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Una moglie bellissima



Regia: Leonardo Pieraccioni
Lettura del film di: Franco Sestini
Edav N: 356 - 2008
Titolo del film: UNA MOGLIE BELLISSIMA
Cast: regia: Leonardo Pieraccioni scenegg.: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi fotogr.: Italo Petriccione mus.: Gianluca Sibaldi mont.: Stefano Chierchi scenogr.: Francesco Frigeri cost.: Claudio Cordaro interpr. princ.: Leonardo Pieraccioni (Mariano), Laura Torrisi (Miranda), Massimo Ceccherini (Baccano), Rocco Papaleo (Pomodoro), Gabriel Garko (Andrea), Francesco Guccini (Regista Grease), Tony Sperandeo durata: 96 colore produz.: Levante Film, Medusa origine: ITALIA, 2007 distribuz.: Medusa (uscita 14-12-2007)
Sceneggiatura: Leonardo Pieraccioni, Giovanni Veronesi
Nazione: ITALIA
Anno: 2007

È la storia di Mariano, un giovane fruttivendolo che gestisce, insieme alla bellissima moglie Miranda, un banco al mercato di Anghiari, piccolo paese della Toscana; insieme ad un gruppo di amici si ritrovano giornalmente sia sul luogo di lavoro (il mercato del paese) che la sera nel piccolo teatrino dove stanno provando una versione teatrale di «Grease» e sia nei giorni di vacanza, quando si ritrovano presso un campeggio in una località marina non meglio specificata.

È proprio in quest’ultimo posto che comincia a maturare il progetto che poi darà corpo al resto del film: in un consueto dopo cena fatto di discorsi insulsi e leggerini e di prese in giro, ad un certo punto viene fuori la «proposta indecente», e sarà l’amico «Baccano» a prospettarla a Mariano: se un ricchissimo emiro arabo, ti offrisse mezzo milione di euro per avere un rapporto con te (dato che con le donne ormai non ci sente piú), tu come ti comporteresti? Mariano rimane allibito e, pur nella giocosità del momento, ripensa al sogno di acquistare una bottega dove spostare la loro attività di frutta e verdura, sogno che al momento risulta irrealizzabile per mancanza di soldi; alla fine, pur non molto convinto, Mariano afferma che rifiuterebbe la proposta e con questa ultima battuta la compagnia va a letto.

Pochi giorni dopo, il paese è visitato da Andrea, un giovane e bel fotografo, incaricato dal suo direttore di riprendere tutti i monumenti a Garibaldi sparsi per l’Italia; ad Anghiari, piú del monumento a Garibaldi, il giovane scopre un altro bellissimo panorama e cioè il corpo di Miranda, splendida nella sua semplicità rigogliosa; l’offerta giunge poco dopo: se la donna è disponibile a farsi fotografare nuda in mezzo alla frutta dei singoli mesi, si realizzerà un calendario che batterà tutti i record di vendita; compenso per l’operazione, alcune centinaia di migliaia di euro e la notorietà assicurata da una serie di interviste ed apparizioni televisive.

Miranda ne parla col marito e i due inizialmente rifiutano l’offerta, visto anche che tutti gli amici interpellati, considerano le donne che posano nude per i calendari come delle autentiche donnacce, ma quando Andrea – copia carbone di Fabrizio Corona – aumenta ancora l’offerta, le ultime resistenze cadono e la coppia parte per le Maldive, location dove si realizza il servizio fotografico: mentre Miranda è impegnata sul set fotografico (e comincia ad avvicinarsi ad Andrea), Mariano si dedica alla conoscenza del luogo e dei suoi abitanti, ai quali cerca di insegnare le nostre particolarità, tipo l’ICI, il condono, l’indulto, i mutui, ecc, tanto che alla fine di questa sorta di «lezioni», una tra le allieve esclama: «Ma il terzo mondo siete voi!».

Al ritorno in Italia c’è il lancio del calendario che va letteralmente a ruba (le prime 250.000 copie spariscono in pochi giorni) e la vita dei due sposini si modifica in modo sostanziale: Mariano continua la conduzione del banco di fruttivendolo, mentre Miranda è in pianta stabile a Roma, dove tra l’altro sta intessendo una storia d’amore con il bel fotografo, per il quale ha perso la testa; la donna non resiste al doppio gioco e confida la situazione al marito che rimane, come era facile prevedere, letteralmente basito.

Ma basterà poco tempo per fare accorgere a Miranda che il mondo romano, fatto di lustrini ma anche di maldicenze e di volgarità, non le si confà assolutamente ed anche l’amore – o quello che era – per il bell’Andrea risulta essere tutta una finzione e cosí, al culmine di una delle solite feste romane, dove sente l’amante che l’ha soprannominata «la carciofara», pianta tutto e tutti e si impossessa di una potente auto con la quale si dirige verso casa; ma non poteva certo finire cosí, infatti l’autore ci aggiunge un grave incidente stradale della ragazza, l’accorrere all’ospedale di Mariano e poco dopo di tutti gli amici che, pur impegnati nella «prima» di Grease, rinunciano a tutto pur di essere vicini all’amico.

