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Mary



Regia: Abel Ferrara
Lettura del film di: Nazareno Taddei
Edav N: 333 - 2005
Titolo del film: MARY
Titolo originale: MARY
Cast: regia: Abel Ferrara scenegg. Simone Lageoles, Abel Ferrara, Mario Isabella fotogr.: Stefano Falivene mont.: Fabio Nunziata, Langdon F.Page mus.: Francis Kuipers scenogr.: Frank DeCurtis cost.: Silvia Nebiolo suono: Claudio Marani interpr.: Juliette Binoche (Marie Palesi), Forest Witaker (Ted Younger), Matthew Modine (Tony Childress), Heather Graham (Elizabeth Younger), Marion Cotillard (Gretchen), Stefania Rocca (Brenda Sax) durata 83 colore produtt.: Roberto De Nigris, Fernando Sulichin produz.: De Nigris Productions - origine: U.S.A., 2005 - distrib.:: Mikado
Sceneggiatura: Simone Lageoles, Abel Ferrara, Mario Isabella
Nazione: USA
Anno: 2005
Presentato: 62. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2005 - In Concorso - Premio SPECIALE DELLA GIURIA

Già come l’anno scorso, in Italia, i film col sonoro «in presa diretta» – e questo di Ferrara è uno di quelli – rendono meno agevole la percezione del parlato.
È successo anche a me, anche questa volta, e quindi sono ben lontano dall’essere certo d’aver colto esattamente lo sviluppo del film, e non solo nella sua parte di vicenda.
Ma c’è dell’altro: ho visto il film una prima volta e non ho ca¬pito niente, nemmeno della «vicenda»; l’ho visto una seconda volta e nemmeno questa volta, sono riuscito a intravvedere qualcosa della «vicenda», se non qualche minimo squarcio.
Come si fa, allora, a «leggere» un film, dal momento che la sostanza filmica del racconto sta nel «come» l’autore ha realizzato cinematograficmente il «cosa» narrativo (cioè la «vicenda») dell”opera?
Quasi impossibile rivederlo, qui, per una terza volta.
Mi sono cosí ricordato, allora, di quanto ci diceva il professore d’italiano al Liceo; «Se non capite una poesia, dovete dire: ”Cretino io!” e rileggerla; se ancora non la capite, ripetete: “Cretino io!” e rileggetela; ma se alla terza volta non la capite, dite pure: “Cretino chi l’ha scritta!”
Ma come si fa a dare dell’incapace nel parlare per immagini a un Ferrara, con quel suo IL NOSTRO NATALE dedicato alla famiglia, pure se forse un po’ deterministico, e anche con quel suo IL GLADIATORE (1986), cosí pieno di marchingegni tecnici spettacolari e di sceneggiatura?
Mi sono cosí fermato sul dichiararmi «incapace io, a leggere il film» per una qualche valida ragione, che però stento ad ammettere sia quella – pur legittima – dei raggiunti limiti d’età.
Mi sono fatto aiutare, allora, dalla mia collaboratrice e segre¬taria, la quale, come donna, ha sempre qualche carta in piú, in fatto di intuizione e in realtà m’ha fatto presenti alcuni momenti narrativi della vicenda. Eccoli.

Il film inizia, riferendosi a un altro film “QUESTO È IL MIO SANGUE” di Tony Childress.
 Nel film vediamo “il sepolcro” di Gesú che viene aperto da Maria Maddalena. Vediamo un vecchio vestito di bianco e Maddalena che disperata dice: ”mi hanno portato via Gesú.”
Maria vede fuori dal sepolcro Gesú lo chiama «Maestro» e Gesú “non sono ancora salito al Padre.”

D’ora in poi, qui, chiamerò «film»: il film su Gesú di Childress e «realtà»: il film di Ferrara.

