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La dignit degli ultimi



Regia: Fernando E. Solanas
Lettura del film di: Franco Sestini
Edav N: 333 - 2005
Titolo del film: LA DIGNIT DEGLI ULTIMI
Titolo originale: LA DIGNIDAD DE LOS NADIES
Cast: regia, scenegg.e fotogr.: Fernando E. Solanas mont.:Juan Carlos Macias e Fernando E. Solanas mus.: Gerardo Gandini suono: Martin Grinavsky durata 120 colore produtt.: Fernando E. Solanas produz.: Cinesur s.a; - origine: Argentina/Brasile, 2005
Sceneggiatura: Fernando E. Solanas
Nazione: ARGENTINA, BRASILE
Anno: 2005
Presentato: 62a Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica Venezia, 2005 - Orizzonti, Premio DOC/IT (ex aequo)

È la storia della resistenza sociale argentina negli anni dell’ultima crisi economica (2000-2003) vista in alcune forme di particolare interesse: sono tutti racconti di grande solidarietà e dimostrano che tutto il popolo si è unito per rimettere in piedi la baracca, anche se non è ancora finito ed infatti c’è una specie di prologo che risale a pochi mesi or sono (aprile 2005).
Si guardano con occhi umidi di pianto i disperati che marciano nella Plaza de Majo – tristemente nota ai tempi della dittatura degli anni ’80 e ’90 – chiedendo lavoro e sostegno economico; provengono in massima parte da baraccopoli sorte dal nulla, la piú famosa delle quali è «La Matanza»: non c’è da mangiare, non c’è acqua corrente, non c’è elettricità e mancano i soldi per comprare le bombole di gas. Qui ha luogo la prima iniziativa: alcuni ex sindacalisti si ingegnano per mettere in piedi una sorta di “mensa della solidarietà” nella quale chi può porta qualcosa e chi non ha niente va a mangiare: bellissima l’intervista con il cuoco di una di queste strutture che narra come sia difficoltoso mettere a tavola cosí tanta gente (anche oltre 200 persone) con pochissime materie prime (patate, cipolle, qualche fagiolo) e conclude dicendo che – se quando sono alla fine dei rifornimenti arriva altra gente – è compito suo fare in modo che bastino a tutti e per far questo usa tanta acqua per allungare la sboba e un po’ di sale per insaporirla.
Ma oltre che dei disperati il film mostra anche un altro “miracolo”: i piccoli proprietari terrieri, colpiti pesantemente dalla crisi economica, non possono pagare le rate dei mutui ipotecari chiesti alle banche ed allora si vedono messi all’asta i propri terreni; una di loro – una certa Lucy, diventata famosa in Argentina – ha la bella idea di mettere in atto una sorta di azione di disturbo alla seduta per l’asta pubblica, cantando, insieme a tante altre donne nella stessa situazione, l’inno nazionale argentino: voglio proprio vedere, dice la donna, se hanno il coraggio di arrestarci per avere intonato l’inno nazionale della nostra patria. Ed infatti le aste vengono sistematicamente rinviate e – oltre a tutto - richiamano la stampa e le televisioni per riprendere l’evento. Tantissime altre donne, informate dai giornali dell’accaduto, si uniscono alla protesta copiando la tecnica dilatoria inventata da Lucy.
Un altro aspetto del film è l’esame della situazione sanitaria: prima della crisi economica l’Argentina era all’avanguardia nel continente sudamericano per la bontà e la gratuità dell’assistenza sanitaria; con i tagli imposti ai bilanci statali e con le ruberie che i nuovi amministratori stanno compiendo sistematicamente, i farmaci che la struttura statale fornisce gratuitamente sono pochissimi; ed allora – per iniziativa di una dottoressa che opera in un Ospedale di Buenos Aires – la cittadinanza è stata invitata a portare «in piazza» tutti i farmaci che ognuno ha nella propria casa; questi farmaci vengono visionati da una équipe di medici o farmacisti, individuati quelli scaduti e gli altri suddivisi per tipo e riassegnati secondo le prescrizioni mediche a malati che ne fanno richiesta: insomma una specie di macro farmacia pubblica.
 Il film è un bel documentario, girato con il magone allo stomaco e con qualche lacrima dell’operatore; circa queste situazioni che vengono mostrate non sappiamo in quale modo si sia andata creando questa crisi economica che ha addirittura posto i titoli statali piazzati all’estero (i famosi Tango-Bond) in stato di «default» (cioè di insolvenza), certo che credo sia noto a tutti che negli anni immediatamente successivi alla guerra e fino al ’70, l’Argentina era il paese sudamericano all’avanguardia in moltissimi settori dell’economia mondiale. Cosa sia successo dopo non mi è noto e neppure il film lo dice. (Franco Sestini)
 

 


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