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Vicky Cristina Barcelona



Regia: Woody Allen
Lettura del film di: Franco Sestini
Edav N: 365 - 2008
Titolo del film: VICKY CRISTINA BARCELONA
Titolo originale: VICKY CRISTINA BARCELONA
Cast: regia, sogg., scenegg.: Woody Allen fotogr.: Javier Aguirresarobe mont.: Alisa Lepselter scenogr.: Alain Baine cost.: Sonia Grande effetti: Randall Balsmeyer interpr.: Scarlett Johansson (Cristina), Rebecca Hall (Vicky), Javier Bardem (Juan Antonio), Penlope Cruz (Mara Elena), Chris Messina (Doug), Patricia Clarkson (Judy Nash), Kevin Dunn (Mark Nash), Silvia Sabat (Rosa), Pablo Schreiber (Ben), Zak Orth (Adam), Abel Folk (Jay), Julio Perilln (Charles), Joel Joan (amico di Juan Antonio), Carrie Preston (Sally), Manel Barcel (medico), Jaume Montan (amico di Juan Antonio), Lloll Bertrn (amico di Juan Antonio), Josep Maria Domnech (Julio Josep) durata: 97 colore produz.: Mediapro, Antenna 3 Films, Gravier Productions origine: SPAGNA / USA, 2008 locations: Barcellona, New York, Regione delle Asturie, le riprese sono durate circa due mesi distribuz.: Medusa (17-10-2008)
Sceneggiatura: Woody Allen
Nazione: SPAGNA, USA
Anno: 2008
Presentato: 61. Festival di Cannes 2008 - Fuori Concorso -

È la storia di Vicky e Cristina, due giovani amiche americane che hanno visioni completamente differenti dell’amore: Vicky è fedele all’uomo che sta per sposare e non rinnega questi suoi principi, mentre Cristina è disinibita e continuamente alla ricerca di una passione amorosa che la possa coinvolgere completamente. Una coppia di amici della famiglia di Vicky ­– Judy e Mark – invita la ragazza a trascorrere l’estate a Barcelona e lei – che peraltro sta preparando un master sulla cultura catalana – accetta e propone a Cristina di accompagnarla. Dopo alcune visite «obbligate» della bella città spagnola, le due ragazze si ritrovano in una galleria d’arte e lí incontrano un pittore che poi ritroveranno in un ristorante vicino; l’uomo, Juan Antonio, si reca al loro tavolo e senza tanti mezzi termini propone loro di andare con lui a trascorrere il fine settimana a Oviedo: scopo della gita è quello di andare a vedere una scultura particolarmente significativa per Juan Antonio, ma anche – forse soprattutto – di andare a letto insieme: il pittore è chiaro e dice di non fare distinzioni tra le due ragazze, ma di volerle entrambe. Vicky è sconvolta dalla profferta del pittore, mentre Cristina decide di accettare, coinvolgendo l’amica la quale non può certo mandarla sola e quindi l’accompagna.

Arrivano a Oviedo di mattina e trascorrono l’intera giornata a visitare la città e le sue bellezze, poi – dopo una bella cenetta innaffiata da abbondanti libagioni – Juan Antonio ripropone l’invito a entrambe le ragazze: Vicky rifiuta per l’ennesima volta, mentre Cristina – sempre alla ricerca di qualcosa di nuovo – accetta e raggiunge l’uomo nella sua camera dove, dopo i primi approcci si sente male ed è costretta ad andare in bagno a vomitare: la diagnosi del medico, prontamente chiamato è «attacco d’ulcera», quindi occorre riposo e digiuno assoluto. È cosí che Vicky rimane sola con Juan Antonio e la sera seguente, dopo una bella cenetta in un caratteristico ristorante e l’ascolto di un concerto per chitarra solista, scoppia la passione e i due, su un prato, consumano il loro rapporto sessuale. La mattina seguente i tre ripartono per Barcelona senza che Cristina si renda conto dell’accaduto; in città le due ragazze riprendono la loro vita e sarà Cristina ad incontrare Juan Antonio ed a riprendere con lui il rapporto interrotto dall’ulcera: la ragazza andrà addirittura a vivere con lui.

