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13 - Tzameti



Regia: Gela Babluani
Lettura del film di: Franco Sestini
Edav N: 333 - 2005
Titolo del film: 13 - TZAMETI
Titolo originale: 13 (TZAMETI)
Cast: regia e sceneggiatura: Gela Babluani - fotogr. : Tariel Meliava interpr.: George Babluani (Sebastien), Aurlien Recoing (Giocatore n6), Philippe Passon (Jean Francois Godon), Pascal Bongard (Arbitro/Cerimoniere), Vania Villers (Mr.Schlondorff), Fred Ulysse (Alain), Augustin Legrand (Jos), Christophe Vandevelde (il fratello del giocatore n6), durata 86 Bianco e Nero produz.: Les Films de la strada - origine: Francia/Georgia, 2005
Sceneggiatura: Gela Babluani
Nazione: FRANCIA, GEORGIA
Anno: 2005
Presentato: 62. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2005 - Giornate degli Autori - Premio DE LAURENTIIS MIGLIORE OPERA PRIMA

È la storia di Sébastien, un giovane ventiduenne emigrato in Francia, che sbarca il lunario ed aiuta la famiglia facendo lavoretti saltuari di muratura.
Capita in casa di un misterioso personaggio, Godon, dove viene incaricato di rifare il tetto. Durante l’espletamento dei lavori, scopre che il padrone di casa è un ex boss della malavita, ora finito in disgrazia e addirittura dedito agli stupefacenti. Per caso scopre che Godon riceve una misteriosa lettera da Parigi, con la quale lo si invita a raggiungere la capitale e gli viene inviato il biglietto del treno, la prenotazione alberghiera e un misterioso cartoncino con sopra stampato il numero 13.
  Per un’overdose di droga, Godon muore e Sébastien si ritrova casualmente in possesso del plico con l’invito a Parigi e decide di prendere il posto del morto e di intraprendere il viaggio; arrivato a destinazione – con un ambiguo poliziotto alle calcagna – scopre che l’invito riguarda una gara ad una specie di roulette russa, ma modificata in quanto il colpo di pistola viene sparato nei confronti di un altro concorrente: vince una bella sommetta chi resta vivo al termine della gara dopo aver ucciso tutti gli altri; gli spettatori della manifestazione sono degli accaniti scommettitori che puntano cifre colossali sui vari concorrenti.
  Sébastien, in un primo tempo schifato della cosa, riesce ad accettare con sempre maggiore interesse l’aspetto agonistico – nel quale ovviamente è preponderante la fortuna – e si ritrova in finale con un altro personaggio: vincerà il giovane e riceverà 850 mila euro di premio; salvo pochi spiccioli che si trattiene per se, invia il grosso del malloppo a casa a mezzo posta e quindi il poliziotto – che lo interroga sulla vicenda – non potrà accusarlo di niente.
  Quando sembra che tutto debba risolversi, e il giovane può finalmente rilassarsi sul treno che lo conduce a casa, l’incontro casuale con il fratello del finalista da lui ucciso gli sarà fatale: tre colpi di pistola alla pancia e tutto finisce su quel vagone.
  Il regista del film – un giovane di origine giorgiana di soli 26 anni emigrato in Francia – ha realizzato una pellicola di grosso spessore narrativo, con un ritmo incalzante e vertiginoso; l’uso del bianco e nero, con una bella fotografia, conferisce all’immagine quell’aspetto di essenzialità che l’autore desiderava: sono i personaggi a «parlare» e nient’altro deve disturbare le loro azioni. (Franco Sestini)
 

 


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