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La vita segreta delle parole



Regia: Isabel Coixet
Lettura del film di: Franco Sestini
Edav N: 333 - 2005
Titolo del film: LA VITA SEGRETA DELLE PAROLE
Titolo originale: LA VIDA SECRETA DE LAS PALABRAS
Cast: regia e scenegg.: Isabel Coixet fotogr. : Jean-Claude Larrieu mont.: Irene Blecua suono: Aitor Berenguer scenogr.: Pierre-Francois Limbosch costumi: Tatiana Hernndez interpr.: Sarah Polley (Hanna), Tim Robbins (Josef), Javier Cmara (Simon), Sverre Anker Ousdal (Dimitri), Steven Mackintosh (Doctor Sulitzer), Eddie Marsan (Victor), Julie Christie (E Inge) durata 112 colore produtt.: Esther Garcia - produz.: El Deseo D.A., S.L.U.- origine: Spagna, 2005 distrib.: BIM Distribuzione
Sceneggiatura: Isabel Coixet
Nazione: SPAGNA
Anno: 2005
Presentato: 62. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2005 - Orizzonti

È la storia di Hanna, una giovane operaia in una fabbrica di plastica, sempre sola, senza mai parlare con nessuno, tant’è vero che viene chiamata dal Direttore che – dopo averle fatto i complimenti per la puntualità e l’assiduità – la informa che il suo atteggiamento è inviso ai suoi colleghi e, addirittura, alle rappresentanze sindacali; per fare sbollire la vicenda intanto la manda un mese in ferie. Nel paese sul mare dove si reca, la ragazza ascolta al ristorante, involontariamente, una conversazione telefonica dalla quale capisce che stanno cercando un’infermiera per assistere un ustionato grave su una piattaforma petrolifera: si offre e viene immediatamente assunta. Sulla piattaforma incontra Josef – l’altro protagonista della vicenda – che essendo rimasto ustionato alla retina non potrà vedere per almeno un paio di settimane; egli cerca cosí di sfogarsi a parole, tempestandola di domande e cercando di scoprire il piú possibile sulla vita della ragazza. Anche a Josef le risposte sono concesse col contagocce, ma piano piano il rapporto tra i due si sviluppa fino a quando lui le racconta di essersi ustionato per salvare un compagno di lavoro che aveva cercato di uccidersi in quanto lasciato dalla moglie che aveva preferito Josef: è fortissimo il rimorso dell’uomo che si sviluppa in una violenta crisi di pianto. Anche Hanna ha il suo segreto che rivela successivamente a Josef: durante le recenti guerre nei Balcani, la ragazza era stata catturata insieme ad una amica da una compagnia di soldati che le avevano messe insieme ad altre ragazze che venivano tenute a disposizione della truppa; sevizie, violenze fisiche e morali: una vita veramente indecente che Hanna ha dovuto subire e che le ha provocato la sua attuale situazione di disadattamento: nel corso di queste numerose e reiterate violenze è rimasta sorda e quindi è costretta a portare una sorta di protesi che lei tiene spenta quando non vuole comunicare con gli altri.
Josef viene portato sulla terraferma per essere meglio curato e Hanna ritorna al suo lavoro in fabbrica, nel quale si comporta allo stesso modo di quando è andata in ferie.
Finalmente Josef guarisce e cerca di rintracciare Hanna; vi riesce ma resta deluso dal poco entusiasmo con cui la ragazza lo accoglie: ma non si lascia scoraggiare e prosegue nel dichiarare il proprio amore alla ragazza che, alla fine accetta di sposarlo.
La vediamo – al termine del film – che abita una bella casa borghese, ha due figli e continua a sentire (per l’ultima volta?) la voce di una bambina che le ha fatto compagnia per lunghi tratti della vita e che, forse, potrebbe essere la bambina che aveva avuto nel corso delle numerose violenze sessuali e della quale aveva procurato l’aborto (tutto questo però il film non lo esplicita). Ci possiamo chiedere se Hanna è felice; il film non lo dice, si limita a mostrarcela serena.
Opera decisamente accattivante, con una vicenda intrisa di dolori e di morte e con una lieto fine che sistema ogni cosa; ma è anche opera sentita e meditata dall’autrice che disegna una figura femminile (Hanna) dai contorni decisamente interessanti e dai contenuti spirituali molto belli e molto ben disegnati.
È un film quindi che al di là della preponderanza della vicenda sulla costruzione di una struttura, si fa accettare come opera di buona e sentita spiritualità. (Franco Sestini)
 

 


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