di Procedura penale, per la difesa del cittadino. Spiega e rifiuta l’accusa di aver parlato di Costituzione sovietica e sempre entra nei dettagli, mostrando la malafede dell’accusa.

Risponde molto bene e serenamente, ma sempre con argomenti alle varie obiezioni. Si sofferma sull’ accusa di fare leggi in proprio interesse personale e spiega anche come le tre leggi (falso in bilan­­­cio, rogatorie e Cirami) che hanno fatto tanto rumore di interessi personali, fossero veramente per la giustizia del cittadino. E ancora una volta chiede fermamente che si faccia chiarezza.

Vespa accenna poi ad alcuni problemi, come la difficoltà dei rapporti Berlusconi-Prodi per il Semestre italiano in Europa, la criminalità e la promessa per le dentiere agli anziani. Berlusconi ripete sottolineando le falsità diffuse nella sera precedente e porta i dati precisi della reale situazione odierna, cose che nessuno conosce, ma che sono reali e che gli avversari cercano di travisare o di nascondere o di combattere mentendo.

Il premier conclude prospettando gli effetti ottenuti in campo internazionale e l’attuale posizione di prestigio ottenuta. Un vero discorso da Premier cosciente e dedito al bene dell’Italia che ha deciso di servire e che fa giustizia di tante bugie e calunnie.

Il discorso avrebbe dovuto far ammutolire i due galletti della serata precedente, se avessero un minimo di rispetto per sé stessi e del ruolo che occupano.

Invece, ecco le loro dichiarazioni al Tg1 successivo:

Fassino: «Il presidente del Consiglio non vuole prendere atto che due anni di governo della Destra non hanno dato all’Italia granché; crede di poter uscire dalle proprie difficoltà alzando i toni, e aggredendo la magistratura, intimidendo la stampa, offendendo gli avversari politici. Io credo che sia un grave errore…»

Vediamo: a) se «alzare i toni» è portare argomenti incontrovertibili, bisogna veramente dire che per i figli dei comunisti la verità è solo quella che serve a loro; b) aggressioni alla magistratura: rivela la presenza di un gruppo di «magistrati combattenti» che non sono la magistratura; parla per vari minuti di vari problemi (p.e. caso Sme), senza mai citare la magistratura, risponde su domande circa come prevedere la riforma giudiziaria (divisione delle carriere e spiega e afferma la decisione circa l’immunità solo per le 5 autorità dello Stato); c) intimidazioni alla stampa: nemmeno un accenno; accenno invece alla «moda» (ben facilmente riscontrabile) di rilevare nei titoli le contestazioni, anche quando la realtà è tutt’altra (aveva portato casi ben precisi); d) offese agli avversari: ha sempre e solo sottolineato le versioni menzognere date da Rutelli e Fassino, dando la vera e oggettiva versione.

Rutelli: «A queste polemiche, a queste asprezze continue, noi contrapponiamo passione, serenità, rispetto per la Casa comune, per la nostra Italia…»: certo che quasi due ore di citazioni di verità contro quanto affermato non possono non essere «asprezza» per chi aveva dato versioni bugiarde; e non si capisce come si possa contrapporre la «passione» e la «serenità» per la menzogna.

Non solo «nessun piú sordo di chi non vuol sentire», bensí soprattutto svolgimento sistematico d’un progetto per abbattere «a ogni costo», anche mentendo sapendo di mentire la persona, che pur con tutti i limiti e difetti, è stata messa a quel posto dalla maggioranza degli italiani (cosa che non succedeva dal 1948, proprio per liberarsi da quel loro governo), sperando che la gente non capisca.

Oggi, probabilmente fidano in qualcuno o qualcosa che sostituisca la Mosca d’un tempo. Ma chi?

 


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