Mary nella «realtà» si sveglia di soprassalto, si vedono un bel cielo azzurro e le case del paese dove hanno girato il film e la troupe sta smontando le scene, in quel momento, del sepolcro. Mary si aggira tra i lavori e arrivata sul luogo del sepolcro piange. Il film è finito e il regista Tony Childress, che ha interpretato la parte di Gesú nel suo film THIS IS MY BLOOD, chiama Mary sollecitandola perché debbono partire per New York.
Mary interpetando il ruolo della Maddalena è entrata in crisi spirituale e vuole continuare il suo cammino e va a Gerusalemme.
Manhattan. Siamo in uno studio televisivo dove un Ted Younger, giornalista, sta conducendo una serie di trasmissioni televisive sulla vita di Gesú e non può far a meno di parlare del film di Childress che ha suscitato e sta suscitando tante polemiche.
Dopo una di queste trasmissioni, Ted va a casa dove trova ad aspettarlo la moglie Elisabette che è incinta .
Ted ora è in una sala cinematografica dove assiste ad una conferenza stampa sul film di Childress e li incontra una ragazza amica di Marie Palesi l’attrice che, nel film, ha interpretato la Maddalena, Ted ringrazia tutti compresa la Palesi e se ne va a casa.
Ted in auto viene colpito da una pallonata; viene medicato nello studio e ha inizio una nuova puntata.
Maddalena parla di Gesú e, nel film, lo abbraccia

Ted a letto fa sesso con la bionda amica di Mary conosciuta alla conferenza stampa. Si fa parlare di Mary e viene a sapere che, dopo quel suo film, lei è andata a Gerusalemme e che Tony il regista-attore del film l’ha fatta uscire di senno.
La bionda s’addormenta; Ted si alza e prima di andarsene prende dalla borsetta di lei il numero del telefonino di Mary.
Ora dunque Ted telefona a Mary per complimentarsi e la invita ad una sua trasmissione: vorrebbe proprio averla con Tony.
Mary chiede a Ted se crede in Gesú e lui risponde che non lo sa.
Ted sta andando a casa, ma a un dato punto decide di ritornare indietro al lavoro.

Ted in una nuova trasmissione–intervista.
Ted alla tv viene raggiunto da una telefonata della moglie che protesta perché non è andato a casa nemmeno a dormire ecc., ecc. … piccola litigata… Ted richiama la moglie e fanno pace.
Ted in trasmissione. Stacco su Pietro (san) con barca e pesci.

Mary a Gerusalemme gira nel mercato e c’è gente che sta preparando una festa.
Ted a Manahattan: va a casa dove non trova la moglie, che ha avuto un’emoraggia e l’anno portata all’ospedale. Ted vi si precipita e trova moglie e bambino in drammmatiche condizioni assai precarie.

Il film che pare non finire mai e che dà l’impressione d’un autore che non sa come finire, s’apre invece in un finale, capace – a mio avviso – di redimerne, almeno i limiti narrativi e anche espressivi, piuttosto confusi (tematicamente) e, diciamo pure, non sempre equilibrati: Ted va in chiesa e telefona a Mary a Gerusalemme per chiederle aiuto dopo una sua «conversazione» non soddisfacente e Mary lo invita a pregare e a chiedere al Padreterno l’aiuto di cui ha bisogno.
A Gerusalemme Mary va pure lei a pregare e accende una candela.
Ted comincia a pregare e chiede a Dio, con una quasi stupefacente preghiera, tant’è sincera e intensa, che il Signore prenda lui, ma salvi la moglie e il figlio.

Mary è a tavola con amici.
Scoppia il fragore d’una bomba esplosa lí vicino.
Dopo un po’ di trambusto, vediamo Ted all’ospedale col bambino che sta bene, come pure la moglie, alla quale egli chiede scusa e perdono d’averla tradita (ma solo una volta e al preciso scopo d’avere il telefono di Mary).
Film: si vede Gesú che dice “vi do la mia pace, verrà l’ora in cui …».

Televisione: Ted in trasmissione col regista Tony per parlare del film e chiamano al telefono Mary per una intervista «in diretta» con grande sorpresa e disappunto di Tony: il film sarà proiettato il giorno seguente (?) in anteprima e si prevedono tafferugli.
Nell’intervista, vediamo alcuni riferimenti al film THE PASSION di Gibson e anche alle polemiche che quel film ha suscitato.
La sera, cinema a sala quasi piena e fuori davanti al cinema i protestatori. Sta arrivando Ted. In sala un annuncio che c’è una bomba quindi… evacuare.
Ma Tony, preoccupato per la proiezione del suo film, arriva in quel momento a dire che è un falso allarme e sollecita a far rientrare il pubblico. Se ne va poi in sala di proiezione e comincia e proiettare.

