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ALL THE INVISIBLE CHILDREN



Regia: Mehdi Charef, Emir Kusturica, Spike Lee, Jordan & Ridley Scott, Katia Lund, Stefano Veneruso, John Woo
Lettura del film di: Nazareno Taddei
Edav N: 333 - 2005
Titolo del film: ALL THE INVISIBLE CHILDREN
Titolo originale: ALL THE INVISIBLE CHILDREN
Cast: TANZA: sogg. scenegg. e regia di Mehdi Charef BLUE GYPSY: regia di Emir Kusturica; scenegg. di Stribor Kusturica JESUS CHILDREN OF AMERICA: regia di Spike Lee; sogg. e scenegg. di Cinque e Joie Lee BILU E JOO: regia di Katia Lund; sogg. e scenegg. di Katia Lund ed Eduardo Tripa JONATHAN: regia di Jordan e Ridley Scott; sogg. e scenegg. di Jordan Scott CIRO: regia di Stefano Veneruso; sogg. di Diego De Silva; scenegg. di Diego De Silva e Stefano Veneruso SONG SONG AND LITTLE CAT: regia di John Woo; scenegg. di Li Qiang
Nazione: ITALIA
Anno: 2005
Presentato: 62. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2005 - Fuori Concorso

Il film è in sette episodi, realizzati da otto registi, in rappresentanza di sette diverse nazioni o aree del mondo. L’elenco dei registi si è completato nel corso dell’anno di elaborazione.

Gli episodi sono firmati da:

Mehdi Charef , per l’Africa con TANZA, storia di un bambino di 12 anni che s’è unito al gruppo di sei giovani combattenti per la libertà pesantemente armati, dopo aver assistito al massacro della propria famiglia. Il capo è un ventitreenne; il suo migliore amico, il tredicenne, Kali, viene ucciso in una sparatoria. Dopo un pattugliamento, il capo monta i timer per due bombe da far esplodere in paese, com’è il loro obiettivo. A Tanza viene affidato uno dei due timer con la bomba destinata a esplodere sulla sua scuola.
Commenta il regista: «un bambino che non ha mai ricevuto un regalo può accettare un fucile.»
Emil Kusturica per SERBIA E MONTENEGRO con Blue Gypsy, è la storia di Uros, che sta per lasciare il carcere dopo una lunga detenzione e deve scegliere tra o tornare dal padre, che lo obbligherà  ancora a rubare  o vivere in libertà in giro per il mondo. La scelta avverrà solo quando il protagonista si troverà con le spalle al muro.

Spike Lee per gli Stati Uniti con I BAMBINI DI GESÚ IN AMERICA, Blanca, una ragazza di Brookling, che sa d’essere siero- positiva dalla nascita, dopo aver tentato tutte le cure e le terapie possibili, scende a patti con le implicazioni possibili del suo caso. Il regista scrive d’essere stato colpito del fatto che si dica o non si dica ai bambini malati la verità della loro condizione.

Katia Lund per il Brasile con BILU E JOÃO, due ragazzini intraprendenti alle prese con il sopravvivere nelle strade di S. Paolo: con la loro creatività trasformano il loro contesto urbano nel loro parco giochi, restituendo vita ai rifiuti abituali (cartoni, chiodi ecc.) facendoli divenire oggetti preziosi.

Jordan e Ridley Scott (sodalizio professionale tra padre e figlia) per la Gran Bretagna con JONATHAN, un fotoreporter traumatizzato dalle cose che ha dovuto documentare, vuole tornare ad essere felice e inizia un’avventura che lo porterà a scoprire l’essenza della vita passata attraverso l’infanzia. I bambini che incontrerà nel suo cammino lo sproneranno e gli faranno apprezzare di nuovo la vita.

Stefano Veneruso per l’Italia con CIRO, che vive in un palazzo di cemento nell’estrema periferia di Napoli, sorto dopo il disastroso terremoto del 1980. In questo quartiere, labirinto, la gente paga lo scotto di una reclusione esistenziale. Ciro con l’amico Bertuciello tentano un furto di rolex con due azioni simultanee, ma distinte, che porterà i due ragazzi a fuggire in direzioni diverse, ambedue imprevedibili.
 
John Woo per la Cina con SONG SONG AND LITTLE CAT, una storia di speranza con due ragazzine che vivono in circostanze opposte, l’una ricca (Song Song) e l’altra povera (Little Cat); la ricca ha una bella bambola e dice di volerla regalare a un fratellino; ma la mamma le impone di non parlare piú di fratellino; infatti aveva scoperto che il marito aveva avuto un figlio da altra donna e l’aveva buttato fuori di casa; allora Song Song butta la bambola dal finestrino della macchina; un vecchio raccattarobe raccoglie la bambola che ha un braccio rotto e ricorda che in analoghe situazioni aveva raccolto una bambina (Little Cat) che egli aveva curato e allevato e alla quale pensa di portare la bambola rotta. Al vederla, Little Cat fa presente una situazione analoga: lei raccolta con una gamba rotta e la bambola con un braccio rotto. Purtroppo il vecchio chiamato nonno viene investito da un camion e Little Cat si trova sola, ma è presa subito da uno sfruttatore di bambini che fa loro preparare dei piccoli mazzi di rose da vendere in giro per la città sotto pena di castigo. Nel suo tentativo di vendere la propria rosa che nessuno vuole, per caso incontra Song Song che pur non conosce, la quale, però, riconosce in quella che la Little Cat stringe al petto la bambola che aveva gettato dalla macchina e ne loda la bellezza. Felice di questa osservazione , Little Cat regala a quella ricca la sua rosa. Tutto finisce col fatto che Song Song, inconscia, blocca la mamma che sta per suicidarsi assieme a lei, e a casa tutto si ricompone; Little Cat invece la ritroviamo a scuola, dove ha potuto entrare grazie a quanto il nonno aveva fatto per lei e la ritroviamo seduta nei banchi di scuola mentre vede come riflesso in una finestra il nonno che é soddisfatto.
Questa storia, oltre che essere realizzata particolarmente bene, tocca pure particolarmente bene alcuni aspetti relativi alla psicologia e alla pedagogia dei ragazzi; nota, p.e., l’accostamento tra Song Song con tutte le sue bambole che non servono praticamente a niente col gruppo di bambini raccolti e sfruttati, con i quali Little Cat si trova a dover vivere ed è felice di curare la propria bambola e di poterla far tenere in braccio a ciascuno di loro e farli gioire.

Il film ha comunque alcuni momenti di vero cinema, ma troppo brevi e non sempre chiaramente risolti. Nel complesso, tuttavia, mi pare inutilmente triste e anche falsamente e contradditoriamente disperato come l’episodio cinese che sta invece chiaramente a dimostrare la sua positività.

I registi offrono il loro personale punto di vista sulla difesa dei diritti dei bambini, sperando che le loro storie servano ad aumentare la consapevolezza e la solidarietà mondiale e a mantenere viva nelle coscienze l’importanza di questa causa.

Il ricavato mediante l’affitto e la proiezione di questo film è raccolto nel fondo All the invisible Children, istituito e gestito dall’UNICEF, dal WFP (World Food Programme) e dalla Direzione Generale per la Cooperazione allo Svilupppo per dare risposta tangibile ai bisogni dei bambini del mondo. (Nazareno Taddei SJ)
 

 


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