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Specchio magico



Regia: Manoel De Oliveira
Lettura del film di: Nazareno Taddei
Edav N: 333 - 2005
Titolo del film: SPECCHIO MAGICO
Titolo originale: ESPELHO MAGICO
Cast: regia e scenegg.: Manoel de Oliveira fotogr.: Renato Berta mont.: Valrie Loiseleux suono: Mikel Barre scenogr.: Mnica Baldaque costumi: Mnica Bladaque interpr.: Ricardo Trepa (Jos Luciano), Leonor Silveira (Alfreda), Lis Miguel Cintra (Filipe Quinta-falsario), Duarte de Almeida (Bahia), Isabel Ruth (Celsa Adelaide), Gloria de Matos (Infermiera Hilda), Susana Sa (Nomia) durata 137 colore produtt.: Miguel Cadilhe- produz.: Filbox Producoes Audiovisuals, Lda - origine: Portogallo, 2005 distrib.: First Hand Films
Sceneggiatura: Manoel De Oliveira
Nazione: PORTOGALLO
Anno: 2005
Presentato: 62. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2005 - In Concorso

Il Film è un adattamento del romanzo spagnolo “L’anima dei ricchi“ di Agustina Bessa-Luís, ma si sente anche l’influsso del secondo libro della sua trilogia «Il principio di incertezzze».
Le riprese del film sono iniziate alla fine del marzo 2005; è stato girato in otto settimane tra Pòvoa de Lanoso, Porto e Povoa de Varzim, Venezia e i luoghi Santi di Islraele. Il montaggio è stato realizzato a Parigi tra maggio e luglio.

È la storia di Luciano, un giovane che esce di prigione, per un crimine che non ha mai commesso, e viene assunto come servitore nella splendida casa e nella ricca tenuta della signora Alfreda, il cui marito, il signor Bahia, pare piú interessato alla scuola di musica da lui istituita che a sua moglie. Alfreda infatti ha saputo dal prof. Heschel, un esperto di studi biblici che la Vergine Maria era ricca.
Ossessionata da questa notizia vive solo della speranza di poter assistere a una apparizione della Vergine, alla quale intende porre alcune domande; non le bastano piú le belle macchine e i vestiti.

Ma l’amico di Luciano, Filipe Quinta, conosciuto in prigione, falsario e accordatore di pianforti per la scuola, trama con lui e con qualche altro per realizzare una finta apparizione della Ver¬gine, per la quale viene assoldata una prostitutella, Abril. I preparativi e le prove sono già in corso, ma il tentativo non verrà mai realizzato anche perchè l’ossessione di Alfreda l’ha portata a un gravissimo stato di prostrazione, soprattutto dopo la morte del prof. Heschel, benché sostituito da P. Clodel.
Tutto il gruppo dei suoi amici si raduna, devoto, se non proprio innamorato, dell’inferma; ma la sorella di lei li fa uscire per permetterle di respirare meglio. Usciti di stanza, il marito, signor Bahia, racconta di un analogo precedente episodio di depressione, in cui egli per risollevarla l’ha portata a visitare le meraviglie di Venezia (basilica di San Marco e Hotel Danieli), i luoghi Santi di Israele e Gerusalemme; cose che ormai non si possono piú ripetere.
Assistiamo a un desolato incontro col marito, vediamo Luciano e il fratello all’ingresso del cimitero (quindi Alfreda è morta), un primo piano di un non meglio identificato bambino che guarda verso il pubblico, quasi a parlare con esso, mentre la voce fuori campo parla del problema dell’incertezza e della certezza e una ripetuta visione della casa-castello di Alfreda, un concerto della scuola del marito; Felipe e Abril su una panchina in atteggiamento sentimentale e Luciano, che a detta di Felipe, pensa ancora alla sua Camilla. Ancora una visione di quella casa, da lontano, immersa nella lussureggiante vegetazione del parco.
Questa, la sommaria vicenda del film.
Passando al racconto, c’è da notare anzitutto che il film ha frequentissimi aforismi moraleggianti, che in una sola visione è ben difficile cogliere e annotare per cui anche la sola lettura riesce piuttosto difficile.
Cercando comunque di superare anche questa difficoltà, pare proprio che la tematica del film emerga quale non esplicita definizione del rapporto tra ricchi e poveri, ma anche quale valutazione alquanto ironica,  circa coloro che presumono di avere facilmente i miracoli a loro disposizione.
Il titolo del film fa chiaramente intendere anche di toccare l’aspetto magico della nostra esistenza, im¬merso tuttavia nel piú ampio ambito del mistero della straordinaria ricchezza della natura ma anche dell’uomo (la casa-palazzo) con le sue meravigliose opere di bellezza e di imponenza come la casa azzurra della signora Alfreda che sembra un ben piú imponente palazzo storico che racchiude le vicende di fede, di conquista e di difesa.

Ancora una volta, De Oliveira si manifesta quale autentico scrittore cinematografico, carico di sensazioni e di emozioni tutte basate sulla meditazione della realtà umana. Una realtà che non finisce in sé stessa, ma che non può esistere se non agganciata a qualcosa di ben superiore che trascende i limiti della materia e quindi anche delle forme e dei colori.
Ed è forse quello che, questa volta, non son riuscito a cogliere proprio per la difficoltà della unica sola visione di un film fatto a quel modo che richiede un sottofondo di perspicacia e di serenità, cosa ben difficile da potersi attendere in un festival come quello di Venezia, che nonostante le riduzioni di quest’anno ci presenta sempre ben 81 film da masticare in 12 giorni. E questo - si noti bene - relativamente solo a cogliere ciò che ciascun film ha voluto dire con se stesso, a prescindere dall’inquadramento complessivo dei vari film, in rapporto anche alla realtà sociale che si sta vivendo.
Nonostante queste difficoltà, resta sempre l’importanza imprescindibile della lettura strutturale del film per poter conoscere bene tutto il valore narrativo e tematico e per poter giungere almeno a un pizzico di validità della sua valutazione. (Nazareno Taddei SJ)
 

 


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