Il film finisce con Maddalena nel film che spinge fuori dalle acque la barca (di Pietro?) e col viso della Maddalena

Ora, a noi!
Non so se sono riuscito, con questo quasi guazzabuglio di istanti narrativi a dire qualcosa di questo film, o almeno della sua «vicenda». A me non è bastato e non basta.
Per una valutazione, infatti, occorre vedere anzitutto «come» l’autore ha strutturato, cinematograficamente, la «vicenda»; ma se la vicenda, con una sua unità narrativa nemmeno esiste, cosa volete poter dire?

Tornato a casa dal Lido, non sono ancora riuscito a trovare il film in qualche sala pubblica, per poterlo vedere, finalmente, la terza volta. Niente! E allora?
Ho cercato aiuto, almeno, nella sinossi ufficiale.
Eccola! E ditemi voi… «Un regista di cinema indipendente, Tony Childress, si attribuisce la parte di Gesú nel suo film intitolato THIS IS MY BLOOD, mentre affida il ruolo di Maddalena all’attrice Marie Palesi. Tutto sembra svolgersi nella normalità, ma al termine del film Mary non accetta la fine delle riprese e, ispirata dal ruolo,decide di non tornare a New York con Tony, bensí di proseguire il proprio cammino di ricerca spirituale, mettendosi in viaggio per Gerusalemme.
L’anno dopo, a Manhattan, entra in scena il terzo componente del trittico: il giornalista televisivo Ted Younger, che conduce in prima serata una trasmissione sulla vita di Gesú e dell’epoca in cui visse. Tale show prosegue con grande successo, ma il giornalista e sua moglie si devono misurare con una crisi che non sono preparati ad affrontare sul piano spirituale.»
•••

La notevole di¬scre¬panza tra i dati di questa sinossi ufficiale e i dati da me raccolti e qui sopra citati non mi è stata certo di aiuto per capire qualcosa di piú della «vicenda»: troppi interrogativi senza risposta; troppe situazioni lasciate in aria.
Vediamo il commento dell‘autore: «“Molti anni fa, quando frequentavo una scuola elementare cattolica nel Bronx, ci fecero vedere un film, proprio il giorno prima dell’inizio delle vacanze pasquali. I ragazzi da una parte e le ragazze dall’altra, ci sedemmo obbedienti sulle sedie di legno della vecchia palestra a guardare una versione in bianco e nero della passione di Cristo. Fui ipnotizzato dalla scena finale della crocifissione – nel cuore della notte, con la pioggia e il vento che urlava – che mi è rimasta per sempre impressa nella mente e nel cuore. Nonostante siano trascorsi molti anni, mi domando ancora che film fosse e se avrò mai la fortuna di scoprirlo. In caso contrario, mi resterebbero comunque IL VANGELO SECONDO MATTEO di Pasolini e LA TEMPTATION OF CHRIST di Scorzese. È stato grazie all’esperienza e al ricordo della potenza e bellezza di questi tre film che abbiamo intrapreso l’avventura di MARY.»

Tutto molto bello e anche molto interessante il contenuto di queste citazioni; ma, per sapere qualcosa di piú della «vicenda», vorrei dire: “zero assoluto”.

Vado a vedere allora l’intervista con Abel Ferrara e Frank DeCurtis (sceneggiatore, co-produttore) (dalla brochure) e quanto ci scrive l’amico Alberto Di Giglio, direttore di La sindone   

Dalla brochure:
«Qual é stata la genesi del tuo film Mary?
Ferrara: Da principio era la storia di un giornalista che fa un talk show sulla figura di Cristo. Quando guardo i giornalisti tv mi domando sempre che cosa altro ci sia nelle loro vite, quanto una personalità della tv senta la fede e quanto gliene importi.
Dopo sono stato ispirato anche dagli attori con i quali ho lavorato e dai loro sentimenti a film finito. Tutt’a un tratto sentivano come se il film li stesse lasciando e il mondo in cui loro avevano vissuto fosse sparito. Poi ho sempre voluto fare un film su Maria Maddalena. Lei era un personaggio che trovavo molto interessante. Ma non sapevo perché.