Intanto il fidanzato di Vicky arriva a Barcelona dove viene celebrato una sorta di «pre-matrimonio» all’Ambasciata

Americana e quindi la ragazza è presa dal fidanzato, ma non riesce a dimenticare quell’unico rapporto avuto con Juan Antonio nella magica notte di Oviedo.

La relazione di Cristina con il pittore procede nel migliore dei modi, fino ad una notte durante la quale il telefono porta a Juan Antonio la notizia che Maria Elena, la sua prima moglie dalla quale si era separato dopo un litigio burrascoso, ha tentato il suicidio ed è ricoverata in ospedale; ovviamente l’uomo corre a vedere quello che è successo e rientra in casa portando al seguito anche la ex moglie che, poverina, non ha nessuno che la possa accudire e quindi – almeno per un po’ – deve stare con loro.

Ed ha cosí inizio un «ménage» che ben presto diventa «a trois»: Maria Elena è chiaramente pazza o forse troppo geniale per accettare una normale situazione, ma nel rapporto con l’ex marito continuano le liti, fino a quando la coppia non fa entrare nella relazione anche Cristina, coinvolgendola pure sotto il profilo sessuale: forse alla coppia manca un elemento stabilizzante e questa parte la svolge a meraviglia Cristina che infatti riesce a far andare tutto per il verso migliore.

Ma questa volta è Cristina che dopo un po’ di tempo, non riesce ad accettare questo tipo di relazione e decide di mollare tutto, prendendosi una vacanza in Francia: i due ex-coniugi – restati soli – cominciano a litigare come facevano prima di incontrare la ragazza: il loro rapporto finirà di nuovo in modo brusco e violento e Juan Antonio resterà solo.

Intanto Vicky – che sta preparandosi a rientrare a New York insieme al marito – si confida con l’amica Judy che l’ha ospitata e ricorda, con turbamento, quella notte di Oviedo, trascorsa con il pittore, mentre Cristina era sotto sedativi; la donna, che cerca di farle vedere il proprio futuro con i suoi occhi e le prospetta una vita piena di noia (come la sua), la spinge a rincontrare Juan Antonio ed organizza una festa durante la quale i due si ritrovano e Vicky questa volta sembra resistere, ma il giovane pittore le telefona mentre sta preparando le valigie, invitandola a trascorrere insieme il pomeriggio; la donna accetta e i due si recano a casa del pittore, ma Vicky capisce che è una situazione dalla quale fuggire in quanto non si sente di accettare una relazione clandestina con Juan Antonio e, al tempo stesso, non si sente di lasciare il marito, appena sposato; l’arrivo di Maria Elena con una pistola in pugno, pone termine bruscamente all’incontro.

Il film termina con i tre (Cristina, Vicky ed il marito) che scendono all’aeroporto di New York e si ritroveranno ad andare incontro alla vita che il destino ha loro riservato; l’autore ce li mostra tutti e tre imbronciati, come se sapessero a cosa vanno incontro: Vicky condurrà una vita borghese piena di agi ma anche di noia, mentre Cristina continuerà in questa sua «ricerca» fino a quando non troverà qualcosa di soddisfacente oppure capirà che la vita non è fatta soltanto di passione ma anche di responsabilità.

Il film è contrappuntato da una voce fuori campo che sottolinea varie azioni della vicenda e – in qualche caso – individua anche lo stato d’animo di qualche protagonista; basti dire che le caratteristiche psicologiche delle due protagoniste sono «dette a parole» con il sistema del fuori campo.

Tale accorgimento, se pure semplifica la comprensione della narrazione, conferisce all’insieme una sorta di maniera didascalica di raccontare e – vista la sua ripetitività – stanca lo spettatore.

