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LASSASSINIO DI JESSE JAMES PER MANO DEL CODARDO ROBERT FORD



Regia: Andrew Dominik
Lettura del film di: Franco Sestini
Edav N: 353 - 2007
Titolo del film: LASSASSINIO DI JESSE JAMES PER MANO DEL CODARDO ROBERT FORD
Titolo originale: THE ASSASSINATION OF JESSE JAMES BY...
Cast: regia e scenegg.: Andrew Dominik fotogr.: Roger Deakins scenogr.: Patricia Norris mont.: Dylan Tichenor, Curtis Clayton suono: Michael W. Mitchell, Hamilton Sterling, Michael Babcock cost.: Patricia Norris interpr.: Brad Pitt (Jesse James), Casey Affleck (Robert Ford), Mary-Louise Parker (Zeralda James), Zooey Deschane (Dorothy Evans) durata: 155 colore produtt.: Brad Pitt, Dede Gardner, Ridley Scott, Jules Daly, David Valdes produz.: Warner Bros Pictures - origine: USA, 2007 distrib.: Warner Bros Pictures Italia
Sceneggiatura: Andrew Dominik
Nazione: USA
Anno: 2007
Presentato: 64. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2007 - In Concorso - COPPA VOLPI MASCHILE (Brad Pitt)
Premi: COPPA VOLPI MASCHILE (A Brad Pitt) ALLA 64A MOSTRA INTERNAZIONALE D'ARTE CINEMATOGRAFICA, VENEZIA, 2007