Perché un film sulla fede oggi? Pensi che sia appropriato al periodo?
Ferrara: Ci sono due generi in MARY: é un film religioso e un film che parla di fare un film (un “metafilm”). Il film religioso é un genere a sé stante: da KING OF KINGS (Nicholas Ray 1961) all’ULTIMA TENTAZIONE DI CRISTO ( Scorzese 1988) e al VANGELO SECONDO MATTEO (Pasolini 1964). Ogni qualvolta si tratta di Gesú Cristo, si rientra in questa categoria. Ci é stato detto per quattro o cinque anni che nessuno voleva vedere un film che parlasse di religione, oggi nessuno lo dice piú. Ma se PASSION di Mel Gibson non fosse stato un grosso successo, MARY non avrebbe mai trovato finanziamenti. Gibson ha dovuto finanziarsi e distribuirsi il film da solo. E adesso tutti parlano di “dollari della passione” (“Passion dollars” ).
DeCurtis: Quando parli di qualcuno che significa cosí tanto per tanta gente vuoi dare that belief a fair shake. Sia che ci creda o meno.

Quando hai scoperto il vangelo di Maria Maddalena? Esso ha cambiato la tua visione della fede?
Ferrara: Mi ha aperto gli occhi. Solo il fatto di guardare l’Ultima Cena e pensare: ”È una donna quella che siede qua?” [curioso che una delle tesi di Dan Brown nel libro «Il codice da Vinci» sia quella che uno dei discepoli dipinti da Leornado, forse Giovanni, sia in realtà la Maddalena, poiché il viso é piú gentile degli altri]. Sono stato cresciuto da Cattolico e quando vieni cresciuto da cattolico non ti insegnano a pensare per te stesso, a interrogarti sui vangeli. Quando vai a Messa la domenica, la Bibbia ti viene letta. Leggono ciò che loro vogliono leggere, discutono su ciò che loro vogliono discutere con te. E questo é tutto. Ti si dice di non pensare troppo in profondità alle cose.

In molti dei tuoi film, gli uomini sono persi e le donne sono le loro sante, le loro salvatrici. In MARY questo é ovvio. Invero, il fatto di mostrare che Maddalena era una dei discepoli piú vicini a Gesú, ridefinisce il ruolo della donna nella nostra storia e, per dirla come dice Juliette Bi¬noche, “riporta il senso della femminilità nella nostra coscienza collettivà”.
Ferrara: La storia di Maria Maddalena é un racconto femminista. È un fatto femminista sin dal principio. D’altra parte la rivalutazione della Maddalena inizia davvero con la nascita del femminismo negli anni 70.
DeCurtis: Quando muore un leader spirituale, chiunque esso sia, ci sono contrasti tra i suoi successori. Sono in competizione per sapere chi é il piú accreditato successore (nel testo bears more gifts, letteralmente “possiede piú doni” ) del leader. Questo é il perché la Maddalena e Giacomo scompaiono dalle pagine del vangelo.
Ferrara: Per 2000 anni, Maddalena é stata prima presentata come discepola di Cristo, dopo come adescatrice. Hanno provato a dividerla in 3 differenti personaggi. È stata una mossa fatta di proposito. Perciò se é stato trovato quel contenitore in Egitto nel 1945 (che conteneva parti essenziali del vangelo di Pietro, Filippo e Maria, grazie alle quali sono stati rivalutati i loro ruoli) che cosa altro si potrà trovare? O che cos’altro é già stato trovato?

In MARY, mostri la scena di un vangelo gnostico (apocrifo) dove Pietro litiga violentemente con Maria e fai un parallello con Ted che litiga con sua moglie, Tony con la sua attrice Marie e gli Israeliani contro i Palestinesi. Ti poni delle domande sul senso di responsabilita di ognuno di noi, a livelli diversi.
Ferrara: Questo è l’in¬se¬gnamento base di Gesú: ”amate i vostri vicini come voi stessi”.

C’é anche una scena interessante in cui Ted (Whitaker) sta litigando con sua moglie al telefono, mentre, dietro di lui, la tv trasmette le immagini degli israe¬liani che combattono contro i palestinesi.
De Curtis: Questo riduce le cose in prospettiva. Mentre lui litiga con sua moglie c’è gente che viene uccisa. Non li riguardano nemmeno le immagini. Sono parte della sua vita, è abituato a quelle inmmagini. Dopo, per qualche ragione, richiama sua moglie e le chiede scusa.