La struttura narrativa è divisa in tre parti: la prima comprende tutta la vicenda fino al momento in cui Cristina va a vivere con Juan Antonio e quindi anche la «magica» notte di Oviedo in cui Vicky ha quel fantastico rapporto con il pittore; la seconda racchiude la vicenda della vita di Cristina insieme a Juan Antonio, prima, e poi con Maria Elena e mostra il matrimonio di Vicky e l’inizio della vita con il neo-marito; la terza si riferisce alla parte finale del film, nel quale ognuno ritorna sui propri passi e lascia le magiche sensazioni ed i turbamenti della capitale catalana, per far ritorno in patria.

Prima di ogni altra cosa, il film è una splendido spot pubblicitario per attirare turismo a Barcelona: la narrazione si apre con il bellissimo murale di Mirò che decora l’aeroporto e per i primi venti minuti è una piacevolissima cartolina ad uso e consumo degli americani, ai quali viene mostrata la «Sagrada familia» e il Parc Guell; inoltre, le due eroine del film, Cristina e Vicky – interpretate molto bene rispettivamente da due splendide attrici come Scarlett Johansson e Rebecca Hall – vengono portate nei luoghi piú fascinosi della città, laddove il grande Gaudí la fa da padrone; ed anche l’abbordaggio del pittore alle due ragazze avviene ai «Quattro Gatti», storico ristorante frequentato, ai bei tempi, da Pablo Picasso.

Oltre alla parte pubblicitaria, il film contiene un certo discorso sull’amore – tema ricorrente per Allen – e questo sentimento viene considerato soprattutto sotto l’aspetto sessuale, unico modo per appagare, sia pure per poco, le persone; l’autore sembra scettico sulle altre possibilità che l’amore contiene ed alla fine del film è scettico anche sul rapporto unicamente sessuale: tra Juan Antonio e la moglie Maria Elena non è sufficiente, in quanto le pulsioni dei due hanno bisogno di un qualche elemento calmante (una «mezza tinta» come viene definito) che nella narrazione è impersonificato da Cristina, fino a quando anch’essa non regge al ruolo e rovescia il tavolo, mandando a carte quarantotto sia il suo rapporto con il pittore e sia quello dei due ex-coniugi.

In conclusione, la fine del film trova Juan Antonio e Maria Elena che sono nuovamente divisi (per sempre?), Vicky che si rifugia nel matrimonio borghese e Cristina che continua la sua ricerca, ormai chiaramente velleitaria; ed anche gli amici spagnoli delle due ragazze – Judy e Mark – accettano di continuare la loro piatta esistenza di «separati in casa» con ostentazioni di felicità ad uso e consumo di amici e conoscenti; ma allora questo amore esiste o no? Oppure, come dice Juan Antonio, è meglio vivere la vita ora per ora tacitando soltanto i sensi?

Ennesimo film sull’amore, del quale l’autore sembra conosca tutto e invece quando si ritrova a girare non riesce a concretizzare uno straccio di idea tematica; e questa volta mi sembra che esageri con il «parlato»: se il film si «vede solo con gli orecchi», non si perde niente della narrazione, ad esclusione delle splendide cartoline catalane.

Per concludere, due parole sull’interpretazione di Javier Bardem nel ruolo del pittore: va bene che il personaggio doveva essere «macho» latino, ma la recitazione di Bardem è simile a quella di uno scimmione, addirittura gutturale in alcune espressioni e dallo sguardo completamente inespressivo. Non so se è stato l’attore a prendere la mano al regista oppure se è stata una richiesta esplicita dell’autore, ma in entrambi i casi si è esagerato; cosí come siamo fuori registro con il personaggio della moglie Maria Elena, interpretato da Penélope Cruz, la quale, anche se costretta dalla particolarità del personaggio, recita continuamente sopra le righe.

Ma il film, nonostante tutte queste pecche, sembra reggere bene al botteghino: segno che la gente gradisce opere nelle quali c’è poco o niente da capire, si riempie gli occhi di splendide immagini da cartolina e vede per un paio d’ore delle brave e belle attrici: se basta questo, possiamo dire che ci siamo. (Franco Sestini)

 


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