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L'autre



Regia: Patrick Mario Bernard, Pierre Trividic
Lettura del film di: Olinto Brugnoli
Edav N: 363 - 2008
Titolo del film: L'AUTRE
Titolo originale: L'AUTRE
Cast: regia e scenegg.: Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic tratto da Loccupations di Annie Ernaux, ed. Gallimard fotogr.: Pierric Gantelmi dIlle scenogr.: Daphn e Alex Deboaisne cost.: Anas Romand mus. originale: Rep Mzak suono: Andr Rigaut mont.: Yann Dedet interpr.: Dominique Blanc (Anne-Marie),Cyril Gue (Alex), Peter Bonke (Lars), Christle Tual (Aude), Anne Benoit (Maryse Schneider), Charlotte Clamens (Suzanne), Christian Chaussex (luomo delle stelle), Anne Verdier (la specialista degli insulti), Paula Keiller (la donna Kern, la rivale) durata: 97 colore produz.: Ex Nihilo con Canal+, Cinecinema, Rgion Ile-de-France, Cinmage2, Soficinma 4, Mercure Int., Centre national de la cinmatographie origine: FRANCIA, 2008 distrib.: Films Distributions
Sceneggiatura: Patrick Mario Bernard, Pierre Trividic
Nazione: FRANCIA
Anno: 2008
Presentato: 65. Mostra Internazionale d'Arte Cinematografica di Venezia - 2008 - In Concorso - COPPA VOLPI (Dominique Blanc)

I registi. Dal 1998 Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic lavorano insieme per scrivere e realizzare film. L’AUTRE è il loro secondo lungometraggio.

La vicenda. Siamo nella Parigi dei giorni nostri. Anne-Marie, una donna bianca di 47 anni, ed Alex, un uomo di colore molto piú giovane di lei, convivono in modo apparentemente felice. Lui vorrebbe una stabilità di tipo coniugale, mentre lei è desiderosa di fare nuove esperienze e vuole rimanere sola con se stessa. Pertanto i due si separano, pur rimanendo in buoni rapporti. Ma quando Anne-Marie viene a sapere che Alex ha trovato un’altra donna (L’autre del titolo del film), scattano in lei certi meccanismi psicologici che la portano gradualmente sulla soglia della pazzia. Ma, alla fine, confrontandosi con il dolore degli altri e prendendo coscienza del limite che appartiene alla persona umana, riesce a ritrovare un po’ di serenità e di equilibrio.

Il racconto è caratterizzato da una struttura a flashback. Le prime immagini si soffermano a descrivere il traffico notturno della grande metropoli. Sono immagini caratterizzate dalla notte, dalle luci bianche e rosse dei fari delle automobili, dalle strade, dall’aeroporto con il suo immenso parcheggio. Sono immagini chiaramente emblematiche della vita moderna e contemporanea, in cui però prevale il senso di buio e di inquietudine. Si passa poi all’immagine di Anne-Marie che prende a martellate lo specchio del bagno, imprecando, e poi si colpisce, con lo stesso martello, la testa. Parte il lungo flashback che cerca di chiarire il senso di quel gesto disperato. La parte centrale del film procede per piccoli blocchi narrativi. C’è innanzitutto il momento della separazione tra Anne-Marie ed Alex. È la donna che prende l’iniziativa, convinta com’è che sia piú importante la libertà personale e la ricerca di nuove chances. Quando però viene a sapere che Alex vive con un’altra donna e che quindi avrà meno tempo per lei, Anne-Marie, come in un gioco innocente e quasi compiaciuto, cerca di indagare per saperne qualcosa di piú. Dapprima vuole sapere da Alex quanti anni ha la sua nuova compagna, e ci resta male quando viene a sapere che anche lei ne ha 47. La donna pensava che la differenza d’età fosse una caratteristica del loro amore e non che Alex amasse le donne piú mature di lui. È poi la volta del nome. Anne-Marie è curiosa di conoscere il nome della donna. Il nome è importante e la protagonista fa mille congetture. Poi vorrebbe sapere che mestiere fa e, sulla base di alcuni indizi, inizia una ricerca sul computer per cercare di identificarla. Il suo equilibrio psichico comincia a vacillare: la donna piange, incomincia a bere, viene assalita da fantasie erotiche. Immagina di incontrarla e di ucciderla. Le augura di crepare. Fa delle telefonate offensive con la speranza di aver individuato la persona giusta. Ma poi inizia in lei un processo di identificazione: si guarda allo specchio e vede in se stessa l’altra. Finalmente capisce che ha bisogno d’aiuto e va in cerca di un vecchio amico, Lars, che, con grande comprensione, sta con lei e l’assiste nelle sue ricerche. Ma sarà proprio quando Lars le annuncia di avere un tumore al cervello e che gli resta poco tempo da vivere che Anne-Marie comincia a reagire: «Che pazza maldestra che sono». Ma l’ossessione continua fino a «vedere» sul metrò un’altra se stessa che la guarda. Anne-Marie copre lo specchio del bagno e ogni tanto ne scopre un pezzo per vedere se finalmente appare il volto dell’altra. Un giorno, in preda alla disperazione, prende a martellate lo specchio e poi si colpisce in testa. Finisce qui il lungo flashback. Ritroviamo Anne-Marie in ospedale. Sembra aver recuperato il suo equilibrio. In un ultimo incontro con Alex, la donna si confessa; confessa la propria fragilità; ammette di essere una donna banale, molto occupata (come tutte le donne), invidiosa. Sulle ultime immagini, che sono quasi uguali a quelle dell’inizio, Anne-Marie afferma: «Sono stata lei... sono lei... come tutte le donne, come tutti». L’ultima immagine è quella di un treno che esce da un tunnel e corre verso la luce. La protagonista ha ritrovato se stessa nel momento in cui si è riconosciuta nell’altra, in un’altra, in una donna che, come tutte le donne e come tutte le persone sono fragili e smarrite. È la condizione umana.

Una riflessione sull’esistenza umana, caratterizzata dalla sofferenza e dal limite, ma fatta con un linguaggio troppo complesso, sofisticato e spesso artificioso che mira piú alle suggestioni e agli effetti che ad un vero e proprio approfondimento tematico. (Olinto Brugnoli)
 

 


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