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Il piacere e l'amore



Regia: Nuri Bilge Ceylan
Lettura del film di: Franco Sestini
Edav N: 350 - 2007
Titolo del film: IL PIACERE E L'AMORE
Titolo originale: IKLIMLER
Cast: regia e scenegg.: Nuri Bilge Ceylan fotogr.: Gkhan Tiryaki mont.: Ayhan Ergrsel, Nuri Bilge Ceylan effetti: Burak Balkan interpr.: Ebru Ceylan (Bahar), Nuri Bilge Ceylan (Isa), Nazan Kesal (Serap), Mehmet Eryilmaz (Mehmet), Arif Asi (Arif), Can zbatur (Gven), Fatma Ceylan (Madre di Isa), Emin Ceylan (Padre di Isa), Semra Yilmaz (Semra), Feridun Ko (regista serie Tv), Ceren Olcay (attrice serie Tv), Abdullah Demirkubuz (attore serie Tv), Zafer Saka (componente troupe serie Tv), Ufuk Bayraktar (Tassista) durata: 101 colore produz.: Pyramide Films, Imaj, Nbc Film origine: FRANCIA, TURCHIA, 2006 distrib.: BIM
Sceneggiatura: Nuri Bilge Ceylan
Nazione: FRANCIA, TURCHIA
Anno: 2006
Presentato: 59. Festival di Cannes, 2006 - In Concorso

È la storia di una coppia, Isa e Bahar, il primo professore di Storia dell’Arte all’Università di Istanbul e la seconda direttore artistico di fiction televisive; li incontriamo d’estate, tra le rovine di un tempio greco e mentre lui fotografa incessantemente ogni pietra, lei guarda nel vuoto e piange; i due sono in visita ad una coppia piú matura di amici che vive in uno splendido angolo di paradiso marino: durante la cena traspaiono le crepe che si vanno aprendo nel rapporto tra Isa e Bahar, con quei silenzi proprio quando invece si dovrebbe parlare e con quelle parole dette sempre a sproposito quando invece si dovrebbe tacere. È una coppia palesemente in crisi e al ritorno in albergo l’uomo lo dice chiaramente alla donna, proponendole addirittura di lasciarsi, di interrompere il loro rapporto, di riprendere ognuno la propria vita, dato che insieme non possono piú stare, tanto sono inconciliabili l’uno con l’altra. Usciti dall’albergo, montano sulla motocicletta e – percorrendo una strada tortuosa – lei chiude con le mani gli occhi all’uomo che guida, cercando una sorta di duplice suicidio: si salvano per miracolo, ma è il suggello alla loro separazione.
Arriva l’autunno, il piovoso autunno, e Isa è impegnato con un dottorato di ricerca su alcuni castelli antichi, mentre Bahar è nel nord, in Anatolia, a seguire la troupe televisiva che gira una serie di telefilm; all’uomo, rimasto in città, si ridesta un anelito di amore (fisico e basta) e, rivedendo una sua vecchia amante, ha un breve e fugace rapporto con lei, rapporto assolutamente insoddisfacente, nel quale Isa sembra riversare precedenti passioni (ormai sopite) ed ossessioni (ancora presenti).
Nel suo cuore sembra che sia rimasta Bahar e cosí Isa parte per le zone nevose del nord, incontro ad un freddo inverno ed alla donna desiderata: la incontra in uno sperduto villaggio dove la troupe televisiva ha fatto base e le chiede di tornare nuovamente con lui, promettendole di cambiare totalmente atteggiamento nei confronti del loro rapporto e dicendosi disposto addirittura a sposarla: lei sembra fidarsi delle promesse, ma quella stessa notte, trascorsa insieme, nel piú completo silenzio, senza la minima passionalità, con lui che ha già smesso di parlare e di cercare una qualche comunicazione e con lei che torna ad essere nuovamente disillusa, mette fine ad ogni proponimento ed ognuno di loro torna al proprio mondo: Isa prende l’aereo che lo riporterà ad Istanbul e lei resterà tra le nevi del nord a continuare nella propria attività.
Il film inizia e termina allo stesso modo: la prima sequenza del film è un lunghissimo primo piano di Bahar che, appoggiata ad una colonna, piange sotto il sole accecante (siamo in piena estate), mentre l’ultima vede ancora la donna che piange (siamo in inverno, con la neve che cade copiosa tutt’attorno): all’interno del film ci sono le tre parti, contrassegnate dalle tre stagioni (da qui il titolo originale la cui traduzione letterale è «Climi» o «Stagioni»), nelle quali i due personaggi si cercano, si trovano, si lasciano di nuovo, senza una effettiva motivazione di carattere strutturale.
Sembrerebbe quasi che l’autore – con questo «modo» lentissimo e a tratti suadente della narrazione – carezzi con affetto i due personaggi che paiono seguire un impulso che li spinge uno verso l’altro, restando però sempre portati ad una sostanziale incomunicabilità che rende impossibile qualsiasi rapporto; il tutto viene reso dall’autore senza una effettiva narrazione, se non squarci di vita della coppia, quasi a voler mostrare soltanto le traversie dei due che forse vorrebbero rappresentare le debolezze del genere umano.
Difficile parlare di idea tematica, specie perché il film è volutamente povero di narrazione e quindi scarsamente strutturato in funzione espressiva; forse l’unico barlume di tematica è questa cappa di piombo che incombe sulla coppia (su tutte le coppie? Non c’è universalizzazione) in base alla quale esiste una sorta di alternanza nello slancio dei due, laddove è lui a volerla lasciare e lei a non accettarlo, mentre alla fine sarà lui a volerla nuovamente ma lei a non ricambiare.
A chi imputare questa castrazione dei sentimenti, questa altalenanza tra uomo e donna dove si è deboli o forti a seconda dei casi? Il film non ce lo dice, lo da quasi come dato ineluttabile, come un qualcosa che pre-esiste alla formazione della coppia, elemento primario del nucleo familiare.
Il film ha questa atmosfera rarefatta che un po’ respinge lo spettatore, con delle inquadrature fisse che durano nel tempo in maniera quasi snervante; è un «modo» di richiamare l’attenzione della gente su una sofferenza che traspare dalle immagini? Può essere, ma non mi sentirei di affermarlo con sicurezza, mentre ritengo che si tratti, indiscutibilmente, di uno «stile» che l’autore – ribattezzato in patria l’Antonioni turco – continua a portare avanti, dopo l’affermato UZAK che venne premiato a Cannes nel 2003; un consiglio però vorrei darlo al bravo Ceylan: se veramente cerca di raccontare il cinema con lo stesso modo espressivo di Antonioni, se li studi bene i film del grande regista e scoprirà quanta «comunicazione» esiste in quei capolavori detti dell’incomunicabilità.
Un’ultima notazione: in questo film Ceylan interpreta il ruolo principale, firma la regia e la sceneggiatura, coinvolgendo la moglie (nel ruolo di Bahar) e i genitori che interpretano la coppia di amici che i due vanno a trovare all’inizio del film ed alla cui cena ha inizio la rottura del loro rapporto: potremmo definirlo un film fatto in casa, se non rivelasse un’alta professionalità ed una bellezza fotografica non indifferente: possiamo definire la famiglia Ceylan una bella famiglia? Direi proprio di si, almeno cinematograficamente. (Franco Sestini)
 

 


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