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CAOS CALMO, perch quella bestemmia?


di ANDREA FAGIOLI
Edav N: 357 - 2008

Lo confesso: sono un nannimorettiano. Dal punto di vista cinematografico, s’intende. Dei suoi girotondi e delle sue prediche politiche m’interessa ben poco. E anche delle idee dei suoi film condivido ben poco, ma mi piace il suo modo di esprimerle, il suo modo di fare cinema, soprattutto il personaggio (di fatto lo stesso) che ogni volta si costruisce addosso e che riflette la nevrosi, il malessere, spesso il vuoto dell’uomo contemporaneo. Anche il tanto astutamente e maliziosamente decantato CAOS CALMO, uscito nelle sale italiane all’inizio di febbraio e presentato in concorso al Festival di Berlino, pur essendo firmato dal regista Antonello Grimaldi, è, a mio giudizio, un film di Nanni Moretti o quantomeno alla nannimoretti (anche solo per il fatto che firma insieme con altri la sceneggiatura).

L’ho visto con piacere, la sera stessa dell’uscita, fino a che non è stata pronunciata quella bruttissima bestemmia presente anche nel libro di Sandro Veronesi da cui il film è tratto.

La dichiarazione in proposito del regista Antonello Grimaldi si commenta da sola ed è quanto di piú contraddittorio si possa dire: «La stessa bestemmia che c’è nel film era nel libro e poi sinceramente mi sembra una bestemmia cattolica: è un atto di ribellione di un personaggio che ha un fratello missionario in Africa, e che deciderà di raggiungere alla fine, e quindi è anche un grande atto di fede. Non vediamo il motivo perché si possa ridere di una bestemmia, perciò non era certo nostra intenzione utilizzarla per strappare una risata».

Ebbene, anzi e male, Grimaldi sappia che alla proiezione a cui ho assistito il pubblico si è fatto proprio una bella (e soprattutto cafona) risata.

Noi di Edav non siamo dei bacchettoni: basti ricordare che il nostro fondatore, padre Nazareno Taddei, fu mandato in esilio per una lettura positiva de LA DOLCE VITA in tempi in cui rappresentò davvero un atto di coraggio. Eppure, quella bestemmia non riusciamo ad ammetterla anche perché non aggiunge nulla al film se non la reazione ridanciana di un pubblico becero che non si merita nulla di piú di quell’orribile epiteto contro la Madonna e dei quattro minuti di sesso vigliaccamente sfruttati ad arte dalla produzione per lanciare il film.

 


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