Conclusione: Miranda si salverà, anche se rimarrà un po’ zoppa, i due torneranno insieme come se niente fosse accaduto ed anzi, contano di mettere in cantiere uno o due figli, dai nomi strani: «Tramonto» se sarà maschio e «Aurora» se sarà femmina.

Il film è diviso in tre parti e un epilogo: nella prima l’autore si preoccupa di descrivere questo bellissimo ambiente della provincia toscana, dove tutti sono amici e pronti ad aiutare l’altro e dove le cose vengono fatte tutti insieme: di questo è sintomatica la messa in scena della commedia musicale Grease, con tutti i personaggi impegnati a fare del loro meglio e con uno sconsolato regista – interpretato da uno stralunato Francesco Guccini – che non riesce ad ottenere niente di quello che chiede e che conclude tutte le scene alle quali assiste con l’immancabile «non ho parole!».

In questo contesto idilliaco, alcuni di loro emergono piú di altri: Mariano e Miranda, sposati da dieci anni e apparentemente sempre innamorati; devono alzarsi la mattina presto per mandare avanti la loro attività di fruttivendoli, ma sembra che non pesi loro; hanno il sogno di poter acquistare una bottega, vero salto sociale che potrebbe realizzarsi con il calendario, sennonché le traversie familiari che seguono il successo, distraggono Mariano dall’obiettivo, sul quale si lancia un cinese che compra il fondo e ci mette una gastronomia.

Una breve annotazione di carattere espressivo: l’autore, con lo scopo di conferire a Miranda un aspetto che bene si sposi con il popolano Mariano e con l’ambiente provinciale, gli riempie il dialogo con tutta una serie di parolacce, come se queste fossero sinonimo di schiettezza e di genuinità.

Nella seconda parte entriamo nel marasma «calendario» e i due coniugi sono sballottati da una parte all’altra indecisi fino all’ultimo sulla scelta da fare: accettare la «proposta indecente» e cosí arrivare a potersi permettere la bottega tradizionale oppure rifiutare il tutto e restare con il solito banco al mercato? L’ingordigia del miglioramento sociale vince le titubanze di carattere morale e i due si lanciano nell’impresa.

In queste prime due parti assistiamo alla costruzione di altri tre personaggi: Baccano, interpretato da Massimo Ceccherini, che è un altro ambulante come Mariano e che ha il problema del figlio obeso che non riesce a far dimagrire (scherzare sull’obesità di un bambino mi è sembrato di particolare cattivo gusto). C’è poi l’altro ambulante, interpretato da Rocco Papaleo, che ha il cruccio di essere quasi calvo e quindi interpreta volentieri il protagonista di «Grease» in modo da poter sfoggiare una accuratissima parrucca con ricci e boccoli in quantità; e poi c’è il personaggio interpretato da Toni Sperandeo: è un prete che ha perso la fede e perciò si è rinchiuso in casa e non vuole vedere nessuno; tutto il pae­­se si mobiliterà per aiutarlo, a dimostrazione della bontà d’animo dei provinciali, ma il personaggio del prete rimane completamente irrisolto, senza una minima traccia che ce ne faccia intendere l’interiorità e le speranze.

Ho lasciato per ultima Laura Torrisi che da il corpo alla bellissima Miranda: la ragazza toscana – credo pratese – ha come uniche credenziali la partecipazione al «Grande Fratello» ed un corpo ben fatto; se bastano per chiamarsi attrice, allora tutte quelle che spendono anni di vita per frequentare le varie accademie, significa che hanno sbagliato tutto; tornando alla Torrisi, la sua espressività – se escludiamo il «busto» – è veramente insignificante, direi poco oltre quella di un geranio neppure tanto fiorito.

Nella terza parte del film c’è una critica superficiale e malfatta della società dello spettacolo, alla quale viene accomunata la politica ed il costume tipico della nostra Italia di mettere tutto insieme: è di un tale cattivo gusto che si stenta a credere che sia stata realizzata – a livello di scrittura del film – da un personaggio come Giovanni Veronesi.

E nell’epilogo – ritorno a casa di Miranda, incidente stradale e successivo incontro riappacificatorio tra i due coniugi – si consuma il massimo del prevedibile, cosa che del resto non era affatto difficile a partire dall’inizio della lavorazione del calendario: lei si perderà, ma dopo poco ritroverà se stessa e gli autentici valori che ha sempre avuto.

Se proprio vogliamo trovare anche quello che – forse – non c’è, possiamo dire che nella zoppia che colpisce Miranda è troppo facile intravedere il marchio apposto dal diavolo su colei che ha peccato, anche se poi si è pentita ed è tornata a casa.

Per concludere, possiamo dire che l’autore ha inteso mostrare la bellezza della vita in provincia in antitesi a quella del jet-set, ma per fare questo ha usato non certo una struttura narrativa, ma tutta una sequela di siparietti comici (che però non fanno ridere) assai slegati l’uno con l’altro ed affidati ai soliti attori con i quali Pieraccioni ormai sembra fare coppia fissa; diversamente dalle altre volte ha tenuto le briglie tirate sul collo di Pieraccioni e di Papaleo ed invece in questo film, probabilmente, se li avesse lasciati un po’ piú liberi, almeno si sarebbe riso, invece, cosí… (Franco Sestini)

 


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