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E dietro la sigla S.R. si nascondeva padre Taddei. L'amicizia tra Nazareno Taddei ed Ermanno Olmi.


di SERGIO RAFFAELLI
Edav N: 362 - 2008

Oggi non sono in grado di ricordare quando il padre Taddei incontrò Ermanno Olmi e di ricostruire i loro contatti tra gli anni cinquanta e sessanta. Forse il primo contatto fra critico e artista avvenne nel 1958, alla Mostra del film documentario e del cortometraggio, svoltasi al Lido di Venezia in agosto. Taddei, nell’eccellente rassegna delle pellicole migliori, pubblicata in Letture del novembre 1958, segnalò (p. 775) i documentari Tre fili fino a Milano e Venezia città moderna di Ermanno Olmi, precisando che il «giovane» regista si dimostrava «ricco di sensibilià», ma pure rimproverando «qualche incertezza di racconto e di stesura» al primo dei due film (un «rimprovero» per certa fragilità strutturale che egli continuò a fare al primo Olmi: per Il tempo si è fermato, per Il Posto e per I fidanzati). Forse iniziò allora il «magistero» artistico e umano del padre Taddei. Il rapporto comunque ebbe occasione di rafforzarsi e di diventare schiettamente amichevole nel 1959, allorché ambedue si ritrovarono in luglio alla Mostra del film documentario e del cortometraggio, con proprie pellicole in concorso: Olmi con Il tempo si è fermato e Taddei con La mamma bianca. In quell’occasione Taddei affidò al confratello Mario Casolaro il servizio per Letture su quella manifestazione, perché lo riguardava ma anche perché in quei mesi fu impegnato per Letture con ampi e accurati servizi sul Festival di Berlino, sul Festival di San Sebastian, sulla Mostra d’arte cinematografica di Venezia, sul Gran Premio Bergamo del film d’arte e sull’arte.

Su Il tempo si è fermato Taddei però volle rendere noto un proprio giudizio, nel dicembre del 1961, in occasione dell’uscita della voce «Il tempo si è fermato» nello «Schedario cinematografico», sotto l’etichetta protettiva «Note schedario» (quasi avesse lasciato nel cassetto quel testo del 1959, cioè prima di essere colpito, nel 1960, dal divieto di pubblicare giudizi su film): «Le grandi – meritate – lodi che il film e Olmi hanno avuto da tutti mi dispensano dal ripeterle. D’altra parte l’amicizia che mi lega a Olmi mi permette (e forse mi impone, dal momento che egli è ancora giovane e agli inizi di una carriera che potrà essere brillante) di cogliere i punti deboli della sua opera. Sotto il profilo stilistico si può avvertire qua e là non perfetta coerenza tra l’idea dell’Olmi che dirige le riprese e quella dell’Olmi che dirige il montaggio. Voglio dire che se le riprese sono in funzione di un’aderenza del tempo cinematografico al tempo reale (caratteristica della sensibilità cinematografica dell’Olmi) il montaggio è in funzione di un ritmo e di un lavoro di lima che non coincidono sempre con quella (...).»

Taddei seguí Il Posto in tutte le sue fasi realizzative fin dalla sceneggiatura. Per confermare la sua vicinanza a Olmi in rapida «crescita» (anche personale: egli sposò Loredana Detto, interprete del film) mi basti ricordare che anch’io volli accompagnare a Milano almeno una volta Taddei sul luogo delle riprese in interni, a Palazzo Litta (sequenza dell’esame «psicologico» degli aspiranti impiegati). E per dire dell’apprezzamento del padre Taddei nei confronti di questo film e del suo regista mi piacerebbe rendere conto, da testimone, della magistrale presentazione (anche «critica») che egli fece nel novembre 1961 a Gallarate, davanti a professori e studenti gesuiti della facoltà di Filosofia. E mi pare anche riconoscimento dei meriti del padre Taddei il fatto che il direttore di produzione del film, Alberto Soffientini, abbia fatto concedere dalla Titanus la pellicola a quello studentato.

A proposito de Il Posto ritengo lecito rivelare un piccolo segreto. La bella recensione di questo film che si può leggere nel fascicolo di gennaio 1962 della rivista Letture (pp. 66-68) è siglata S. R. per Sergio Raffaelli. Però di mio in quella recensione c’è la sigla e poco piú della copiatura a macchina: la scrisse, pregato da varie parti, il padre Taddei il quale, non potendo firmare, mi chiese di fargli da velario.

 


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