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BRIMSTONE



Regia: Martin Koolhoven
Lettura del film di: Olinto Brugnoli
Titolo del film: BRIMSTONE
Titolo originale: BRIMSTONE
Cast: regia: Martin Koolhoven; scenegg.: Martin Koolhoven fotogr.: Rogier Stoffers mont.: Job ter Burg scenogr.: Floris Vos cost.: Ellen Lens interpr. princ.: Dakota Fanning, Guy Pearce, Emilia Jones, Kit Harington, Carice van Houten durata: 148' origine: PAESI BASSI / GERMANIA / BELGIO / FRANCIA / REGNO UNITO / SVEZIA, 2016.
Sceneggiatura: Martin Koolhoven
Nazione: PAESI BASSI/GERMANIA/BELGIO/FRANCIA/REGNO UNITO/SVEZIA
Anno: 2016
Presentato: 73 MOSTRA D'ARTE CINEMATOGRAFICA VENEZIA CONCORSO

Questa Mostra di Venezia sembra essere caratterizzata dalla riscoperta dei generi cinematografici. E così, dopo il musical di La La Land e il melodramma di The Light Between Oceans, ecco ora uno dei generi più classici, il western, che però si contamina con il thriller e l'horror. «Volevo che fosse originale e olandese, tanto quanto gli spaghetti western sono italiani», ha dichiarato il regista olandese Martin Koolhoven, autore di quest'opera dal respiro internazionale.

 

La vicenda è quanto mai complessa ed è ambientata nel vecchio West americano, dove Joanna, una ragazzina inizialmente di circa tredici anni, vive incredibili avventure, nel corso di alcuni anni, sempre perseguitata dal padre, un predicatore fanatico e psicopatico che, in nome di Dio, assoggetta e umilia le donne e cerca di assecondare i propri istinti più animaleschi. Dopo varie peripezie, Joanna riesce ad uccidere il padre, ma viene arrestata da uno sceriffo che le vuole fare scontare un delitto che lei non ha commesso. Ma Joanna non si rassegna e si annega piuttosto di subire ulteriori ingiustizie. Dopo alcuni anni, sua figlia Sam, a sua volta divenuta  madre, non può che ricordare la sua figura di donna forte, coraggiosa e ribelle, una «donna che era un guerriera, sempre al comando».

Il racconto non ha un andamento lineare, ma passa dal presente al passato con grande disinvoltura. Le prime e le ultime immagini rappresentano Sam che, a parole, esalta la figura della madre. Si capisce chiaramente che l'autore vuole innanzitutto osannare la figura di una donna che, in una cultura maschilista e retrograda, non accetta la sottomissione e le ingiustizie. Il film si divide poi in quattro capitoli, contrassegnati da titoli biblici: Apocalisse, Esodo, Genesi, per poi finire con un più generico Castigo.

Apocalisse. Liz (si capirà in seguito che si tratta di Joanna che ha cambiato nome) è una giovane donna senza lingua che aiuta le donne del villaggio a partorire. È madre di una bambina, Sam, ed è sposata con un vedovo che ha già un figlio, Matthew. Quando appare la figura di un predicatore che si definisce «il cane che raduna  le pecore per portarle a Dio», ci si accorge che la sua sola voce incute terrore nella protagonista. Perché? Evidentemente si tratta di un persona che lei aveva già conosciuto. Inizia un clima di suspense che verrà spiegato poco alla volta e che tiene desta l'attenzione dello spettatore. Approfittando del fatto che Liz/Joanna, durante un parto, ha fatto morire il nascituro per salvare la madre, il predicatore tuona contro di lei e arriva ad uccidere suo marito e a dare fuoco alla casa (si capisce che la sua è un vera e propria vendetta, anche se non si sa bene perché lo faccia). Liz/Joanna è costretta a fuggire con Sam e Matthew per cercare rifugio presso il nonno.

Esodo. Si torna indietro nel tempo. Joanna è più giovane che nell'episodio precedente ed è in fuga (si capirà in seguito da chi). Viene raccolta da una carovana di cinesi e venduta al proprietario di un saloon-bordello. È costretta a prostituirsi e ad assistere a delle nefandezze, come quando ad una sua "collega" viene tagliata la lingua per aver trattato male un cliente. Ma improvvisamente arriva il predicatore (ancora non si sa che è suo padre) che la vuole possedere. Ne nasce una lotta durante la quale la donna senza lingua viene uccisa e il predicatore sgozzato (sembra morto, ma non lo è). Joanna cambia nome (Liz) e si sostituisce alla collega morta che aveva accettato di sposare un vedovo con figlio. Quindi per lei ancora una fuga.

Genesi. È praticamente l'inizio di questa vicenda di persecuzione. Il predicatore è sposato ed ha una figlia, Joanna, appunto. Quando questa ha le mestruazioni, nasce nel padre pervertito il desiderio di possederla, naturalmente in nome di Dio (qui il fanatismo religioso si incarna nella figura di psicopatico depravato). Per farla breve: sua moglie, umiliata, si impicca. Joanna, stuprata dal padre, cerca protezione da un ricercatore d'oro, che verrà regolarmente ucciso dal predicatore. Joanna è costretta a fuggire.

Questi tre capitoli hanno un andamento a ritroso: si parte da una certa situazione per poi andare indietro nel tempo e spiegare come tutto è cominciato.

Castigo. Ritorniamo alla fine del primo capitolo, quando Liz/Joanna scappa per cercare rifugio dal nonno di Matthew, naturalmente inseguita dal padre psicopatico. È disposta a tutto. Ma ancora una volta il predicatore, prima uccide Matthew e suo nonno, poi vuole stuprare Sam davanti agli occhi della figlia. Per fortuna Joanna riesce a liberasi e ad uccidere il padre, che finalmente muore avvolto tra le fiamme, come un vero e proprio demonio.

Tutto sembra concluso, ma improvvisamente arriva uno sceriffo che arresta Joanna. Questo è veramente l'ultimo sopruso perché Joanna, come detto, si annegherà.

E finalmente finisce anche il film.

Significazione. Che cosa succede quando l'integralismo e il fanatismo religioso si accompagnano ad una mente malata in un'epoca in cui la donna non conta niente? Questo è lo spunto tematico del film che inneggia al coraggio di chi ha saputo combattere con tutte le proprie forze, accettando perfino la morte, per ribellarsi all'ingiustizia e garantire così alle nuove generazioni un mondo migliore. Sennonché tale spunto annega in un mare di spettacolarità che sembra essere la vera intenzione del regista. Con alcuni tocchi di cattivo gusto che poteva anche risparmiarci.

 


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