È la storia di Robert Ford, il codardo (coward) che uccise, a tradimento, il mitico bandito Jesse James; lo vediamo all’inizio della narrazione che si presenta ad un raduno della banda di Jesse prima di un «colpo» e chiede di essere ingaggiato; inizialmente si rivolge al fratello di Jesse, Frank James, che per suo parere non lo avrebbe assunto, ma Jesse – vero capo della banda – dice che «non ha mai scartato nessuno» e quindi anche il ragazzo Bob, solo vent’anni ancora da compiere, viene inglobato nella squadra che è incaricata di assaltare un treno e di rapinarlo, oltre che dei denari trasportati, di tutti i soldi ed i preziosi dei passeggeri.
Il colpo non è dei migliori, il bottino è abbastanza magro e – forse anche per questa ragione – Jesse decide di «chiudere bottega», sciogliere la banda e ognuno se ne ritorni al proprio rifugio, cercando di non essere catturato dalle autorità; Jesse dal canto suo, abita in una tranquilla cittadina del Missouri, ovviamente sotto falso nome, ma sembra abbastanza conosciuto dalla cittadinanza che non fa niente per catturarlo; Robert invece se ne ritorna alla casa di famiglia dove ritrova i genitori ed il fratello maggiore.
Nella seconda parte del film si assiste alla paranoica ricerca, da parte di Jesse, di eventuali o potenziali traditori ed alla loro sistematica uccisione; incontra nuovamente Robert, sul quale nutre qualche dubbio, ma per il momento si dedica ad altri ammazzamenti.
Le autorità riescono a catturare un componente della banda, il quale fa il nome di altri ricevendone in cambio uno sconto di pena; nella stessa circostanza viene avvicinato Robert al quale – in caso di cattura o uccisione di Jesse James – viene promesso, oltre all’impunità per eventuali delitti commessi, una buona ricompensa in denaro.
Da questo momento (ma forse l’aveva fin dall’inizio) Robert ha l’ossessione di uccidere il celebre bandito, non solo per la ricompensa, ma per «diventare famoso», almeno quanto lo è Jesse; quest’ultimo intanto, sospettoso al limite della paranoia, attira nella propria casa sia Robert che il fratello Charley, con la «scusa» di mettere in piedi un colpo in una banca.
Il giorno e mezzo trascorso nella casa di James è fatto per studiarsi a vicenda: i due fratelli Ford pensano che Jesse sappia tutto e che aspetti l’occasione perucciderli entrambi, mentre il celebre bandito ride e scherza con i bambini non facendo trapelare niente dei suoi pensieri.
In questa sorta di duello mentale, sarà un caso a risolvere la questione: Jesse, pur mostrando di avere scoperto la doppiezza di Bob, gira incautamente le spalle ad entrambi i fratelli, i quali gli puntano la pistola e, da quella di Bob, uscirà la palla che ucciderà Jesse Lames.
Da quel momento scattano i mass-media dell’epoca: il cadavere del bandito, opportunamente ripulito dal sangue e con il volto trucemente atteggiato, viene esposto alla gente e successivamente fotografato per diventare la copertina di varie riviste e per essere mostrato a tutto il mondo (ovviamente a pagamento).
I due fratelli Ford li ritroviamo a teatro, mentre interpretano l’ultimo atto della vicenda umana di Jesse: Charley impersona il bandito che volta incautamente le spalle, mentre Robert è se stesso che spara e uccide Jesse James.
Questa attività sembra diventare l’unico lavoro dei due fratelli, fino al momento in cui Charley si uccide, forse roso dal rimorso; Bob continua ad andare avanti fino a quando si ritrova in un Bar ad ascoltare una sorta di ballata popolare che inneggia a Jesse James – paragonato addirittura a Robin Hood che prende ai ricchi per dare ai poveri – e si scaglia con colui che lo ha ucciso.
Bob si ritirerà in un piccolo Bar di paese, ma anche lí verrà raggiunto da qualcuno che «vuole uccidere l’assassino di Jesse James»: si tratta di un povero diavolo che gli spara quasi a bruciapelo con un fucile da caccia e lo uccide; per lui non ci saranno né onori né soldi e per Bob non ci saranno fotografie a altri ricordi di nessuna specie: l’unico mito che continuerà ad andare avanti, supportato dai media, sarà quello di Jesse James, «che rubava ai ricchi per dare ai poveri».
Il film dura oltre due ore e mezza e di carne al fuoco ne mette molta; devo dire che ha anche una buona struttura narrativa, merito di una sceneggiatura lineare e chiara, opera dello stesso regista.
La preoccupazione dell’autore è specificatamente quella di costruire un bel quadro che, sotto il profilo narrativo, inchiodi gli spettatori alle loro poltrone; e ci riesce!
Ma ottiene anche di comunicare alcune idee parziali che – pur non diventando idea tematica – rivestono una qualche importanza: la prima è quella di come i media, anche nell’epoca dei pionieri (siamo nel 1881) influiscano, anzi, determinino l’immagine di un personaggio nei confronti del grande pubblico: è il caso di Jesse James che, dalla narrazione che l’autore ci propone, appare tutto fuorché il Robin Hood descritto dalla stampa dell’epoca; anzi, il bandito che vediamo noi, attraverso le immagini che l’autore ci propone, è un freddo e spietato assassino, nonché un paranoico che teme per il suo futuro ed ha paura di tutto, anche della propria ombra.
Ma questo è il mito! Vediamo come viene considerato l’autore dell’assassinio e vero protagonista del film: partendo dalla fisicità per arrivare all’intonazione vocale, il regista ci mostra un Robert Ford che ha tutte le caratteristiche del “coward”, cioè del codardo che aspetta di avere Jesse di spalle per ucciderlo. Ma c’è dell’altro: l’assassinio del celebre bandito avviene per «interessi di bottega», per avere cioè la propria immagine sui giornali dell’epoca; a questo proposito dobbiamo ammettere che non è cambiato molto fino ai nostri tempi: la propria foto sui giornali ha sempre una particolare attrazione!
Da queste due «idee parziali» non riesco a risalire ad un’unica idea tematica e quindi ve le consegno a questo stadio; piuttosto c’è da dire che il film, se realizzato con una mezz’ora in meno di pellicola, avrebbe avuto sicuramente ancora piú appeal nei confronti del pubblico, il quale peraltro – almeno alla mia proiezione – ha dimostrato di averlo gradito.
I due rivali – Brad Pitt (Jesse James) e Casey Affleck (Robert Ford) si dimostrano sempre all’altezza della situazione, anche se l’interprete di Bob mi è sembrato migliore, forse perché la sua recitazione si è mostrata piú misurata e all’interno delle righe del copione, mentre Brad Pitt, come è suo costume, molto spesso ama andare «sopra le righe».

Un’ultima notazione: l’intera narrazione è girata «non a colori e neppure in bianco e nero», cioè ha quei toni seppiati che la rendono ancora piú preziosa; inoltre i paesaggi sono prevalentemente fatti sulla neve e quindi il colore non appare: insomma un bel vedere che aumenta la godibilità dell’opera. (Franco Sestini)
 

 


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