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I segreti di Brokeback Mountain



Regia: Ang Lee
Lettura del film di: Nazareno Taddei
Edav N: 333 - 2005
Titolo del film: I SEGRETI DI BROKEBACK MOUNTAIN
Titolo originale: BROKEBACK MOUNTAIN
Cast: regia: Ang Lee scenegg.: Larry McMurtry e Diana Ossana fotogr.: Rodrigo Prieto mont.: Geraldine Peroni e Dylan Tichenor mus.: Gustavo Santaolalla scenogr.: Judy Becher costumi: Marit Allen interpr.: Heath Ledger (Ennis Del Mar), Jake Gyllenhaal (Jack Twist), Michelle Williams (Alma), Anne Hathaway (Laureen Newsome), Randy Quaid (Joe Aguirre), Linda Cardellini (Cassie), Anna Faris (Lanshawn Malone), Kate Mara (Alma Jr.), durata 134 colore produtt.: Diana Ossana James Schamus produz.: Focus Features - origine: Canada, 2004 distrib.: BIM.
Sceneggiatura: Larry McMurtry e Diana Ossana
Nazione: CANADA
Anno: 2004
Presentato: 62. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2005 - In Concorso - LEONE D'ORO

Nella sinossi ufficiale, il testo finisce con queste parole: «in definitiva, la sola costanza della loro vita è una forza della natura, l’”amore“.
Stando a queste parole mi sarei aspettato - come del resto promesso l’anno scorso dal direttore della Mostra (v. anche una nota successiva) - una esaltazione dell’omosessualità. Il film invece m’è sembrato non soltanto l’esatto contrario, bensí anche la netta dimostrazione che, nell’omosessualità, semplicemente l’amore non esiste perché è ridotto a sesso, che è l’aspetto piú materiale e meno essenziale, fino a un certo punto, dell’amore.
L’amore infatti è dedizione senza attesa di contraccambio. Ed è quello che Ang Lee vuole chiaramente dimostrare col suo film, applicandolo all’omosessualità.
Infatti nella prima parte dove parla di quella che dovrebbe essere «una forza della natura»: si vede questo avvicinarsi prima delle due persone e poi dei due corpi tra chiacchierette e bevutine di alcool fino a quando il sesso esplode in uno solo dei due e, direi, anzi è anche mal sopportato dall’altro; e diventa una specie di droga che rende infelici i due non potendola godere come e quando essi vorrebbero. Quindi già all’inizio origine di sofferenza, viceversa di quale è invece la relazione d’amore, sognante ed entusiasmante e in certo senso, autoappagante nella speranza e nell’attesa.
Ma, nel film, quell’esigenza di frequenti appagamenti comincia già a essere sofferenza, non solo per l’individuo bensí anche per sua moglie, quanto meno nel dubbio prima e nella certezza, poi, d’essere ingiustamente e anche per non dire stupidamente, tradita; e quindi sofferenza e danno per tutta la famiglia.
E cosí, tutto nella vita dei due, mandriani, certo non eccelsi per finezza intellettuale, contrariamente al pur famoso detto «contadino, scarpe grosse e cervello fino», i quali sono e restano legati da un impulso, che è tutt’altro che vero amore, mentre è solo nostalgia di sesso e non riescono a trovare alcuna sistemazione che li liberi dalla loro continua ed enorme sofferenza, nel continuo allargarsi e approfondirsi di tutti i loro piú naturali e spontanei rapporti umani: perdono l’attenzione e l’amore dei figli, la fiducia degli amici, perfino la fiducia in se stessi e perfino la notizia che la figlia di Ennis (uno dei due) si sposa crea nel padre, anziché gioia, il penoso imbarazzo del dovervi e non potervi assistere: di qui la sofferenza della figlia che cancella la stessa gioia dell’evento festoso (ma il padre che cercherà di essere presente,  pare riesca a rasserenarla, ma non molto piú).
Un film quindi moralmente valido, per chi sa «leggere», perché riesce a dimostrare la vanità dell’omosessualità, intesa falsamente come «amore», cioè «forza della natura».
Evidentemente, non è questo l’aspetto che la giuria ha voluto premiare; anzi è proprio l’aspetto del viceversa: il sesso, scambiato con e preso per l’amore, è solo sesso, che manca delle caratteristiche di fondo dell’amore ed è fonte di sofferenze per sé e per gli altri.
La Giuria ha seguito l’interpretazione dei due mandriani, che l’autore ha scelto per dimostrarne l’inaccettabilità del pensiero e del comportamento, non accorgendosi che la loro realtà afferma proprio il viceversa di quello che credono di stare a dimostrare; ma che anche molti giornali hanno accettato grossolanamente fin dall’inizio circa il film, non riuscendo nemmeno ad acorgersi della necessità di saper «leggere» il film (cioè coglierne correttamente quello che l’autore ha voluto esprimere e ha bene espresso (come in questo caso che invece è, come dicevo appunto, la dimostrazione). (Nazareno Taddei SJ).
 

 


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