Tu mostri i temi riguardanti Gesú e i vangeli da un punto di vista umano, da una prospettiva di vita quotidiana. Gesu non è mai presentato come un’icona divina.
Ferrara: Questo è il solo modo in cui possiamo fare film. Non posso immaginare o dirigere persone se non come esseri umani. Come dice S. Tommaso, “la luce divina è in tutti”.
DeCurtis: Questo è un messaggio molto bello. Quando sei in dubbio, guarda dentro te stesso, da solo, poiché tu sei il miglior arbitro di chi sei veramente, di cosa stai facendo, e di come ti relazioni agli altri. Gli psichiatri dicono, “se hai avuto dieci divorzi nella tua vita, chiediti chi è stato il comune denominatore di essi? Tu”.

MARY ti ha dato l’opportunità di andare a Gerusalemme per la prima volta. Ci sei andato gli ultimi due giorni di riprese. Che cosa ti ha lasciato quel viaggio?
«Ferrara:: Questo film non sarebbe potuto esistere se non fossimo andati là. I film che sono ambientati a Gerusalemme non vengono mai girati là. Li girano in Marocco o a Matera in Italia.
«Se non ci fossimo andati noi, chi lo avrebbe fatto?

Come hai scelto i teologhi che sono intervistati in MARY?
Ferrara: Juliette Binoche è venuta con Jean Yves Leloup. Lui rappresenta il lato gnostico. Leloup, che è un amico della Binoche, ha tradotto il vangelo di Maria Maddalena. Binoche e Leloup hanno anche tentato di fare un film su di lei. (…) È stato davvero fantastico.
Amos Luzzatto rappresenta la parte giudaica. (…). Infine ho voluto qualcuno che rappresentasse la parte della Chiesa. Cosí abbiamo contattato un normale prete di campagna, non il Vaticano. (…). Matthew Modine, che recita nella parte di regista, è effettivamente egli stesso un regista ed è cresciuto nei pressi di un drive-in nel quale suo padre faceva il proiezionista. Tutte queste persone hanno dato molto alla storia. (…) Modine (…) fa la parte del regista che desidereremmo essere. Un vero prick. Uno stronzo arrogante a cui non gliene fotte niente (ride).

Perché hai scelto questa musica?
Ferrara: Abbiamo scelto una musica incentrata sulla chitarra. Il compositore, Francis Kuipers, è un grande chitarrista blues. (…)
 
Negli ultimi anni i tuoi film sono stati piú pacati e cerebrali, meno violenti e viscerali. Come è MARY. Sembri anche essere piú ottimista. In MARY c’è pure una specie di lieto fine. Non sei piú orientato verso l’autodistruzione. (…)
Ferrara: Quando lo fai nella vita, non devi per forza farlo sullo schermo! (ride) Seriamente, in realtà si vede un bambino di nove anni che viene ucciso, ma quello è reale. Non voglio fare (film come) THE DRILLER KILLER per tutta la vita. THE ADDICTION era anch’esso un film cerebrale. La fine di RXMAS era anch’essa ottimistica. Penso che sia solo il modo, l’approccio, che ho scelto per quei film in particolare. Ma i film che sto preparando, come GO GO TALES e il prequel di KING OF NEW YORK sono diversi.

Stai diventando piú saggio?
Ferrara: Non penso. Sono solo le cellule del cervello che si vanno degenerando. (ride) Seriamente, dopo l’11/09 noi praticamente ci chiediamo “cosa stiamo per fare?”
Ciò ha cambiato il nostro atteggiamento sul modo di fare film. Fare film adesso sembra piú importante del passato. (…)

Il modo in cui tu riprendi New York in MARY è molto interessante. La mostri come una città fantasma in cui Ted pare un’ anima perduta.
Ferrara: È la visione di Ted. Ted non esiste a New York. È un tipo benestante che va dal suo lavoro alla sua casa, fuori dalla città, con la sua limousine. Non prende la metropolitana. Guarda il mondo attraverso il computer, tramite la TV. Lui non è bound to it. Fin quando il sasso non gli fracassa il finestrino, tutto è al di fuori.

