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Do Visvel ao Invisvel (dal visibile all'invisibile)



Regia: Manoel de Oliveira
Lettura del film di: Eugenio Bicocchi
Edav N: 364 - 2008
Titolo del film: DO VISVEL AO INVISVEL (DAL VISIBILE ALL'INVISIBILE)
Titolo originale: DO VISIVEL AO INVISIVEL
Cast: Attori: Leon Cakoff (Leon), Ricardo Trpa (Ricardo).
Sceneggiatura: Manoel de Oliveira
Nazione: BRASILE
Anno: 2005
Presentato: 65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2008 - Fuori Concorso

Si tratta di un cortometraggio della durata di sette minuti, in cui il regista narra l'incontro fortuito, in una strada di Sao Paulo, tra due amici che non hanno, per nulla, l'occasione di vedersi spesso. Uno è Leon, brasiliano, e l'altro Ricardo, portoghese, di passaggio in Brasile. Appena i due si riconoscono, esplodono in reciproche manifestazioni di gioia. Ma un attimo dopo squilla il telefonino portatile di uno di loro. E' giocoforza rispondere anche se per dire di non poter stare all'apparecchio. I due riprendono, con maggiore slancio, lo scambio di espressioni amicali. Ma, quasi immediatamente si sente la suoneria del telefonino dell'altro uomo: una nuova interruzione, anche se egualmente brevissima. Poi una nuova ripresa dello scambio di informazioni. Ma subito dopo una nuova chiamata: una nuova interruzione.

Una nuova ripresa.
Una nuova interruzione ancora, la quarta.
Impossibilitati a dare spazio alla loro conversazione i due amici si accordano per chiamarsi al telefono, lì per lì, faccia a faccia. Finalmente, uno di fronte all'altro, collegati per via tecnologia, i due amici possono con tutta tranquillità porsi le reciproche domande e darsi le reciproche risposte. Nulla può più interferire nelle loro parole.
Attorno la vita caotica della città continua.
Il racconto cinematografico procede linearmente con poche e semplici inquadrature, caratterizzate da un linguaggio raffinato.
La prima inquadratura - con angolazione dall'alto e cinepresa fissa - mostra la strada - dove avverrà l'incontro tra i due amici - in prossimità di un semaforo. Le automobili arrivano, si fermano, si ammassano, attendono. Poi partono. Poi arrivano altre automobili che si fermano, per attendere e per partire, a loro volta. In questo contesto dove le macchine e i segnali hanno in mano il ritmo della vita degli uomini, sul marciapiede - dove la cinepresa si è posizionata, i due amici entrando in campo simultaneamente uno da sinistra e l'altro da destra si incontrano.
La colonna sonora è costituita dai rumori del traffico, dallo squillare delle suonerie telefoniche, dalle parole dei protagonisti.
Quando i due riescono a dare vita alla loro conversazione che diventa possibile solo con il ricorso intenzionale alla tecnologia, il regista toglie dalla colonna sonora i fastidiosi rumori reali e anche le parole degli uomini.
Si capisce che i due comunicano, si vede il traffico continuare. ciò che è visibile è il pulsare della vita della città, ciò che è invisibile è la sudditanza alla tecnica che l'uomo, proprio nel momento in cui la usa, subisce.
La cartella stampa contiene un commento piuttosto azzeccato (il che non succede spesso) che può essere definito una sorta di formulazione di idea centrale: "Il maestro Oliveira, in sette minuti, riesce a sintetizzare tutta l'ironia del mondo moderno, con i suoi sofisticati mezzi di comunicazione e che, nonostante tutto, interferiscono più di quanto aiutino la comunicazione stessa".
Nella stessa cartella a sua volta Manoel de Oliveira tra l'altro dichiara: "In questo piccolo film (...) in un certo senso ironizzo sulla artificialità della società e dei consumi esacerbati, oggi tanto in voga con il veloce progresso della tecnica (della quale riconosco tutta la straordinarietà), ma che ci sta rubando la nostra amata privacy e la non meno amata tranquillità".

Colpisce positivamente la lucidità di questo regista alla soglia dei cento anni, non solo e non tanto per la critica alla invadenza della tecnologia comunicativa (anche altri autori, prima di lui, hanno alzato la loro voce), ma per la carica ironica espressa. Infatti i due amici, per parlare con tranquillità, senza le interruzioni delle suonerie telefoniche, avrebbero potuto disattivare i loro apparecchi. Ma de Oliveira ha mostrato che, ai due protagonisti, quella ipotesi non è passata minimamente nemmeno per l'anticamera del cervello, come si suole dire. Egli ha mostrato, tramite la recitazione (che è, nella finzione cinematografica, un importante elemento di linguaggio) la simultaneità e la rapidità con cui i due amici escogitano quella loro soluzione tecnologica, per poter comunicare in santa pace. (Eugenio Bicocchi)

 


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