Il fatto che hai lasciato NY per vivere a Roma ha avuto un impatto sul tuo cinema?
Ferrara: Ovviamente»
Fine dell’intervista

Dall’amico Alberto Di Giglio:
«Mary merita un aggettivo: bellissimo!
«Affermarlo può sembrare un po’ enfatico, ma, vedere ad inizio film quel bagliore di luce che sprigiona dalle fessure del sepolcro, restituisce al racconto della passione quanto mancava al film di Gibson: la resurrezione. Grazie Ferrara! Dunque, non l’anti Gibson, come qualcuno ha detto, ma il dopo di Gibson...
«Se poi, per un momento dimentichiamo il nome del regista e i suoi film precedenti, faremmo fatica ad attribuirne la paternità proprio a lui, ad Abel Ferrara. Si è proprio cosí, Mary, è un film che ti prende dal primo all’ultimo fotogramma, un film che a parte qualche “peccatuccio veniale” come i volti inquietanti degli angeli che annunciano che Gesú è vivo e che non deve essere cercato tra i morti, il discutibile preteso primato di Maria di Magdala rispetto a Pietro, ed altre legittime licenze d’autore,  e se vogliamo anche una debolezza dal punto di vista strutturale. Per il resto, tutto è intrecciato in un coinvolgimento dei protagonisti con quanto incarnano nella finzione, sia lei, Marie, (Maria Maddalena), sia lui il giornalista ( Abel Ferrrara?) che conduce un programma televisivo su Gesú, entrambi vengono interpellati sulla domanda di senso e su quanto siano stati messi in crisi da quell’”Incontro”.
Complimenti dunque a Ferrara, il film mi è piaciuto davvero, non so quali siano state le cause che hanno convinto il regista de: Il cattivo tenente e Addiction, a realizzarlo; forse, una ricerca sincera di Dio, ce lo auguriamo di tutto cuore, perché no, anche Ferrara potrebbe essere tormentato e desiderare di placare quell’inquietudine del suo cuore nell’accettare di accogliere nella sua vita quel Gesú che da sempre lo interpella e lo pungola. Se invece si trattasse di una esperienza episodica, isolata, puramente professionale, che quindi, non abbia nessuna mira o ricaduta sulle sue scelte personali e spirituali, comunque grazie. Il film di Ferrara è una scelta coraggiosa, generosa, destinata non solo a far parlare, ma a fare certamente tanto bene a quanti  vedranno il film» (ALBERTO DI GIGLIO).

Ed eccoci, ancora da capo: senza una chiara e completa vicenda, come fai a dichiararne la validità artistica ed espressiva? Addirittura, fatica pressoché inutile.
Ma qualcosa si può ricavare: un film dentro un film: quello di Childress in quelli di Ferrara.
Non è la prima volta che succede in cinema; ma basta pensare al primo che mi viene in mente ¬– e cioè EFFETTO NOTTE di Truffaut (1973)– per rendersi immendiatamente conto della diversità di concezione strutturale e artistica tra quello e questo film: Truffaut dice chiaramente di riprendere il regista Ferrand che sta realizzando il suo JE VOUS PRESENT PAMELA, ma al preciso scopo di evidenziare come lo stesso Truffaut concepisce la re¬alizzazione di un film. Qui, invece, si stenta già a capire che il film di Childress fa parte di MARY; tanto meno se ne scorgono gli elmenti di raccordo, se non il fatto accomunante piuttosto generico, che si parla di Cristo e della sua vita, dove il personaggio di Maddalena è ben piuttosto lontano, dal presentarsi come appassionata di Cristo.
È già un primo notevole elemento negativo sotto l’aspetto dell’uso narrativo ed espressivo del linguaggio cinematografico.
E, se non erro, questa mancanza di vigore filmico, anche solo nel narrare, si sente un po’ in tutto il film: di qui, direi, la difficoltà critica di riuscire a delineare anche la sola «vicenda».
Non mi pare un gran pregio.
C’è, però, la sequenza finale, quella della preghiera, in cui il vigore espressivo della sincerità d’intenti che la muove e il ritmo filmico della sua realiizzazione danno spessore a un finale, che tematicamente e anche espressivamente ne redime, almeno in parte, i suoi suoi limiti estetici.
E sotto questo aspetto, e sia pure per una sola parte, mi sento di condividere l’entusiasmo dell’amico Di Giglio. (Nazareno Taddei SJ)
 

 


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